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domenica 15 maggio 2022

Più o meno (Ciò che vale, davvero)

Alla gratuità si risponde con il dono, non con il prezzo.
(Luigino Bruni)

Un seme. Una visione.
Un pensiero da custodire con cautela, come guscio d’uovo.
In poche righe la direzione, l’auspicio, un traguardo: costruiamo un mondo in cui il denaro non sia misura di tutte le cose.
Arduo, ma bello.
Complesso, però affascinante, profetico.
Più gratuità, meno compenso.
Più eccedenza, meno speculazione.
Più valore, meno conto.
Più dono, meno prezzo.

P.S. Ha ragione il professor Barbero quando dice: “Non è vero che non c’è stata lotta di classe. C’è stata e hanno vinto i ricchi”.
Occorrerebbe aggiungere una postilla: hanno vinto, poiché abbiamo permesso loro di scegliere il gioco, le regole, il campo.
Quello della ricchezza appunto, dei soldi, del continuo ammassare, del capitale finanziario.
Facciamo un passo indietro: rifiutiamo l’idea che i soldi siano un fine, smettiamo di considerarli l’unica risorsa, la forza che piega e a cui piegare tutto.
Sapendo che pure su questo tema, per praticità, esiste un più o meno.
Più lavoro, meno profitto.
Più investimento, meno rendita.
Più redistribuzione, meno accumulo.

lunedì 25 ottobre 2021

Giorgio e il professor Dopodiché (Pro memoria)

L'ho sempre detto: tieni un diario, e un bel giorno sarà lui a tenere te.
(Mae West)

Scrivo sovente con "un occhio alla croce e uno a San Giovanni", cioè parlando ogni volta un poco di me, ma badando altresì ad esprimere qualcosa che interessi tutti o almeno quelli che passano da qui, con dedizione e affetto.
Faccio eccezione oggi, per rimediare a una lacuna di memoria che mi rendo conto essere evidente - e a cui ho già accennato qualche giorno fa, citando la sorpresa con cui osservo i "miei ricordi" proposti dai social network - elencando ad uso personale alcune azioni che distinguono questo scorcio di tempo, così che un giorno possa esclamare: "Ah però! Non lo ricordavo".
Per cominciare, ascolto molti podcast. Ad esempio, tutti quelli di Barbero (il "professor Dopodiché", come mi viene spontaneo chiamarlo, per quell'espressione che ha come intercalare e che adoro), ma anche Focus Storia o altri similari.
Leggo non tanto quanto in passato, rari i romanzi, più numerosi i saggi, specialmente di antropologia (il migliore di tutti, consigliatissimo, La vita spiegata da un Sapiens a un Neanderthal di Juan José Millás  e  Juan Luis Arsuaga, ma pure La scimmia nuda di Desmond Morris) o di sociologia, come quello di cui ho scritto ieri, di Rutger Bergman, nel post sul calcio.
Guardo pochissimi film e molte serie tv, su Netflix.
Due di esse mi hanno di recente affascinato, per motivi opposti: The Good Doctor e Big Mouth.
La prima, molto americana, paternalistica, commovente, capace di far riflettere e insieme offrire uno spaccato della modernità, del tipo di società che il sistema vuole proporci (imporci, direbbe qualcuno).
La seconda, una serie animata, anch'essa molto americana, spudoratissima, cinica e caustica, capace tuttavia di parlarci di noi e delle nostre pulsioni, dei desideri, delle paure, delle vergogne di ciascuno, trasmettendoci l'idea che sono assai simili a quelle altrui, per cui non siamo soli a questo mondo.

P.S. Fino a qualche settimana fa Benedict Cumberbatch era il mio attore preferito. Lo è tuttora, a pari merito però con Freddie Highmore, semplicemente strepitoso nell'interpretare il protagonista di The Good Doctor. Sia iscritto a verbale, anche se tranne il sottoscritto non interessa nessuno.