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sabato 27 agosto 2016

Su, coraggio (La faccia tosta di scrivere)

Foto by Leonora
Due mesi e un giorno. Due mesi e un giorno di silenzio qui e poche chiacchiere altrove. Il tempo di prendere fiato e togliere laccio e museruola ai pensieri, facendoli decantare come in una pozza, una pozza di acqua limpida e placida ma dal fondale scuro, quasi nero. Ho sciacquato i miei panni lì, guardando il mio volto riflesso, cercando di capire come posso essere migliore dell'uomo che sono.
Lo ammetto subito: non l'ho compreso. Però sono contento di ciò che mi è capitato nel frattempo: ho viaggiato parecchio, corso molto, camminato altrettanto, lavorato il giusto, letto tantissimo. Steinbeck, Faulkner, Tolstoj, Cronin, Bernanos... Compagni di viaggio ingombranti e discreti, che hanno moltiplicato le epoche vissute e i luoghi che ho visitato.
Una dozzina di volte ho deciso di scrivere qualcosa, altrettante volte ho rinunciato, consapevole dell'impossibilità - almeno da parte mia - di mettere nero su bianco qualcosa di serio, di definitivo.
Un'ambizione a cui ho rinunciato presto, mentre più difficile è stato superare la pigrizia subentrata nel mezzo. La supero oggi, più per rompere il ghiaccio che per un concetto di senso compiuto.
Se proprio dovessi scegliere un pensiero, uno solo, su tutti, direi che nella vita spesso occorre sfrontatezza, assenza di eccessivo pudore. In una parola, occorre "coraggio". Il coraggio della faccia tosta, anche, o della leggerezza, meglio. Il coraggio del non darsi troppa importanza, di non pretenderla soprattutto. Il coraggio dell'autoironia, di sfidare il senso del ridicolo. Il coraggio dei buoni propositi, dei progetti ambiziosi, delle aspirazioni ardite, dei sogni da realizzare e prima ancora da avere. Il coraggio di parlare, di esprimersi, di dialogare, dopo essere stati per lungo tempo in silenzio.

domenica 30 agosto 2015

Il mezzo vuoto (grazie ai miei limiti)

Foto by Leonora
Leggere ho sempre letto, dai sei anni in su almeno. Questa estate di più. Romanzi, gialli, saggi, di tutto. Ringrazio in particolare Manuel Vasquez Montalban, George Simenon, Paolo Giordano, Francesco Piccolo, Mauro Magatti, Carlo Bordoni e Zygmunt Bauman per avermi tenuto compagnia, sugli scogli, in spiaggia, a bordo piscina, sul divano di casa, a letto, sia di notte sia di giorno, mattino sera e pomeriggio. Sono stati compagni poco chiassosi, generosi e discreti: non potevo pretendere di meglio.
Dico a loro grazie, così come sono grato ai molti difetti e alle mancanze che ho e che avevo.
Alla timidezza che mi faceva diventare rosso peperone e paralizzava le giunture, quando ero bambino, ad esempio. E' grazie a quel guscio che ho imparato allora a costruirmi e agli sforzi per superare i miei limiti che sono diventato un uomo e ogni volta che compaio in tv o che parlo in pubblico ricordo la prima volta in cui presi la parola, attorno al tavolo di legno scuro, massiccio e intagliato della sala da pranzo della casa parrocchiale: eravamo una dozzina di ragazzi e ragazzi, avrò avuto sì e no quindici anni e decisi di dire ciò che pensavo a proposito di un libro che avevamo appena letto ("Il deserto in città", di Carlo Carretto). Deglutii un paio di volte e poi, come in un tuffo, pronunciai le prime quattro parole, udendo una voce che non sentivo neppure mia, tanto mi pareva giungere da lontano. Parlai un minuto scarso, esprimendo un concetto banale, finendo metà sollevato per il coraggio che avevo dimostrato e metà in imbarazzo per le risatine di commento che avevo suscitato in Cristina e Manuela, che mi sedevano accanto.
Sono grato a quella timidezza che mi ha forgiato, ma anche all'intelligenza limitata nel comprendere i ragionamenti complessi e alle lacune nelle materie scientifiche, specie in matematica. E' anche per questo, credo, che quando ho di fronte qualcuno non lo guardo mai dall'alto in basso e mi sforzo sempre di capirlo, convinto come sono che se tra uno dei due c'è uno stupido quello sono io.
Parimenti sono grato alle risorse economiche limitate e alle origini umili della mia famiglia, che senza flettersi in complessi di inferiorità hanno piantato in me il seme buono del desiderio. Lo stesso desiderio e stupore nei confronti dell'universo femminile conseguente alla scarsità di informazioni con cui è convissuta la mia generazione e tutte quelle antecedenti alla marea montante di internet e del suo universo mondo.
Questo per dire che esiste in ogni bicchiere il mezzo pieno e pensandoci bene pure il mezzo vuoto è utile e dà qualcosa in cambio, se lo si sa apprezzare per quello che è invece di limitarci alla delusione e al lamento.
Me ne dovrò ricordare domani, quando aprirò gli occhi e avrò di fronte mesi di lavoro e alle spalle le vacanze, il mare, le giornate con gli amici, le lunghe serate sul terrazzo.

martedì 8 novembre 2011

Il buono di un uomo

L'avevo promesso e l'ho fatto: tiro il fiato, respiro piano, scrivo meno. Leggo. E osservo, mi guardo attorno, metto in moto i due neuroni del cervello mentre sono in auto, fermo al semaforo, e quando mi sveglio la notte, verso le cinque. Capita più raramente di un mese fa, ma non di rado. Non prendo rabbia, mi godo anche quel tempo, senza svegliare nessuno, al massimo mettendo la testa sotto il cuscino e fantasticando, tirando rette e tracciando curve che dovrebbero cambiare il destino del mondo e che si accartocciano nello spazio tra testata del letto e lenzuolo. Nel lavoro mi alleno a non accentrare ("Il delega" mi ha chiamato oggi Ferrari), a casa sono più sereno e per il resto sono attento a tenere i contatti con gli amici, sia quelli che vedo in carne ed ossa, sia quelli con cui il rapporto è un messaggio nella bottiglia, affidato alla corrente e al vento (amici "virtuali" non mi piace, poiché non esiste persona che incroci la mia strada e con cui non abbia un legame concreto). Adoro l'autunno, i colori che lo accompagnano e persino la pioggia di questi giorni smunti, in cui anche a mezzogiorno sembra tramonto. Tra due giorni compio gli anni e non mi fa né caldo né freddo. Sono nel "buono di un uomo" - come si dice da queste parti, solitamente in dialetto - ed è già un gran regalo.
Foto by Leonora