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mercoledì 2 marzo 2022

Il mandorlo in fiore (Vigilare, anche sull'amicizia)

Mi fu rivolta questa parola del Signore: “Che cosa vedi, Geremia?”.
Risposi: “Vedo un ramo di mandorlo”.
Il Signore soggiunse: “Hai visto bene, poiché io vigilo sulla mia parola per realizzarla”.
(Libro di Geremia, Antico Testamento)

È lo spunto della tesi di Giorgia (l'ipotesi Sapir-Whorf, secondo cui la lingua non soltanto racconta, rendiconta, ma contribuisce a formare la realtà stessa) e pure il fondamento della tradizione monoteista giudaico cristiana, che mette in principio la Parola, facendola diventare carne, realtà, essenza.
Le parole creano, ma anche allontanano. Oppure avvicinano.
L'ho presa profonda, per raccontare un'esperienza lieta: i due fili che sono tornati asola con Viviana, che non vedo da parecchio e che ho avuto modo di risentire qualche giorno fa, per messaggio, in occasione del suo compleanno.
"Sono felice quando compio gli anni, vuol dire che il mandorlo sta fiorendo e la primavera anche quest'anno arriva" mi ha risposto, non di maniera, rivelando una sensibilità e una profondità di sguardo che con gli anni le è diventata ancora più a punta.
Il mandorlo, come però ha tenuto a precisarmi, non è un'immagine poetica, poiché ne ha davvero uno, nel giardino di casa. E quando le ho scritto che mi stava facendo venir voglia di piantarne uno anch'io, scalzando la preferenza che ho per il profumatissimo calicanto ha ribattuto serafica e pragmatica come soltanto le donne sanno essere: "No no, meglio il calicanto. Il mandorlo è effimero. Canta una settimana, poi perde tutti i fiori in un attimo".


P.S. La citazione biblica iniziale ha senso compiuto unicamente nel testo originale, poiché "Mandorlo" in ebraico è "shaqued", il vigilante. Così si comprende la risposta di Dio: «Hai detto bene: io, infatti, vigilo ("shoqued") sulla mia Parola per realizzarla».
Ecco, l'idea di un Creatore che con la Parola realizza, ma anche gioca, mi piace molto. Conforta. Aggiunge lievità al greve del verbo che si fa carne (per i cristiani addirittura "persona").

sabato 13 giugno 2015

Dieci giusti (nella scuola voglio ostinarmi a credere)

Foto by Leonora
Passano gli anni, mi stupisco di rado ma quando accade l'emozione è più forte.
Deve essere il germoglio di ciò che accade agli anziani, che ne hanno viste troppe per sorprendersi ma non è raro si commuovano, talvolta persino rigando il volto di lacrime.
Abituato per mestiere a incontrare i potenti, mai ne resto ammaliato, scorgendo nove volte su dieci il dettaglio che ai miei occhi li rende deboli e distinguendo sì il loro punto forte con ammirazione, però un'ammirazione lucida, di testa, senza calore. Di contro mi viene un groppo in gola e diventano lucidi gli occhi quando mi trovo d'innanzi una persona normalissima, ma di spessore umano che fa eccezione.
M'è capitato pure stamattina, parlando con un insegnante, una persona della mia età, che in ciò che fa mette cuore.
In tempi in cui sono parecchio critico sulla scuola, irritato dal rifiuto da parte del corpo docente ad accettare qualsiasi riforma che porti a un cambiamento sostanziale, mi riconcilio con quel mondo quando sento una persona assennata, che accetta di dialogare e soprattutto di mettersi in discussione. Mi torna in mente l'episodio biblico di Abramo, che di fronte a Dio finisce con il perorare la salvezza di Sodoma, ingaggiando una trattativa in base al numero dei "giusti". Prima chiede che la città sia risparmiata se se ne troveranno almeno cinquanta e poi insiste ed insiste fino a che la cifra richiesta di assottiglia sensibilmente, scendendo infine a dieci.
Così vale per me, disposto ogni volta a concedere credito ai molti in forza della virtù dei pochi.
Al di là della preparazione e delle competenze conoscitive - condizione minima per insegnare in una scuola qualsiasi - ciò che conta maggiormente per me è lo spessore umano, la capacità di guardare al ragazzo nel suo insieme, aiutandolo a sviluppare i talenti che ha, senza negarne i limiti, aiutandolo tuttavia a superarli: questa è la vera sfida. Se altrimenti si va in classe come si entrerebbe in un ufficio ministeriale deputato ai protocolli, è ovvio che oltre a non cavar sangue dalle rape si otterrà un'aridità generale, con gli ultimi, i meno talentuosi, più penalizzati.