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sabato 6 giugno 2015

Trent'anni, un giorno

Foto by Leonora
Trent'anni, un giorno. Quelli che sono passati da quando ho fatto la maturità, da quando mi sono fidanzato con Isabella, da quando ho preso la patente, da quando su una bancarella di Porto Ferraio all'isola d'Elba ho comprato "Il nome della rosa" e ho cominciato a leggere sul serio, non per obbligo, senza fermarmi più.
Trent'anni, un giorno. Tanto sono trascorsi in fretta, almeno a guardarli da quassù, in cima alla salita (o forse è soltanto mezza costa, ma fino al prossimo passo ogni spuntone dell'esistenza è vetta).
Il ragazzo che ero fatico a riconoscerlo pure in fotografia, cambiato nella fisionomia dentro e fuori, anche se fuori che si è cambiati lo si capisce prima.
Trent'anni, un giorno. Da quel 1985 che allora non mi pareva nulla di che, preso com'ero nel prendere la rincorsa, a spiccare il volo, con una paura di cadere fottuta ma altresì un entusiasmo che avrei spostato a spinta una montagna e il timore di non farcela era nulla al confronto del desiderio di salire la scala.
"Trent'anni, un giorno" è anche il nome che ho dato al gruppo di WhatsApp e riservato ai compagni del liceo che mi piacerebbe ritrovare, per una sera o due, prima che l'anno finisca. Nulla di nostalgico, men che meno l'occasione riveduta e corretta di mettersi in fila, di ricomporre i giudizi dati allora sul registro e che poi ha scompaginato la vita. Semplicemente il desiderio di ritrovarsi attorno a un tavolo, guardarsi negli occhi, sentirsi parte per un istante di una storia più lunga, vasta, in cui siamo rimasti soli, lontani gli uni dagli altri, dovendo andare avanti, come ciascuno meglio poteva.
"Trent'anni, un giorno" l'ho pensato ieri l'altro, quando da uno scaffale, impolverato, ho recuperato quell'edizione ormai smunta e ingiallita del Nome della Rosa e ho cominciato a rileggerla, cosa che per nessun libro ho mai fatto finora. Sfogliando le pagine e tornando a immergermi nella lettura, al vago sentimento di riconoscenza che avevo per quel testo ho aggiunto il piacere di riscoprirne i dettagli, la ricchezza, comprendendo aspetti che certo mi erano sfuggiti allora, perché differente era colui che lo leggeva. Ho rammentato così ciò che molti già sanno, cioè che esiste una stagione per ogni cosa e ogni stagione ha una sua ricchezza. Importante è non immalinconirsi per ciò che è stato o non è stato, e viverla, qui ed ora.

mercoledì 2 luglio 2014

Scrittori si diventa

Foto by Leonora
C'è chi lo fa per professione, chi invece si occupa d'altro ma ha un vero talento (penso a Lara e Tiara, che nonostante l'assonanza non credo si conoscano, mentre le stimo entrambe e in qualche misura si assomigliano), chi resta insuperabile, chi si ostina a provare nonostante ci azzecchi un tubo e chi vorrebbe imparare a farlo.
Scrivere è la terza cosa che mi piace più al mondo (non malignate, la prima è sognare e la seconda è leggere). Un'azione terapeutica, oltre che gradevole, per dare senso alle giornate e lasciare traccia fuori e dentro.
Quando ero un ragazzo e il vicario dell'oratorio mi chiese di mettere nero su bianco il resoconto dell'oratorio feriale partii pigro, come al solito, poi sudai sette camice per produrre una paginetta di bloc notes a quadretti, piena di scarabocchi e zeppa di pensieri contorti. Non ricordo il contenuto, ma ho impressa la faccia di don Mario, tra il deluso e lo schifato. Ci rimasi malissimo per lo scarso impegno che avevo dimostrato, ma il livello era quello: conoscevo moltissime parole del vocabolario (era una mia passione leggerlo) senza saperle mettere una in fila all'altra. La svolta capitò dopo la maturità, con una copia del Nome della rosa acquistato su una bancarella, all'isola d'Elba, dove ero in vacanza con tre compagni: Marco, Rodolfo e Gianluca. Lessi quel libro che parla di libri d'un fiato e non mi sono ancora fermato. In più si è aggiunta la necessità fatta virtù, coincisa con la possibilità di scrivere articoli su un settimanale locale, la Gazzetta di Como. Per scrivere bene, oltre che a una mente pronta, non esiste infatti che una ricetta: leggere. Io ve l'ho detto.
P.S. Per chi invece volesse qualche spunto meno banale, domani, giovedì 3 luglio, alla fattoria Rovall di Fino Mornasco ci sarà una scrittrice vera, Elisabetta Bucciarelli, che darà qualche dritta, gratis, aperitivo incluso. L'appuntamento è alle diciannove, ma se arrivate qualche minuto dopo vi aspettiamo. Però non troppo: la chiacchierata durerà mezz'ora e gli stuzzichini e il prossecco, pur essendo abbondanti, è probabile che dopo una certa ora finiscano. Prosit.