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mercoledì 13 ottobre 2021

Amicizia (Camminare accanto)

Non camminare dietro me, potrei non condurti. Non camminarmi davanti, potrei non seguirti. Cammina soltanto accanto a me e sii mio amico.
(Albert Camus)

Chi sarei mai, chi sarei mai senza gli amici e le amiche che di volta in volta, nella vita, ho avuto accanto, senza lo specchio, il trampolino, la stella polare, il punto d'appoggio che sono stati e che sono.
La vastità del mare calmo e d'un cielo turchese non bastava, lo scorso fine settimana, per contenere la pace del cuore e la tranquillità, la gioia di due giorni insieme agli amici d'infanzia e alle compagne che ciascuno s'è scelto e da cui scelto è stato.
Sono fortunato ad averli in dono e a frequentarli tuttora, pur se dolce è il giogo e la corda che ci unisce in passato a volte è stata tanto lassa da permetterci il giro del mondo, senza mai spezzarsi né esser percepita come vincolo.

P.S. La convivialità della tavola ha pochi eguali, poiché unisce il gusto per le bevande e per il cibo, i profumi, gli aromi. Ammetto però che il mettersi in cammino, passeggiare uno accanto all'altro, è per le relazioni ancor meglio, poiché come le carte del mazzo, il procedere a piedi consente la formazioni di coppie spontanee o di un piccolo drappello, con la possibilità di chiacchierare prima con questo, poi con quello, coinvolgendo tutti, nessuno escluso.

sabato 14 settembre 2019

La donna più ricca del mondo (Addio Bruna)


Sette giorni, oggi. La donna più ricca del mondo se n'è andata sabato scorso e sono fiero, oltre che contento, di averla conosciuta e di potere ricordarla qui, dove "passava" spesso, commentando poi le sparute volte in cui ci incontravamo, quando tornava a Como o più spesso nelle occasioni in cui passavamo dalla sua Lavagna, in Liguria.
Bruna ha lasciato i suoi cari dopo settimane di silenzio e sofferenza, alle prese con un male che azzanna e fino all'ultimo non molla la presa. Aveva settantre anni ed era cugina di mia mamma, che l'ha pianta parecchio, sentendo scivolare via insieme con le lacrime pure la propria giovinezza.
Bruna era la donna più ricca del mondo, ho scritto, e non è stata una svista.
Non per i soldi, che quelli vanno e vengono e poi li lasci tutti, non portando appresso neanche una moneta, bensì per gli affetti da cui era contornata e per l'esempio di garbo, di eleganza, di compostezza che ha sempre dimostrato, compreso nei frequenti momenti in cui il destino le ha fatto masticare un pane amaro, risparmiandole poco o nulla.
Il contrappasso è stato vedere uno accanto all'altro, nel giorno del commiato, i molti parenti anche lontani, senza divisione alcuna, capaci di perdonarsi reciproche distanze, torti reali o presunti, litigi e incomprensioni che prima o poi arano il campo di qualsiasi famiglia. Bruna è stata mai forbici e sempre ago e filo, rammendando rapporti, evitando strappi, cucendosi la bocca, se necessario, limitandosi a qualche sguardo al cielo e a tanta, tanta pazienza.
Uno sforzo non vano, ripagato dal constatare quanto in gamba siano i suoi figli, Gabriele ed Alessia, che in questa prova ardua hanno mostrato di che pasta sono fatti, gestendo il tutto al meglio, come avrebbe voluto lei, come meriterebbe la dignità innata di ogni persona che mette piede sulla terra.
Si sente ripetere spesso, in circostanzi simili, quando si saluta per l'ultima volta la persona amata, che "siamo un po' più poveri tutti". No. Non è vero. In questo caso siamo tutti un po' più ricchi, perché condividiamo il suo insegnamento, il suo esempio, la sua ricchezza appunto.
So che da dove guarda e ci legge, ora, Bruna non dirà una parola eppure sorriderà serena, felice di aver vissuto una vita grama, ma feconda, pensando tra sé e sé: "E' stata dura, ne valeva la pena".

venerdì 1 aprile 2016

A di Aprile (e Attimo)

Foto by Leonora
Un mese. Un mese esatto, senza nemmeno un rigo, perché se si ha talento limitato o non lo si deve fare per mestiere pure lo scrivere, visto dalla parte del lettore, rischia di diventare arido, banale, noioso.
Un mese è lungo e corto insieme: una campata di ponte in cui ci sta tutto.
Nel mio caso c'è stato sopratutto un libro, che ho letto come scalando una montagna, con un misto di piacere e sofferenza, tanto che il più delle volte non riuscivo ad andare oltre le dieci pagine al giorno. Un libro che mi è entrato sotto pelle, che mi ha stretto il cuore, che ho trovato ricco ed estenuante insieme, evocando esso ancestrali paure e una realtà fotografata allora, negli anni Trenta del secolo scorso, ma che resta attuale oggigiorno.
"Furore". Il titolo è questo. L'ha scritto John Steinbeck ed è un capolavoro.
Insieme a "I Miserabili" di Victor Hugo lo metto in cima alla scala dei romanzi preferiti, poiché entrambi alla sapienza della scrittura e alla prorompente sorgente narrativa abbinano l'interesse per il destino dell'essere umano, la tensione verso un mondo più giusto.
Tralascio qui gli spunti e le riflessioni infinite che mi ha suscitato, preferisco appuntare a futura memoria un momento di felicità perfetto.
Era martedì, stavo finendo il penultimo capitolo disteso sulla pietra calda e piatta di un masso, in Liguria, a Ospedaletti. Il rumore del mare si confondeva con quello del vento, il sole splendeva alto, le dita avvertivano la consistenza coriacea e porosa della carta, leggevo avido parola dopo parola, con la consapevolezza di colui che dopo aver scollinato si lancia in discesa e pregusta il traguardo. Ad un tratto, non ricordo per quale frase, ho avvertito una totale pienezza, un senso di equilibrio assoluto e di sintonia tra ciò che stavo leggendo e il mondo in cui ero immerso.
E' stato un attimo, un attimo di sospensione tra spazio e tempo, un istante di allineamento cosmico, tanto che ho sentito l'urgenza di alzarmi, di neppure guardarmi appresso e di dirigermi a passi lenti fino al termine del molo, avvolto in pensieri indefiniti e precisi al tempo stesso, con la consapevolezza di non poter restare con le mani in mano, di essere chiamato a qualcosa di alto, di utile per gli altri e per me stesso.
Se dicessi che quel "qualcosa" so cosa sia affermerei il falso. Per intanto, colgo l'attimo.

lunedì 28 aprile 2008

Facce da "U Brunzin"


Cronaca breve di una gita in Liguria (a Lavagna, per la precisione) con nota di merito per il ristorante ("U Brunzin") scelto da Loris, in base a questa recensione in Internet.

La recensione è perfetta. Chi si trovasse a passare da quelle parti e avesse voglia di assaggiare qualche piatto non da menù turistico, bensì da tradizione popolare italica, farebbe bene a farci una capatina.

Prezzo: 25 euro. Antipasto, due primi, un secondo, dolce e amaro, escluso però il caffè, che non viene proprio contemplato.
Unica controindicazione, se avete bambini, poiché anche a loro viene offerto tutto quel ben di Dio, e il conto ne risente (22 euro a bambino).
Risultato: io, che ho tre figli, ho mangiato per quattro.
Per dire quanto è appropriata la recensione poc'anzi nominata, due esempi.

Primo. Dopo l'antipasto, parlando dei primi, il cuoco con cadenza marcatamente ligure chiede ad alta voce ai bambini: "Bambini! Preferite una pasta buona buona con i calamaretti o la preferite al pomodoro?". I bambini, in coro unanime, gridando rispondono: "Pomodoro! Pomodoro! Pomodoro!". E il cuoco: "Benissimo, calamaretti per tutti!" e se ne torna in cucina.
Io, a uno così, gli farei un monumento. La pasta con i calamaretti era buonissima e non c'è stato un bambino che si sia poi rifiutato di mangiarla.

Secondo. Prima del dolce (un budino, questo sì non propriamente speciale, ma uguale uguale a quello che fa mia mamma, tanto che ne ho mangiati tre) Isabella guarda il medesimo cuoco: "Invece del budino, non è che c'é un gelato al limone?". E il cuoco, sorridendo sornione: "Certo, alla gelateria qua all'angolo, se vuole l'accompagno"...
Isabella, come tutti, s'è accontentata del budino.


Foto by Leonora