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mercoledì 2 luglio 2014

Scrittori si diventa

Foto by Leonora
C'è chi lo fa per professione, chi invece si occupa d'altro ma ha un vero talento (penso a Lara e Tiara, che nonostante l'assonanza non credo si conoscano, mentre le stimo entrambe e in qualche misura si assomigliano), chi resta insuperabile, chi si ostina a provare nonostante ci azzecchi un tubo e chi vorrebbe imparare a farlo.
Scrivere è la terza cosa che mi piace più al mondo (non malignate, la prima è sognare e la seconda è leggere). Un'azione terapeutica, oltre che gradevole, per dare senso alle giornate e lasciare traccia fuori e dentro.
Quando ero un ragazzo e il vicario dell'oratorio mi chiese di mettere nero su bianco il resoconto dell'oratorio feriale partii pigro, come al solito, poi sudai sette camice per produrre una paginetta di bloc notes a quadretti, piena di scarabocchi e zeppa di pensieri contorti. Non ricordo il contenuto, ma ho impressa la faccia di don Mario, tra il deluso e lo schifato. Ci rimasi malissimo per lo scarso impegno che avevo dimostrato, ma il livello era quello: conoscevo moltissime parole del vocabolario (era una mia passione leggerlo) senza saperle mettere una in fila all'altra. La svolta capitò dopo la maturità, con una copia del Nome della rosa acquistato su una bancarella, all'isola d'Elba, dove ero in vacanza con tre compagni: Marco, Rodolfo e Gianluca. Lessi quel libro che parla di libri d'un fiato e non mi sono ancora fermato. In più si è aggiunta la necessità fatta virtù, coincisa con la possibilità di scrivere articoli su un settimanale locale, la Gazzetta di Como. Per scrivere bene, oltre che a una mente pronta, non esiste infatti che una ricetta: leggere. Io ve l'ho detto.
P.S. Per chi invece volesse qualche spunto meno banale, domani, giovedì 3 luglio, alla fattoria Rovall di Fino Mornasco ci sarà una scrittrice vera, Elisabetta Bucciarelli, che darà qualche dritta, gratis, aperitivo incluso. L'appuntamento è alle diciannove, ma se arrivate qualche minuto dopo vi aspettiamo. Però non troppo: la chiacchierata durerà mezz'ora e gli stuzzichini e il prossecco, pur essendo abbondanti, è probabile che dopo una certa ora finiscano. Prosit.

giovedì 26 giugno 2014

Anni Ottanta: la musica che gira intorno

Foto by Leonora
Per Giulia sono i giorni della maturità (come per Federico, Martina, Micaela, Andrea "Zwooby" e molti altri) e vedo in lei la mia trepidazione di allora. Formidabili quegli anni ma anche no. Cioè, non tornerei indietro, anche se sono contento di averli vissuti appieno, con tutto il candore e lo stupore di un adolescente che sta sbocciando nella speranza di non essere bocciato.
Mi tornano in mente oggi perché David mi ha segnalato un bel post di Luca Sofri sui trent'anni esatti dall'uscita di Purple Rain, di Prince: era il 25 giugno 1984. Quella canzone per me e per David è legata a filo doppio a diverse stagioni più tardi, quando la sentimmo cantare nella via centrale di Copenaghen, accompagnata da una ragazza che ballava in un modo da togliere il fiato. L'articolo di Sofri invece mi ha catapultato di nuovo sui banchi del liceo, con Michele Bignami, Antonio Giamminola detto Marco, Gianluca Gazzolo, Rodolfo Sonzogni, Mauro Colombo, Carla Molteni, Patrizia Mattaboni, Simona Bettarello e molti altri, di cui ometto i nomi per non trasformare queste righe in elenco.
Proprio per non divagare, potendo ciascuno di noi scrivere un libro sui propri anni alle superiori, oggi mi limito alla musica, che aveva in Antonio detto Marco il mio mentore, colui che mi teneva aggiornato, anticipando le tendenze, con una sensibilità direttamente proporzionale al metro novanta e passa che lo distingueva dal resto del gruppo. Il citato Prince, ad esempio, me lo fece scoprire lui, così come altri suoi artisti preferiti, da Paul Young ai Prefab Sproud.
Non ero un ragazzo da discoteca (quella arrivò, di striscio, ma più tardi, che i vent'anni li avevo superati da un pezzo), preferivo e frequentavo l'oratorio, però di musica ne ascoltavo un sacco, anche in tv. Erano i tempi di Deejay Television, con Claudio Cecchetto ma anche Jovanotti, Sandy Marton, Tracy Spencer, Kay Rush, , Fiorello, Linus, Albertino, Amadeus, Gerry Scotti e persino Leonardo Pieraccioni. Qualcuno di loro - penso appunto a Pieraccioni, Fiorello, Gerry Scotti, ma soprattutto Linus - è tra i personaggi che più piacciono a Giacomo, che con i suoi diciassette anni non si perde una puntata che sia una di Deejay chiama Italia, e di ciò lo ringrazio: mi fa sentire meno vecchio.
Concludo con un pensiero che mi consola sul destino del mondo. Allora sembrava che la musica contemporanea (quella degli anni Ottanta) fosse un obbrobrio, poverissima rispetto allo splendore degli anni Sessanta e anche dei Settanta, con i Beatles, i Rolling Stones, Elvis Presley e tutto il resto. Invece ora i vari Terence Trent D'Arby, Guns N' Roses, Kim Wilde, Nick Kamen, Samantha Fox, Wendy and Lisa, Sheila B, Afrika Bambaataa, Run DMC e Public Enemy, Debbie Gibson, Bon Jovi, Mandy Smith, Bryan Ferry, Boy George, George Michael, Duran Duran, Spandau Ballet sono rivalutati e si tende a sputare nel piatto, anzi, sugli Mp3 dei cantanti attuali, che sicuramente saranno osannati dai critici tra qualche decennio. Così va il mondo: basta aspettare e non agitarsi troppo. Buon ascolto.
P.S. Poi ci sono ancora in giro i Rolling Stones, con Mike Jagger che per due ore canta, incanta e corre come un centometrista sul palco, ma questo è un altro discorso...