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domenica 13 ottobre 2019

Benedetta pianta (La lezione di Lisbona)


La città è per gran parte una vecchia dama, che il trucco da lontano mantiene bella, mentre da vicino mostra le rughe e gli acciacchi dell'età, insieme con una certa indolenza.
Gli appunti di viaggio su Lisbona li riservo a chi ha talento e passione per raccontarla, io mi limito al pensiero fisso che mi ha accompagnato nei due giorni in cui ci sono stato, riflettendo sull'alba e il tramonto di una potenza, sui motivi, sulle differenze tra popolo e popolo, città e città, persona e persona.
Un pensiero che mi è venuto accostando due periodi storici, uno del secolo scorso, l'altro a cavallo tra Cinquecento e Seicento.
Per decenni, in seguito della scoperta dell'America, delle rotte commerciali che si aprivano e della posizione strategica, il Portogallo ebbe gloria, prestigio, potere, ricchezza. Un tesoro che ha saputo capitalizzare assai meno di altri Stati, con in dote minor fortuna ma più fame, più determinazione, più grinta.
A metà degli anni Quaranta del Novecento invece, mentre mezzo mondo bruciava nel rogo della Seconda guerra mondiale, lo stesso Portogallo ne restava pressoché intonso, dichiarando una neutralità che ha evitato perdite, non una decadenza risparmiata invece a chi un tributo altissimo di vite e sogni aveva sacrificato prima.
Morale (una morale che cerco di trasporre ed applicare alla persona singola): non sempre le fortune sono una benedizione e non sempre le disgrazie una fonte di rovina. Ciò che conta è il nerbo, il fusto della pianta, che se è sano e generativo porta germogli a prescindere da ciò che accade attorno, così come se è stinto e sterile prima o poi si rinsecchisce e affloscia.

P.S. Mi fanno notare che i riferimenti bucolici sono frequenti in questo blog. Ne riporterò uno anche ora, raccontando la sorte del "ficus beniamina"di Loris e Roberta, che l'anno scorso vollero tenere all'esterno pure d'inverno, il un luogo che pareva riparato ma il freddo non lo sapeva, così non mancò la classica gelata di stagione, che parve essere fatale alla pianta. Quando tutto pareva perduto, potato decisamente e lasciato all'aria aperta della primavera, qualche fogliolina verde alla base è cominciata a spuntare, finché ora è tornato che sembra un ragazzino, pronto a crescere e diventare come prima.

mercoledì 14 ottobre 2015

Che Dio ti protegga (Il mondo è loro)

Foto by Leonora
Nulla è più grande dell'amore di un genitore che lascia partire il figlio, superando l'egoismo di tenerlo tutto per sé, sapendo che la strada migliore è quella che ciascuno trova da solo.
In fila all'aeroporto, zaino sulle spalle e carta d'imbarco in mano, lui che guarda avanti e non indietro. Damiano è partito ieri e i suoi vent'anni li compirà a Betlemme, il 9 febbraio dell'anno venturo. Una scelta di vita, dopo il diploma al liceo: passerà alcuni mesi in un orfanotrofio in Palestina, lontano con il corpo dalla famiglia e dagli amici, vicino nello spirito.
Neanche a farlo apposta, proprio in coincidenza con il suo viaggio, in quella terra dove l'incontro tra umano e divino è carne e sangue fin dal principio, sono ripresi gli scontri, la violenza, gli attentati. Un bollettino di guerra che favorisce l'apprensione e fa trattenere il fiato, ogni volta che se ne parla, ogni volta che viene in mente che è là, ogni volta che vacillano le rassicurazioni che ci diamo ("Dopotutto se fosse stato davvero pericoloso non lo avrebbero fatto partire"... "Non è là da turista, ma in un posto con gente esperta, che non rischia nulla più di quanto potremmo fare noi, quando attraversiamo la strada o ci immettiamo in un incrocio"...).
La sera prima che partisse ho notato la tristezza profonda di Giacomo, che ne sentirà la mancanza, proprio come io sentivo quella degli amici che partivano, quando era obbligatorio passare lontano da casa un anno da soldato. Raffaele, il papà di Damiano, era uno di loro, scelse di andare a militare e si ritrovò a Fano. Lo raggiungemmo il giorno del giuramento e non scorderò mai la malinconia greve di quel pomeriggio senza sorrisi, il vento freddo, la desolazione del mare d'inverno.
Anche per questo guardando l'immagine di suo figlio Damiano
Damiano
non ho pensieri negativi: in quelle due partenze simili e diversissime insieme vedo la conferma che non era meglio quando si stava peggio e che il mondo va avanti e non indietro.
Buon viaggio allora Damiano. Altre parole non servono, rischierebbero soltanto di inquinare la purezza del tuo gesto. Aggiungo soltanto la frase che ha detto tuo padre, mentre ti osservava superare i controlli di sicurezza e dirigerti all'aereo: "Che Dio ti protegga".
Già. Che Dio protegga te e anche noi, che restiamo.
P.S. Ieri l'altro sono nate Aurora e Matilde, figlie gemelle di Claudia e Mauro. Inutile scrivere che sono bellissime, perché si dice così di tutti i neonati, non fosse altro che per cortesia, ma in questo caso bellissime lo sono davvero, come certi bimbi ritratti nelle foto di Anne Hegges. "Che Dio protegga" anche loro.
Aurora e Matilde

giovedì 10 aprile 2008

Là dove pedalano le aquile


Si chiama Mauro, viene da Maslianico (Como) e va un po' dove gli pare.
In questi giorni, ad esempio, è in Nepal, sui pedali di una bicicletta Graziella "elaborata".

Io lo seguo da lontano, comodamente seduto alla mia scrivania, da quando s'è fatto vivo, con una mail in cui si presentava.

Di lui ho già parlato in un "posta e risposta" sul Corriere di Como, ma volevo citare la sua avventura anche qui, perché Selvatiko (il suo nick name) è troppo diverso da me, eppure un poco mi assomiglia.
L'ultima sua notizia è di oggi e come sempre la scovo sul suo blog. Lo aspetto a Como, dove mi ha promesso una birra. Sarà una bella serata.


Foto by Leonora