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martedì 5 luglio 2022

Specchio riflesso (Il disagio di crescere)

Un diavolo per capello è ciò che hai, quanto di questi tempi monopolizza la tua attenzione, la "testa" di ogni problema direi, a giudicare dal tempo che stai di fronte allo specchio o in doccia alle prese con balsamo e shampoo o le innumerevoli volte in cui ti passi le mani tra i capelli, il tuo centro di tutto.
Credo che ciascuno di noi - almeno ciascuno che abbia sensibilità spiccata - finisca per sentirsi inadeguato, sbagliato, fuori posto.
Capita a tutti e per qualcuno a tutte le età. Alla tua però di più, per quel bozzolo di essere umano che sei, sospeso tra il bambino che eri e l'adulto che diventerai.
Un passaggio che in te è ancora più evidente, esplicito, poiché - per fortuna - sei abituato a mettere in piazza molto, anche se la prima risposta alla domanda su come stai è: "Bene" o "Niente" è la replica naturale al "Cosa hai?".
Valentina, che con te ha da poco concluso un percorso ampio, osserva che i capelli sono un simbolo, sono la parte in cui rivedi tutto te stesso, con il senso di incompletezza e di identità confusa che l'età e la tua storia personale sommano ed esasperano.
Mi pare una lettura illuminante, che intuisco giusta pur se non l'avevo colta appieno.
Se l’appunto qua è perché sono certo che tra qualche anno di questa fase non resterà che un ricordo pallido, eppure l'uomo che sarai avrà tratto forza e robustezza proprio dall'averla attraversata, dall'esserci passato.
Il disagio, l'insicurezza, infatti, non si possono evitare come compagni di viaggio. L'unico modo per affrontarli senza farsene schiacciare è imparare ad averli accanto e farci i conti, affrontarli, passarci in mezzo appunto, come stai facendo tu. Anche guardandoti così spesso allo specchio e non piacendoti affatto.

P.S. Già che ci sono, proprio poiché la memoria è labile, metto in nota qui qualcosa che caratterizza questo periodo. Tipo: i film che vediamo insieme (su tutti "Doctor Strange e il multiverso della follia" e "Hustle" con Adam Sandler); le partite di basket perse (ne vincerai prima o poi una, ne sono certo); gli spostamenti con il monopattino (e Isabella che si arrabbia perché non usi più la bici); le cene e i pranzi che prepari, dimostrando però quanto sia bravo in cucina (bravo davvero); l'aiuto che sporadicamente dai ad Angelo, in giardino (ma quante zucchine avete piantato???).

sabato 4 maggio 2013

Ineffabile mistero (i cambiamenti dell'età)

Foto by Leonora
Molte cose migliorano con l'età, di parecchie scorgo il senso del cambiamento, mentre di altre resto sorpreso. Io ad esempio starnutisco meno, ho più tolleranza per i pollini, persino alcune intolleranze alimentari che quando avevo trent'anni hanno fatto capolino (impedendomi di mangiar le carote crude, per esempio, o le mele, la frutta acerba, i finocchi sempre crudi, che adoravo) adesso sembrano diluirsi, permettendomi qualche assaggio. Inoltre ho maggiore resistenza sia alla sforzo fisico sia a quello mentale. Se a quindici anni avessi avuto la costanza e la concentrazione che ho adesso non avrei fatto tutta quella fatica al liceo. E corro. Quasi tutti i giorni. Tre volte la settimana per un'ora, il resto trenta minuti, appena sveglio. Me lo avessero chiesto tre anni fa avrei preferito impiccarmi subito, al primo albero. Tengo le dita incrociate e riconosco che sono fortunato, non avendo acciacchi, non conoscendo cosa sia il mal di testa e provando una volta all'anno quello di stomaco, con pressione arteriosa e colesterolo sempre sotto controllo (ma lo dico sottovoce, a labbra strette, perché so quanto sottile è il filo che sostiene la buona sorte e di solito i primi che se ne vanno sono proprio quelli di cui si dice: "Ma guarda un po'. E pensare che fino a ieri stava benissimo").
Molte cose migliorano con l'età, dicevo, e io ne sono testimone. Una sola cosa non comprenderò mai: come mai madre natura risarcisca la caduta dei capelli con la crescita dei peli nelle orecchie!
Ecco, questo rimane ai più un mistero. E ora vado, perché al mio aspetto ci tengo e le pinzette mi aspettano...

domenica 15 aprile 2012

Qualcosa è guadagnato

Mia cognata Manuela dice che è colpa della moda, dei vestiti, delle pettinature che si portavano. Non so, può darsi, di certo c'è che ieri sera a casa di Raffaele e Rosy m'è capitato di guardare le fotografie di quando eravamo ragazzi e mi sono accorto che da allora sono ringiovanito un sacco. Nonostante le rughe in più e i capelli in meno. Avevamo vent'anni ma ne dimostravamo almeno venti più di adesso. E non mi riferisco soltanto al sottoscritto. Lo scrivo per tutti coloro che appartengono alla mia generazione: non rinnego nulla di ciò che è stato, ma per giustificare certi vestiti, certe capigliature, certi portamenti ci vuole del fegato. Vogliamo parlare dei calzoni a vita alta, che pure Fantozzi sarebbe impallidito? O le spallotte modello giocatore di football americano? E le permanenti a criniera di leone, con boccoli e riccioli montati a neve?
Ci sono poi dettagli che avevo rimosso e che rivisti ora meriterebbero l'esclusione dal circolo civile senza appello. D'estate, al mare o al lago, portavo magliette tagliate che coprivano soltanto le spalle e la parte superiore del petto. Dovevo averle viste indossate in qualche film di Matt Dillon e detestando le spalle abbrustolite e rosse paonazze per il sole le avevo adottate con somma soddisfazione. Sono andato avanti tre o quattro anni così, senza sospettare minimamente quanto fossi ridicolo e ieri che mi sono rivisto sarei voluto sprofondare, rifugiarmi in un angolo buio e isolato. Altro che giovinezza perduta, altro che rimpianti per il passato: io, in me stesso, sto meglio adesso e a giudicare dall'aspetto sono assai più gradevoli, curate, belle (tanto per continuare il discorso iniziato ieri) quasi tutte le donne che conosco oggi rispetto alle ragazze che erano un tempo. Non tutto insomma è perduto. Nonostante l'età, qualcosa è guadagnato.

Foto by Leonora