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sabato 7 dicembre 2013

Confieso que he vivido

Foto by Leonora
Il cielo di questi giorni è terso, nitido, splendido, specialmente di notte e al mattino presto. La luce che entra verso le otto dalla finestra illumina e scalda la casa in modo unico, anche nei colori. Vorrei immortalarla, conservarne il ricordo. Provo a scattare una fotografia, ma il risultato che ne esce è modesto, un pallido e piatto accenno a quella meraviglia straordinaria, che dura appena qualche istante e quando è passata è passata per sempre e neppure se chiudo gli occhi la rivedo così intensa e straordinaria com'era in quel momento. Non mi resta allora che il ricordo di quell'emozione provata, la consapevolezza che è stato bellissimo, pur se ho trattenuto nulla e tutto scorre via, sempre più lontano.
A pensarci, accade lo stesso con tutto. Gli affetti, le situazioni, i sentimenti, le occasioni di incontro, i momenti di vita trascorsa... Niente ritorna, nessuna replica esatta è concessa, il fluire del tempo scioglie tutto e lascia soltanto questo: l'averlo vissuto. Mio padre, i figli quando erano piccoli, gli amici d'infanzia, le prime soddisfazioni nel vedere pubblicato un articolo, il sapore della polenta con le quaglie cucinate da mia madre come bentornato al ritorno delle vacanze, il cappottino blu di quando andavo all'asilo, le corse con le auto scassate nei prati e sulle strade sterrate dietro casa, i baci, le carezze, le persone che ho amato, i canyon in Colorado, i pesci di mille colori del Mar Rosso, gli abbracci quando segna la Juventus, i gol di Giovanni e Giacomo, i libri che ho letto... Scatti di memoria che si inseguono, annodandosi l'un l'altro, vicini eppure lontani, presenti e al tempo stesso scomparsi inesorabilmente. Riacciuffarli è impossibile, riviverli lo è altrettanto, però ci sono stati e vale la frase scelta per la biografia di Pablo Neruda, che rimane per me il titolo più bello mai scelto per un libro: "Confesso che ho vissuto".

sabato 7 aprile 2012

Frammenti di felicità

L'ho scritto l'altro giorno, per il compleanno di Sabrina. Più passano gli anni e più mi convinco che una felicità continua non esiste. Esistono dei momenti di felicità e conservarne la memoria, chiudere gli occhi ogni tanto e sentirli tanto vicini da riviverli, è un dono che non ha prezzo, che vale una vita. Alcuni di quegli istanti li conservo per me, li coccolo persino, contento di riviverli pure quando fanno diventare lucidi gli occhi e riaprono una ferita. Altri riaffiorano sorprendendomi, risorti da chissà quale sepoltura, in letargo per mesi, anni e poi visibili, anche se come da un vetro smerigliato, che fa perdere i contorni, non la sostanza. Altri ancora li fotografo in diretta, specie in questi giorni, in cui l'idea dei momenti di felicità perfetta mi ronza per la testa. L'ultimo è stato ieri sera, mentre finiva un film d'azione e l'intera famiglia era assorta nella trama, chi sul divano, chi seduto sul parquet, per terra. Un paio di settimane fa m'è capitato di fissarlo mentre avevo in mano un Martini rosso e la città attorno era un quadro e il sole scaldava e illuminava a meraviglia. Stamattina invece è stato quando ho finito di tagliare il prato e gocce di pioggia cominciavano a cadere, nel silenzio più totale, profumo di erba tagliato e fiori di magnolia. Me ne sono stato lì, per un minuto o due, consapevole che era un intervallo e che passava, deciso però a imprimermelo in testa, non per farne scorta - perché non esiste un deposito per le sensazioni che si provano e che quando passano non sono niente e anche il ricordo al confronto è soltanto una pallida ombra - bensì con la consapevolezza che in quel frammento di felicità era contenuto l'annuncio di una felicità assai più grande, incomprensibile a noi mortali, assoluta, eterna.

Foto by Leonora