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sabato 7 marzo 2026

E se... (Allargare il presente)

E se esistessero infiniti mondi, un universo a misura di ciascuno, con noi protagonisti del nostro e attorno miliardi di comparse, a loro volta soggetti principali nel loro, d'uno spazio.
Oppure se la linea temporale fosse montata al contrario e la vita uno scorrere all'indietro, come nelle pellicole in bianco e nero dei proiettori super otto, con ciò che siamo ora frutto di cosa siamo stati, ma nel futuro, tenendo conto che tutto procede a rovescio. I filosofi direbbero che così prevarrebbe il “determinismo”, ma non sta qui il punto.
Il punto sta che ogni tanto mi capita di pensare alle svariate possibilità di realtà alternative, immaginando spunti per sceneggiature o soltanto semplicemente per il gusto di immaginare scenari, effetti, conseguenze.
È in quei momenti che torno il bambino che ero, che si annoiava un sacco, disteso ad aspettare il pullman della scuola sul bordo di un muretto, guardando le nuvole e cercando di trovarvi una forma, un volto, un disegno.
Dico spesso che giorni, mesi, anni passano più veloci adesso, come se avessero preso l'abbrivio, se somigliassero alla ruota di un gigante ingranaggio che a fatica, con lentezza, si mette in movimento, sfruttando poi l'inerzia e procedendo spedita, quanto un treno.
Una percezione, non un dato oggettivo, sosterrebbe la fisica (anche se i fisici quantistici replicherebbero che, essendo il sistema osservato influenzato dall'osservatore, di oggettivo c'è nulla, tutto è soggettivo). 
Forse il motivo di un ruzzolare tanto svelto, rispetto alle distese di infiniti istanti di quando ero ragazzo, è che il tempo lo adoperiamo tutto, lo farciamo di mille impegni, appuntamenti, scadenze, incombenze, affari, piaceri. Ci siamo pure inventati un termine lieve, che fa diventare gradevole ciò che in verità è una macina che trita tutto e non lascia scampo: il passatempo. E il tempo lo definiamo "libero" soltanto quando c'è da riempirlo.

P.S. La diagnosi c'è, manca la cura. Come fare cioè per invertire la rotta, azionare la leva del freno o, banalmente, riconquistare una parte di quanto va perso.
Forse, anche in questo caso, la soluzione sta nel paradosso: si trova ciò che si perde, si mantiene quanto si è disposti a lasciare. E il segreto è considerare l'orologio che abbiamo dentro noi, non quello sincronizzato sulle lancette del mondo. Chiudere gli occhi, placare l'animo, tornare a riappropriarsi di una dimensione piana, senza vettori, allargare il presente a più non posso, smettendola con il desiderio di anticipare all'estremo il futuro, che soltanto se è già qui, adesso, posso domarlo, controllarlo, eliminare l'incertezza, metterlo al sicuro. In fondo hanno ragione i fisici quantistici: tutto è soggettivo. Dipende da noi. Respiriamo.

martedì 10 novembre 2020

Il giorno più bello (Sogno o son desto)

È stato semplice, spartano. Il più semplice, il più spartano e insieme il più bello, vissuto senza imprese straordinarie, a contatto fisico o mentale con le persone a cui tengo, godute di persona oppure tramite messaggio, al telefono.
Oggi, meglio di così, non potevo immaginarlo, comprendendo alla fine che sono diventato più grande davvero, più vecchio, maturo, anche più contento.
Pur bravo che possa essere, le parole non potranno mai raccontare appieno lo stupore, la scoperta, il valore dell'incontro, le emozioni, le sensazioni, le esperienze che ho provato. Quelle esistono soltanto nel presente, nell'istante in cui si provano, poi fatalmente scivolano, si polverizzano, svaniscono, esattamente come all'alba un sogno, i cui contorni man mano si dileguano, tessere di domino che cadono ad una ad una, scenografie di teatro che man mano affondano nel mare sterminato dell'oblio.
Resta nella carne il ricordo di qualcosa di piacevole, bello, senza tuttavia un contorno definito.*
È una memoria di etichetta, di copertina, non di sostanza.
Accettarlo, rinunciare a trattenere ad ogni costo, essere consapevoli che comunque tutto passa, badare piuttosto a vivere l'attimo, è sapienza antica e insieme mai compresa del tutto.
Oggi però l'ho fatto. Domani non ricorderò bene tutto, nel dettaglio, ma che almeno qui rimanga traccia che oggi, per il mio cinquantaquattresimo compleanno, sono stato felice, a casa tutti insieme, al telefono o per messaggio - visti i tempi - con le altre persone che amo, il pomeriggio in giardino, a piantare erica e curare le aiuole in vista dell'inverno, guardando "Fargo" (il film) la sera, scartando molti regali e andando a letto sereno, cominciando un altro sogno, non sapendo dire in tutta onestà se più vago o reale di quello vissuto a occhi aperti, durante il giorno.


* Abbiamo timore della demenza, di diventare anziani e di incappare in quel male che ci riporta all'incapacità di ricordare tutto, come bambini di pochi mesi o come le piante, senza renderci conto che così lo siamo già, nella sostanza. È una questione di misura della memoria, di differente approssimazione, non di differente destino. Una constatazione che non mi mette tristezza. Al contrario, è così che affronto con più ottimismo il futuro.