Una settimana giusta, lontano da qui ma non dal cuore, rintuzzando i cento impegni e con la testa che frulla sempre a mille allora, senza troppe ansie però, come se fossi immerso in qualcosa che mi piace, che faccio volentieri, ch'è adatto alla mia persona.Riprendo fiato, in questo sabato con il sole basso, che si insinua ovunque nella casa. E' strano come d'inverno, quand'è più pallido, riesca a intrufolarsi facendosi ad altezza di finestra e abbagliando assai più che in estate, in punti delle stanze dove quando è in piena forma non si vede.
Negli ultimi post ho parlato di persone che non ci sono più, non ai nostri occhi almeno. Sopravvivono nella memoria ma si perderanno con il passare del tempo e pur se pare assurdo questa certezza mi consola.
Sul tempo, avendolo, vorrei spendere ancora qualche parola. Esercito in modo particolare, in queste settimane, la virtù della pazienza. Virtù non in quanto tale - poiché a volte è più virtù il decisionismo, l'intraprendenza rapida - bensì quand'è orientata ad ottenere l'obiettivo prefissato. L'immagine che ho fissa in mente, quando sono tentato dallo strappo in avanti, è quella di Un enorme sasso piazzato in un prato, tra Alzate ed Arosio.
Un masso erratico, uno dei tanti che punteggiano il suolo lombardo, arrivato lì chissà quando, chissà come, e stranamente non sepolto dalla natura o dall'uomo. I massi erratici mi affascinano, sono camminatori di altre ere, testimoni silenti di un mondo che non era questo e destinati a sopravviverci in quello futuro, in apparenza passivi, immobili, saldi, in realtà dinamici, anche se per capirli fino in fondo occorre tutto un altro orologio.
P.S. Ieri è stato l'ultimo giorno di lavoro di un amico, Francesco Chillino. Ma di questi parlo nell'altro blog, qui a fianco.
Foto by Leonora