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giovedì 20 ottobre 2022

A pian terreno (Ogni tanto mi fermo)

“Tutte le cose cambiano. Coltiva la flessibilità piuttosto che la perfezione.”
Jewel Kilcher

Era l'inizio giugno del 2008. Il 6, ad essere esatto. Scrissi una mail alla redazione della cronaca, a quei colleghi che avevo da poco. L'ho ritrovata oggi, per caso o forse - sarebbe più corretto dire - per ostinazione, a conferma che a volte non fare completa pulizia ha un proprio positivo tornaconto.
La riporto qui, pari pari, come documento.
Carissimi,
due o tre cose, dopo i primi due giorni di apnea.
Innanzi tutto, grazie ancora per la generosità con cui mi avete accolto. Mi rendo conto (non era difficile immaginarlo, per altro) di avere la responsabilità di un capo servizio e le “conoscenze macchina” di uno stagista. Cercherò di apprendere il più possibile in questi primi mesi riguardo quello che non so e di mettere a disposizione invece già da subito le competenze per cui mi hanno voluto qui.
Come avete notato, io per primo cerco di essere molto disponibile al dialogo, al confronto, sia sui massimi sistemi, sia sul senso di una notizia, sia sulla confezione di un articolo, di una pagina o sulla decisione di una foto o di un titolo. Come ogni azienda le decisioni si prendono in base alle responsabilità, ma il metodo partecipativo nella fattura di un giornale, è quello che secondo la mia esperienza garantisce i risultati migliori.
Nelle intenzioni c’è di entrare “a pieno regime” redazionale dalla seconda metà di settembre, nel frattempo però ogni giorno è buono per affinare la conoscenza reciproca e cominciare a introdurre qualche novità (lo so, la novità è sinonimo di cambiamento e il cambiamento è sinonimo di stress, ma ce la possiamo fare).
La mia idea è quella di introdurre ogni giorno, nel pomeriggio, un incontro di tutti i redattori della Cronaca presenti in giornata in cui si prende in esame il giornale pensato al mattino, per ricalibrarlo in base alle novità emerse o emergenti e per definire i carichi di lavoro. Durata massima del tutto: mezz’ora. Orario: da definire (potrebbe essere le 16)
Prima di testarla, volevo però raccogliere da voi – se ce ne sono – pareri, proposte, pro e contro, a cominciare dall’orario meno indolore e più utile per farlo.
Grazie
Giorgio

P.S. Ho salito i gradini due a due, spesso di corsa, senza rendermene conto. Ogni tanto mi fermo, guardo giù e richiudo gli occhi lesto, per evitare un capogiro. Eppure, nella scala infinita della vita, mi sento sempre a pian terreno.

sabato 4 aprile 2015

Trent'anni di Espansione Tv (riconoscibili e riconoscenti)

Foto by Leonora
"La differenza tra l'uomo e il cane è che il cane non azzanna mai la mano di chi gli ha dato da mangiare". Lo ha scritto Oscar Wilde ed è una mia stella polare, oltre che la sintesi di un valore a cui tengo molto: la riconoscenza.
L'altra sera, mercoledì, ho visto insieme con Giovanni e Giacomo lo speciale sui trent'anni di Espansione Tv. Due ore e passa di programma che mi hanno divertito e in certi casi commosso, facendomi rivedere com'ero e com'erano tante persone, amici, che per oltre un decennio mi sono state fianco a fianco, condividendo un tratto di vita.
Sono grato a Espansione Tv, senza la quale non sarei ciò che sono. Al netto del percorso ho imparato moltissimo, a cominciare dall'attenzione alla qualità, dall'aspirare al meglio, senza curarsi dei mezzi che si hanno. Un orizzonte che mi è chiaro, specialmente adesso, che sono tornato in tv, a Bergamo, in una struttura ancor più grande e professionale, in cui capisco quanto mi è utile il cammino che ho fatto (a proposito di Espansione Tv, dopo aver lavorato in altre realtà mi sono reso conto di che potenzialità poteva avere, se invece di concentrarsi soltanto sulle frequenze e sul "non disturbare gli amici" la proprietà avesse creduto nei contenuti, nel prodotto, ma questo è un altro discorso e non vuole essere una critica, trattandosi di scelte e facendo ciascuno come meglio crede per sé e per la propria società).
Sono grato a Espansione Tv, anche per le volte in cui l'altra sera sono stato citato e mostrato, anche se di contro mi sono sentito un po' in colpa per tutte le persone che per un motivo o per l'altro non hanno avuto altrettanto spazio, vuoi perché mancava l'occasione, vuoi per scelta, vuoi perché in due ore di programma non si può sintetizzare tutto. Penso a chi è andato in video e anche a chi è rimasto al di qua dello schermo, cameramen, tecnici, impiegati, segretarie, pubblicitari... Mi vengono in mente nomi in ordine sparso (Alvin, Filippo Franchino, Emilio Arnone, Bettina, Alessandra, Gino Gorno, Valentina Bigai, Annalisa Corti, Miriam, Marco Migliavada, senza contare Paola, Antonietta, Debora Lillia, Federica e altri cento potrei elencarne se soltanti avessi buona memoria o più tempo e avessi qui accanto Mauro Maggi, che in queste cose è più avanti di me un bel pezzo). L'altra sera, mentre mi rivedevo in video, pensavo anche a loro, a quelli che ci sono stati prima di me e a quelli che mi hanno seguito, compresi gli attuali - Andrea, Michela, Alessandra.. - e quelli che verranno ancora dopo. Il bello di una tv è che è come la scuola: si rinnova sempre, anche se poi resto affezionato a quelli della mia generazione, ai compagni di banco... Per quanto mi riguarda, gli anni più belli li ho passati al tg, con la redazione di cui sono più orgoglioso, composta da Marina Moretti, Marco Romualdi, Mauro Migliavada, Benedetta Lodolini e poi Manuela Brancatisano. Che squadra eravamo... Che squadra siamo ancora, una volta all'anno, quando ci troviamo da Marina, a mangiare insieme. Con loro ho vissuto momenti indimenticabili e se devo scegliere un episodio che più di altri dà l'idea di quanto speciali fossimo prendo spunto dal gesto di Mauro Migliavada, che quando vinse il premio cronista dell'anno per aver intervistato l'autore della strage di Erba, Olindo Romano, invece di tenere i soldi per sé, come chiunque avrebbe fatto, decise di dividerli, con noi, "perché siamo una squadra" disse. Non l'ho mai dimenticato e gli sono riconoscente, ancora adesso.