Visualizzazione post con etichetta anno nuovo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta anno nuovo. Mostra tutti i post

giovedì 1 gennaio 2026

Sospesi (Tra vecchio e nuovo, prima e dopo)

Nella cerniera tra il vecchio e il nuovo anno rimangono impigliati scampoli di ricordo, senza gerarchia né nesso, tanto che se dovessi elencarli non me ne verrebbe in mente uno.
Strano marchingegno la mente umana, che archivia a modo suo, a spregio delle priorità razionali, restituendo soltanto una parte del tutto, sempre a brandelli e quasi mai quando occorre, nel momento in cui - come adesso - sarebbe gradita risposta a un desiderio preciso.
Rinuncio perciò all’intento diaristico, ripromettendomi di tornarci sopra, attraverso l’espediente dell’album fotografico del telefono. Nell’attesa, mi domando se abbiamo smesso di avere memoria proprio perché non la coltiviamo più, avendo delegato appunto al telefono e a quella sorta di schedario sempre disponibile la funzione di tener vivo il passato, oppure se sia sempre stato così, anche prima, nei decenni addietro, che il cervello oltre al glucosio di nulla ha bisogno, se non di continuamente cancellare, per dare vita, facendo spazio.
Una paresi uguale ed opposta ce l’ho pure per il futuro, per l’elenco dei buoni propositi per il 2026 appena iniziato. In quel caso, a bloccare è l’effetto imbuto, la massa di «desiderata» che se sollecitata ad interruttore non fa passare nulla, se non qualche banalità della quale, se ne lasciassi traccia scritta, mi pentirei un secondo dopo. Anche in questo caso, occorre tempo, nessun auspicio può esser sfornato introducendo una monetina come al distributore automatico. Ci penserò allora, tenendone appunto e, se meritevole, portandone impronta in futuro. E, a pensarci, già questo è un buon proposito.

P.S. Siamo la società del «prêt-à-porter», del disponibile tutto e subito. E proprio per questo facciamo fatica ad accettare che per alcuni aspetti della vita, tra l’altro i più essenziali, occorra pazienza, tempo. Perciò preferiamo escogitare modi per accelerare i processi, eliminando le pause, riducendo le attese, piuttosto che accettarle, magari dando ad esse valore, avendo consapevolezza che lo spazio tra prima e dopo, tra vecchio e nuovo, non soltanto è «abitabile», ma spesso è pure un bel posto dove accamparsi e ammirare il panorama che c’è attorno.

mercoledì 1 gennaio 2020

2020righe (L'era della conoscenza)


Anno tondo, che per assonanza ricorda il titolo di questo diario e che si stende come una vallata, un panorama esteso quanto vario.
Lascio i buoni propositi per chi ha caparbietà di realizzarli o almeno tentare di farlo.
Confido in un mondo che migliora, sempre, pure quando non ce ne accorgiamo, e sono convinto che prima o poi finirà la predominanza del "materiale", a cui dobbiamo il benessere in cui viviamo ma che pian piano s'è trasformato in una pietra al collo.
Soldi per far soldi per far soldi. Ma i soldi finiscono sempre, non bastano mai, sono per natura limitati, mentre la natura dell'uomo - come quella del cosmo - è frutto di eccedenza, di uno sgorgare generoso e continuo.
Finirà prima o poi l'era del voler "avere", del possedere, comincerà quella del voler sapere, del conoscere: una signoria della cultura che, come indicava Gadamer, "è l'unico bene dell'umanità che, diviso tra tutti, anziché diminuire diventa più grande".
Gli strumenti li abbiamo, un livello sufficiente per la sopravvivenza altrettanto, sta a noi instillare della conoscenza, del sapere, il desiderio, prendendo spunto dalla saggezza di Antoine de Saint-Exupéry: "Se vuoi costruire una barca, non radunare uomini per tagliare legna, dividere i compiti e impartire ordini, ma insegna loro la nostalgia per il mare vasto e infinito".
Che sia dunque l'anno di un mare di conoscenza. Vasto. Infinito.

P.S. Hans Georg Gadamer è uno dei filosofi che più mi ha affascinato e di cui ricordo a memoria un aneddoto. Quando stava giungendo alla soglia del secolo di vita e gli chiesero di presenziare a non ricordo più quale evento, rispose: "No grazie, non ho più ottant'anni".

martedì 1 gennaio 2019

Se apro gli occhi (L’importanza del primo passo)

https://www.flickr.com/photos/lyonora/3174658316/
Se apro gli occhi e guardo avanti vedo una distesa piana, liscia, che è quasi un peccato muoversi e calpestare e viene la tentazione di non muovere un passo.
Se apro gli occhi e ci penso, un istante, quel passo lo compio, perché mi è stato insegnato che muoversi è un obbligo e il bello alla fine, il buono, lo disegneranno proprio le impronte lasciate giorno per giorno, nel bianco.
Se apro gli occhi invece di vederlo, a tratti, mi pare di toccarlo il futuro, sentendo sotto le dita i volti delle persone che non ho ancora conosciuto e di quelle che invece mi sono accanto, fin da quando ero bambino, oppure ho incontrato per strada, via via, fino alle ultime, che qualche settimana fa neppure immaginavo esistessero. E con ciascuna gusto un punto particolare di contatto, chi appena sfioro, con una carezza che insieme è un bentrovato e un addio, chi all’opposto tasto nel profondo, in un’intimità di spirito e di sensi che confonde i confini tra il tu e l'io, il mio e il tuo, fino a volte diventare di due uno.
Se apro gli occhi e metto una mano sul cuore provo l’emozione della vita che palpita e pure apprensione, spavento, poiché l’avvenire è incerto, perché “nel passato siamo nati tutti e tutti è nel futuro che moriremo”. Positivo come sono sempre stato, come cerco di essere, di nuovo, scaccio i timori peggiori e indosso la corazza di ogni essere umano, la cui opera più grande è vincere quotidianamente la disperazione della propria finitudine armandosi di fede, di speranza o semplicemente di indifferenza, di oblio.
Se apro gli occhi la cosa più bella è che non mi ritrovo solo e mi sento tenuto, per mano, da chi troverò sul cammino e da quanti mi hanno preceduto, pronti ad addentrarsi nella distesa bianca dei giorni che verranno, senza troppi preamboli, consapevoli che il modo migliore per arrivare da qualche parte, l’unico possibile anzi, è un passo dopo l’altro. Cominciando dal primo.

lunedì 31 dicembre 2018

Se chiudo gli occhi (Grazie per chi c'è stato)


https://www.flickr.com/photos/lyonora/3173906517/
Se chiudo gli occhi e guardo indietro vedo una distesa di giorni ammucchiati, intricati come quando cascano gli appendini di filo di ferro e non capisci dove inizia uno e finisce l'altro.
Se chiudo gli occhi e mi osservo, allo specchio, trovo un uomo che non conoscevo, diventato adulto senza accorgersene nemmeno, smarrite molte certezze, ma proprio per questo più forte, meno prigioniero, tuttora curioso di conoscere, pur se aggrappato alla zona di conforto, come un naufrago, con le unghie, allo scoglio.
Se chiudo gli occhi e respiro, piano, ritrovo i momenti migliori dell'anno, quegli stessi attimi che rivivo talvolta andando a letto, cercando il sonno, ancorandomi a situazioni piacevoli, trasportandole dal passato al presente, sentendone sotto pelle le sensazioni, il battito del cuore accelerato.
Se chiudo gli occhi incontro lo sguardo delle persone che nei mesi recenti mi hanno accompagnato, chi per un tratto di strada breve, chi a lungo, senza curarsi che fosse un sentiero stretto o largo, nei vicoli di città o in un bosco, con sotto i piedi l'asfalto o polvere o fango.
Se chiudo gli occhi c'è una parola che per prima prende forma e si staglia, nitida, luminosa. Inizia con la medesima consonante del mio nome e conta sei lettere in tutto: "Grazie".
Grazie per tutto ciò che ho avuto, che mi è stato dato, persino che mi è stato tolto. Grazie a ciascuno di voi, che passa di qui, e mi fa sentire mai solo.
In questo incredibile cammino ch'è la vita si guarda meglio al passato tenendo chiusi gli occhi, ma è aprendoli che si accoglie il futuro.

mercoledì 31 dicembre 2014

Il dono più bello (fatto e ricevuto)

Foto by Leonora
Pèrdono e perdóno: in un accento tutta la differenza del mondo. Lo sperimento ogni volta che nei rapporti umani scelgo le forbici che recidono o la leva che divarica invece delle asole che ricuciono, uniscono.
È così che tutti pèrdono, io per primo, mentre accade il contrario quando scelgo il perdóno, cioè un gesto di bene assoluto, incondizionato, che spazza via malintesi, fraintendimenti e mancanze.
Un gesto deciso, risoluto, opposto alla contabilità minuta di torti e ragioni, che ha il vantaggio di poter esser fatto d'impeto, come quando si salta in mare da uno scoglio o in piscina, dal trampolino.
Possiamo infatti trascorrere giorni e notti e mesi, in qualche caso addirittura anni, covando un rancore o alimentando un cruccio, mentre basta un istante per gettarsi tutto alle spalle e ricominciare da capo.
Quell'istante potrebbe essere oggi, sfruttando l'occasione della festa, del cambio tra l'anno vecchio e il nuovo, per tendere la mano, per preferire l'abbraccio alle distanze, una parola dolce al silenzio.
P.S. Non esistono persone perfette né famiglie modello. Nei giorni scorsi, ad esempio, casa mia è stata tutta un risonar di sciabole e di silenzi, pesanti quanto piombo. Ringrazio chi infine mi ha abbracciato, nonostante tutto, dimostrando nei fatti ciò che qui ho soltanto scritto.

sabato 31 dicembre 2011

Dodici auguri (più uno) per il 2012

Che sia un anno di pioggia senza disastri e di sole mite; di silenzi e di quiete del cuore, che quando ti siedi non ti vien voglia di alzarti e quando ti alzi di sederti; di parole semplici, dette senza pensarci né troppo né poco, schiette; di buone letture di libri ma anche di frasi rubate come quella di Shauna Niequist che ho appena letto sul profilo di Michela e che mi ha ricordato una cosa squisita: i mandarini freddi; di lenzuola pulite che odorano di bucato e di fiori freschi sul tavolo; di mani tese e riempite senza bisogno di chiedere; di fiducia nell'altro e ottimismo, perché possono toglierci tutto tranne ciò che siamo veramente; di pranzi insieme e qualcuno anche da soli, masticando piano e gustando il sapore di ciò che si mette sotto i denti; di stanze imbiancate e quadri appesi in posti diversi, per abituarci a cambiare; di figli maschi e anche femmine; di sguardi, alcuni rubati; di complimenti, come quello stupendo che mi ha fatto martedì David, quando mi ha detto che io "so tenere insieme le persone"; di ricordi e dimenticanze e della parola fine, quando occorre, sempre meglio un istante prima che dopo, ch'è tardi.
Buon 2012, a tutti.

Foto by Leonora