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giovedì 24 dicembre 2020

Silent Night (Elogio del vuoto)

In genere lo rifuggo e, anche per il mestiere che faccio, a tratti ne ho proprio orrore.
Eppure, in questo Natale per cause di forza maggiore azzoppato, del bicchiere metà pieno apprezzo proprio l'altro mezzo, quello vuoto, l'assenza, il silenzio, con la conseguente possibilità di ritagliare un poco più di tempo per la compagnia a cui faccio caso meno, quella con me stesso.
I giorni di festa, nel bene e nel male, restano questo: un'occasione.
Lo spunto per mettersi in moto, per uscire dai binari, per compiere gesti pure nel loro piccolo straordinari.
In questo senso le restrizioni imposte dalla pandemia possono diventare trampolino e non necessariamente ostacolo, restituendo alle relazioni sostanza e soprattutto spessore.
Un Natale meno di fretta, più rado di avvenimenti, di obblighi, impegni.
Un Natale a misura d'uomo, essenziale.
Un Natale in cui riscoprire la possibilità di ciò che conta veramente: tenersi in contatto, esprimere i propri sentimenti, telefonando, scrivendo, approfittandone per uscire dal banale e provando a esprimere ciò che si prova, prendendo coraggio e superando ogni imbarazzo, tornando in qualche modo innocenti, i bambini che eravamo.
Il mio proposito, per questo e per i prossimi giorni di festa, sarà proprio questo: parlare meno, ma di cuore.
A chi passa di qui intanto anticipo abbracci ed auguri sinceri, come ogni anno.


giovedì 29 ottobre 2020

Bravi dopo (Lo siamo tutti)

Dovevano fare così, era meglio cosà, se ascoltavano quello, dovresti sentire quell'altro, là però, qui invece, su d'altra parte, giù tuttavia...
Ne sappiamo tutti una pagina più del libro. Dopo.
Dopo. Quando i buoi sono ormai scappati dal recinto, quando la  realtà s'è palesata nella proprio sconcertante e adamantina evidenza.
In questi giorni di contagio e provvedimenti per prevenirlo ne abbiamo una gigantesca prova provata, ma la predizione postuma è pratica antica e diffusa ad ogni latitudine e longitudine, con molti saccenti che spiegano cosa e come sarebbe stato meglio fare, dettagliando persino la virgola.
Una tentazione da cui non sono esente, salvo riconoscere qui, pubblicamente, che ho il fiuto di un cane da caccia con la sinusite cronica, azzeccando raramente chicchessia. 
Esistono dei fuoriclasse, anche nel vaticinio, coloro che sanno leggere i segni dei tempi, che anticipano gli eventi, scorgono segnali dove il resto dell'umanità nota soltanto nebbia. Ma sono pochi, rarissimi, e di solito non scrivono su Facebook né vanno in tv, a farsi tirare per la giacca.
Mettiamoci il cuore in pace allora e smettiamola di alzare il dito indice come fosse una baionetta.
Bravi dopo lo siamo tutti, ma esser "bravi dopo" non conta.
Un poco di umiltà dei "tribuni da partita finita", un pizzico in meno di faccia tosta, lo ammetto, in mesi come questi conforterebbe una cifra.


lunedì 26 ottobre 2020

Compresi noi (I bordi frastagliati delle cose)

I bordi frastagliati delle cose. Potrebbe essere il titolo di un libro, è una frase che mi porto appresso spesso, specie in questi giorni di incertezze assolute, in cui il baccano sovrasta ogni lucidità, ogni possibilità di pensiero, di ragionamento.
I bordi frastagliati delle cose. Una sensazione tattile, come quando percorro con i polpastrelli il foglio di carta strappato di fresco, il granito della soglia d'ingresso, il ramo nodoso del larice, le rughe sul viso di mia madre e ormai anche del mio, sempre più simile a mio padre, quando mi guardo allo specchio.
Nulla è liscio, nulla è limpido, chiaro, scontato. Il bene e il male, il giusto e lo sbagliato, il bianco e il nero, la testa e la coda si intrecciano, si confondono, mi costringono a scegliere tra la mannaia che separa tutto o il mal di testa per tenerlo unito, per dare una direzione a ciò che invece va dappertutto.
Rimangono gli affetti, le persone che ho care, i sentimenti d'amore, d'amicizia, di stima, la curiosità, il desiderio di conoscenza, la volontà di non giudicare troppo duramente l'altro e insieme me stesso, di concedermi le attenuanti generiche e anche quelle specifiche, considerando la maggior parte degli errori involontari, commessi per colpa ma senza volontà di dolo.
I bordi frastagliati non sono soltanto delle cose, li abbiamo pure noi, dentro.