
I miei figli sono piccoli. Cioè, Giacomo è alto, molto alto e anche robusto, ma ha solo 11 anni. Giorgia invece di anni ne ha 8, mentre Giovanni tre mesi fa ne ha compiuti 5.
Mi sono venuti in mente, ieri, mentre ero al lavoro, per due notizie distinte in cui mi sono imbattutto. La prima è il tetto massimo al costo dei libri di testo, fissato nei giorni scorsi dal ministero dell'istruzione. Per un liceo non si dovrebbe spendere più di 370 euro, ma a sentire alunni e genitori e professori qui a Como si superano tranquillamente i 450 euro, con un picco di oltre 600 euro il primo anno, se si contano anche vocabolari e atlanti vari.
Non ho mai fatto conti riguardo ai miei figli, perché li considero un dono e credo che la provvidenza esiste e in qualche modo ce la si cava sempre. Però ieri, leggendo il servizio che la nuova stagista aveva appena terminato, mi è passata per la testa un'ombra. Solo un'ombra o, se volete, un filo d'ansia, che ho subito scacciato, ma che per un istante mi ha fatto pensare che tempo mi aspetta in futuro, se le preoccupazioni economiche saranno un nuovo, futuro compagno di viaggio.
Non è finita qua. Un altro servizio, curato dalla mia collega Manuela, si occupava di cosa mangiano a pranzo, fuori casa, studenti comaschi delle superiori e dell'università. La cosa che mi ha colpito è questa: molti ragazzi preferiscono arrangiarsi in qualche modo e spendere i 5 euro del panino per comprarsi una ricarica del cellulare.
Libri, cellulare, divertimenti. Sono tre e anche l'economia di scala, sulla quale faccio molto affidamento, non sempre giova. Per fortuna sono ancora "piccoli". Ci penseremo.
Libri, cellulare, divertimenti. Sono tre e anche l'economia di scala, sulla quale faccio molto affidamento, non sempre giova. Per fortuna sono ancora "piccoli". Ci penseremo.
Foto by Leonora