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sabato 6 settembre 2025

In amore (Due regole e una forza)

Vengo da una terra che della tessitura è maestra, pur s'è un arte che scivola via dalle dita, con mani sempre meno abili e una vocazione che pian piano va persa.
Nei miei occhi però ci sono ancora gli orditoi, i banchi di stampa e i telai, con pettini enormi e rocchetti di migliaia di fili, che quando se ne rompeva uno c'erano donne che in una frazione di secondo lo riannodavano, un gioco di prestigio che pareva magia.
È lì, se ci penso, che ho imparato uno dei segreti della vita: l'importanza della trasversalità, della relazione capace di trasformare in incrocio ogni linea, come ogni ordito s'appoggia alla sua trama per partorire tela.
Per ogni ascissa, un'ordinata: è così che da singoli costruiamo comunità; è così che andiamo d'accordo, evitando i compartimenti stagni, anche rispetto alle "bolle" in cui tendono a mantenerci per primi i social.
Se l'omologazione risulta infatti rassicurante, è l'ago appuntito delle differenze che permette di sviluppare comprensione, tolleranza, coesistenza.
Penso alla fede calcistica o alla politica, trasversali tra colleghi, tra compagnie di amici, nelle famiglie. E le stesse famiglie, trasversali alle generazioni. E le generazioni, trasversali a loro volta alla fede calcistica o alla politica. Oppure l'amore, di cui la trasversalità è tratto distintivo, oltre che una forza, capace di congiungere ciò che natura o cultura separa. 

P.S. La diversità è ingrediente fondamentale, pure nella coppia. Anche quando razionalmente cerchiamo chi ci è simile, la natura riproduttiva crea attrazione per le discrepanze. Ed è nelle pieghe giganti o minuscole che differenziano l'una dall'altro che sta il cemento dell'unione di lunga durata. Così come, parimenti, fiato corto e orizzonte limitato hanno coloro che restano immobili, che non sono disposti a cambiare, neppure di una virgola.
"Se mi ama, deve accettarmi come sono" è una frase infida, da coltello bilama. 
Siamo noi che, se amiamo, dobbiamo smetterla di essere come eravamo prima di incontrarci e abbandonare il vecchio bozzolo, trasformarci da bruco in farfalla, sbattendo le ali per andare incontro, per lasciare poco a poco o tutto d'un colpo il ramo a cui eravamo aggrappati con forza.
Anche se poi, alla fine, nelle relazioni sentimentali, a due si riducono le regole auree che andrebbero scritte a caratteri cubitali sulle pareti di casa, come i greci dipingevano sui frontoni dei tempi le verità rivelate.
Primo: il noto, ma sempre dirimente “se lui o lei esita, la verità è che non gli/le piaci abbastanza”.
Secondo: lo spiccio ma essenziale “se non ti fa stare bene, non è la persona giusta”.
Il resto è mancia.

domenica 4 giugno 2023

Voce del verbo amare (Prima persona plurale)

In amore lezioni da dare non ho.
Semmai impronte, dove io stesso ho poggiato i piedi, imparando ad esempio che “tenere” all’altro o all’altra non significa essere “gelosi”, poiché l’amore non è un laccio, non si può “imporre”, piuttosto è mano tesa, che l’altro o l’altra possono pure non accettare.
Per il resto, ho poche certezze e molti “se” (come nella poesia di Kipling).
Se guarderai dritto negli occhi e dritta negli occhi ti lascerei guardare…
Se avrai pazienza e saprai abbracciare, pelle a pelle, prendendoti il tempo per respirare…
Se sentirai corpo e mente in sincronia, come un tambureggiare…
Se avrai curiosità, desiderio di conoscere, esplorare…
Se lascerai fuori dalla porta paronoie e pregiudizi…
Se ti abbandonerai per almeno un istante ai sensi, alla parte più istintiva, quella che sopravvive da millenni, generazioni…
Se vivrai l’attimo, senza null’altro contare…
Se ascolterai il tuo cuore e l’unica bussola sarà lo stare bene…
Allora e solo allora, figlia mia, “vivere” sarà voce del verbo “amare” (tempo presente, prima persona plurale).

P.S. L’amore passionale è fuoco, vento di tramontana, turbine, discesa impetuosa, vetta altissima, immersione totale, onda che infrange, picco dei sensi.
Merita di essere vissuto, sarei falso e bigotto se dicessi altrimenti.
Con una nota a margine, una postilla a fare da bussola, indicazione.
Ricercare “momenti intensi” di felicità è umano, profondamente umano, così come “cogliere l’occasione”, l’attimo fuggente, non scordando però di dare valore al resto che si ha e che completa, “compone”.
Poiché solamente l’equilibrio, la stabilità, la coscienza in pace, portano serenità, una vita buona, di quelle che si dorme quieti la notte e ci si alza al mattino, guardandosi allo specchio senza abbassare gli occhi.

sabato 11 luglio 2020

Fa la cosa giusta (L'impronta della sposa)

Ho poco o nulla da insegnarti e niente da tramandare che non siano gli infiniti errori e debolezze e inciampi della vita.
Però oggi ti sposi ed è una giornata memorabile e hai l'età dei miei figli e - a te e a loro - vorrei scrivere ciò che raramente esce dalla bocca, per pudore, pavidità, ritrosia.
Cominciando da questo: dimentica le favole che Disney e Hollywood hanno ciclostilato in abbondanza, tinteggiando tutto di rosa, facendo sentire "sbagliato" chi da quel modello si discosta.
L'equazione algebrica "conosco qualcuno, mi innamoro, si innamora di me, ci sposiamo, ci ameremo così da innamorati tutta la vita" fa più danni della pandemia.
Siamo prima di tutto, prima di qualsiasi costruzione culturale, figli e figlie della razza umana, che da milioni di anni ha un unico obiettivo: la riproduzione, la sopravvivenza.
Abbiamo istinti, desideri, aspirazioni che si possono conciliare con la vita di coppia, ma anche no, e quest'ultima ipotesi è assai più probabile della prima.
Per questo "Finché morte non vi separi" è prescrizione vana.
A separarci badiamo assai di frequente e prima noi.
Senza briglie, senza buona volontà, senza reciproco rispetto, senza capacità di accettarsi, senza tentare e ottenere di riallacciare quotidianamente un dialogo, senza un dirsi le cose in faccia, sapersi perdonare (sapersi perdonare, sopra ogni cosa), le divisioni non risultano un'eventualità, bensì la certezza.
Lo dico allora senza giri di parole, piatto piatto, come l'abito più prezioso che abbia scovato nel guardaroba dell'esperienza: non ci si sposa perché ci si ama, ci si sposa perché si sceglie di amarsi ogni giorno, ogni sera, ogni notte, ogni mattina.
Il mio augurio allora è questo: possiate camminare insieme, prendendo anche sentieri diversi, senza però mai perdervi di vista e con l'ostinazione di serrare i ranghi quando sentirete la distanza eccessiva, andando uno incontro all'altra, qualsiasi cosa accada.

P.S. L'ho messa giù dura perché, come ho avvertito in principio, l'occasione era ghiotta e scrivere a te e ai miei figli mi pareva la stessa cosa.
Una parola però la meriti per te, per la persona che sei, Letizia, per la stima che provo, per le capacità e la perseveranza che hai, per quel candore e quell'esuberanza che sempre ti distinguono, abbinate a sensibilità, profondità, solerzia. Sei davvero una persona speciale e fortunato chi ti sposa, come del resto certo fortunata sei tu, se lo hai scelto, se hai deciso di farne il tuo compagno di vita.
Tra i molti episodi che potrei citare, scelgo quello in cui tu hai deciso di segnalare i sospetti che riguardavano una ragazza, sul dubbio che venisse maltrattata. Ricordo il giorno in cui ti sei dovuta presentare dai Carabinieri per raccontare ciò che sapevi. Ricordo l'apprensione, l'angoscia, ma pure la determinazione nel fare - a qualunque costo - la cosa giusta.
Lì una lezione me l'hai data tu. Una lezione che è come l'impronta di ciò che sei. Da oggi anche una sposa.