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sabato 27 agosto 2016

Su, coraggio (La faccia tosta di scrivere)

Foto by Leonora
Due mesi e un giorno. Due mesi e un giorno di silenzio qui e poche chiacchiere altrove. Il tempo di prendere fiato e togliere laccio e museruola ai pensieri, facendoli decantare come in una pozza, una pozza di acqua limpida e placida ma dal fondale scuro, quasi nero. Ho sciacquato i miei panni lì, guardando il mio volto riflesso, cercando di capire come posso essere migliore dell'uomo che sono.
Lo ammetto subito: non l'ho compreso. Però sono contento di ciò che mi è capitato nel frattempo: ho viaggiato parecchio, corso molto, camminato altrettanto, lavorato il giusto, letto tantissimo. Steinbeck, Faulkner, Tolstoj, Cronin, Bernanos... Compagni di viaggio ingombranti e discreti, che hanno moltiplicato le epoche vissute e i luoghi che ho visitato.
Una dozzina di volte ho deciso di scrivere qualcosa, altrettante volte ho rinunciato, consapevole dell'impossibilità - almeno da parte mia - di mettere nero su bianco qualcosa di serio, di definitivo.
Un'ambizione a cui ho rinunciato presto, mentre più difficile è stato superare la pigrizia subentrata nel mezzo. La supero oggi, più per rompere il ghiaccio che per un concetto di senso compiuto.
Se proprio dovessi scegliere un pensiero, uno solo, su tutti, direi che nella vita spesso occorre sfrontatezza, assenza di eccessivo pudore. In una parola, occorre "coraggio". Il coraggio della faccia tosta, anche, o della leggerezza, meglio. Il coraggio del non darsi troppa importanza, di non pretenderla soprattutto. Il coraggio dell'autoironia, di sfidare il senso del ridicolo. Il coraggio dei buoni propositi, dei progetti ambiziosi, delle aspirazioni ardite, dei sogni da realizzare e prima ancora da avere. Il coraggio di parlare, di esprimersi, di dialogare, dopo essere stati per lungo tempo in silenzio.

domenica 2 ottobre 2011

A noi piace la Bignardi

Serata piacevole ieri, sabato, con Brunella, Angelo, Aurora, Attilio, Laura, Oreste.
Cena squisita e discussione incorporata, per una volta con argomenti differenti da crisi, politica, escort, expo, daspo, tivù, tivi, calcio, calci, tralci, intralci...
Il tema dibattuto più a lungo sono stati i romanzi russi, che Angelo, Laura e Oreste adorano, io e Brunella non reggiamo e Aurora prende tempo, senza generalizzare e consigliando "Oblòmov" di Ivan Aleksandrovic Goncarov come inizio.
Io, che l'unico che adoro è il Tolstoj di "Guerra e pace" (letto però in età adulta, molto adulta), mi sono trovato in minoranza, con i miei amati ed amabili romanzieri francesi dell'Ottocento a cercar di spiegare le ragioni di un'infatuazione che come ogni infatuazione non ha ragioni.
Per evitare di scrivere anch'io un romanzo mi fermo qua, con un appunto. A Isabella. Per aver sorriso sorniona e taciuto tutto il tempo. Non un commento, una frase di circostanza, una battuta, nemmeno un sospiro d'insofferenza o quell'annuire lievemente, col capo, in cui di solito le donne sono maestre, mentre con le orecchie sentono qualcosa che non ascoltano e pensano a tutt'altro. La spesa, i bambini, i mestieri, il lavoro, il conto in banca, le piante da potare, le mancanze del marito, le presenze della suocera, le bizze della collega, il tempo che passa, quello atmosferico, il dolce in tavola, le calorie di troppo, quelle di meno, sudate una per una, in una settimana di stenti e rinunce, l'appuntamento dal dentista, il tagliando dell'auto, la spazzatura che deve portare fuori ancora lei perché mai una volta che ci penso io... Cose così insomma.
Ieri poi, vista l'ora tarda, tutto è passato in fanteria, ma oggi ho acceso il moviolone, ci ho ripensato e le ho chiesto spiegazione. "Ma tu, perché ieri sera non hai detto nulla, non hai proferito parola?". "Perché di romanzi russi non ne ho sul comodino - mi ha risposto - e perché sto leggendo la Bignardi e mi piace moltissimo. Ma voi eravate così presi. Come facevo a dire: a me piace la Bignardi".
Ed è questa l'unica cosa in cui Isabella sbaglia. La serata ieri è stata piacevolissima, ma se avesse detto della Bignardi sarebbe stata (lieve e) bella ancora di più.

P.S. Giuro che dopo Goncarov leggo la Bignardi.

Foto by Leonora