Cos'è la verità? Diceva Sciascia che è come la luna che si specchia nell'acqua di un pozzo. Tu la vedi, splendida, nitida, chiara, ti ci butti, per prenderla, ed ecco cosa resta in quell'acqua buia e fredda della verità. Lo scrivo perché invece, ogni giorno, io la verità ho l'impegno di cercarla, capirla, raccontarla. Può capitare di ignorarla, non di spacciare per essa una bugia. Qualche giorno fa scrivevo su questo blog - ch'è nato proprio per comunicare, nella massima libertà, senza condizionamenti se non quelli della mia coscienza - della vicenda di Abiola Wabara e dei cori che l'avrebbero bersagliata al Palasampietro. Passo al condizionale perché, con il passare dei giorni, le certezze granitiche di quei giorni si sono via via sgretolate. Tutto era basato sui resoconti della stampa, una parte della stampa, che tuttavia offre garanzie di credibilità, tanto che anche un giornale serio come quello in cui lavoro li ha ripresi. Pian piano però, sentendo le testimonianze, dando voce alle fonti ufficiali (arbitri, commissari di campo, carabinieri, Digos), guardando filmati e documenti fotografici, di quei cori beceri e razzisti non c'è traccia. L'episodio, a quanto sappiamo nel momento in cui scrivo, è circoscritto semmai a un esagitato, un pirla, che ha insultato la ragazza, ricevendo in cambio pan per focaccia. Può essere crocifissa per questo una città intera, una società che, come scrivevo, in quasi centotrentanni di esistenza, ha unito più di chiunque altro il bianco e il nero, diventando modello di integrazione, di convivenza? No, non è possibile. E mi spiace che dopo l'indignazione generale dell'inizio, molti moralisti abbiano preferito dare per assodata una versione dei fatti parziale e ingiusta, piuttosto che fare marcia indietro, alzare la mano e dire: "Scusate, ci siamo sbagliati". Non giudico gli altri, io però non posso essere complice, il mio lavoro è distinguere il grano dalla gramigna, anche a costo di prendere qualche cantonata. Quando capita, come in questo caso, chiedo scusa. E dico grazie a Francesco, che per primo mi ha instillato il dubbio, spingendomi a cercare la verità, anche a costo di finire nel pozzo e picchiare la faccia.Foto by Leonora
