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mercoledì 27 ottobre 2021

La virtù del trascurare (Pazienza e distanza)

“Non c’è nulla di più forte di quei due combattenti là: tempo e pazienza.”
Lev Tolstoj

Ho il pollice verde pallido, tendente alla sindrome da premura: la maggior parte delle piante d'appartamento di cui mi occupo muore per questo, per eccesso di cura.
I due esemplari di "dracaena", detti anche tronchetti della felicità, si sono prima intristiti poi spenti così, esauriti dalla continua attenzione riservata, dando ad esse acqua quando non sarebbe servita e negandola nei momenti in cui era più che necessaria.
Colpa mia: applico al mondo vegetale le regole dell'esistenza umana e di questo tempo frenetico in cui immaginiamo di poter intervenire su tutto, persino quando sarebbe opportuno fare nulla.
Le piante invece sono maestre di pazienza: non hanno gambe né braccia, bensì fronde che tendono al cielo e radici che le tengono ancorate alla terra, per cui hanno imparato a non correre, ad affrontare altrimenti il rischio, il pericolo, l'emergenza.
Invidio i giardinieri esperti, la cui passione è il contrario della frenesia. Sono in sintonia con il mondo e stando un passo indietro, vedono lungo e vanno più lontano di chi come me si accapiglia.

P.S. I greci ci hanno insegnato che esiste un "tempo giusto", il kairos; di giusto dovrebbe sempre esistere anche una misura, una distanza.
Pure con le persone. I familiari, i parenti, i colleghi, gli amici. Troppo vicini si soffoca, troppo lontani ci si perde di vista, si tronca la relazione, non si comunica.

martedì 26 ottobre 2021

Foglie e rastrello (La scelta)

Ognuno dovrebbe trovare il tempo per sedersi e guardare la caduta delle foglie.
(Elizabeth Lawrence)

In giardino di questi tempi vado poco, sempre però traendo osservazioni curiose o vere e proprie lezioni  dal grande disegno che offre la natura, come da ogni piccolo dettaglio.
Nel fine settimana, ad esempio, rastrellando le foglie disperse sotto il faggio, ho riflettuto sul fatto che nessun albero evita la pena di prestarvi cura, se insieme ad esso si pretende pure un bel prato.
L'eterno dilemma della botte piena e della moglie ubriaca, virata però sul vegetale.
Se si tratta di piante comuni, infatti, a cavallo tra ottobre e novembre daranno filo da torcere, disperdendo per due mesi fogliame ovunque, costringendo almeno a un intervento settimanale.
Se invece ci si illude di faticare meno, optando per i sempreverde, siano essi aghiformi, come l'abete o il tasso, sia a falda larga, come la magnolia o il pungitopo, è vero che non occorrerà cimentarsi con messe autunnali abbondanti, ma sarà uno stillicidio senza esclusione di rastrello in alcun mese dell'anno.
La somma del tempo e dell'impegno sarà dunque identica, a prescindere dalla specie messa a dimora in giardino.
Morale: scorciatoie non ce ne sono. In natura e pure in ciò che più conta per la donna e per l'uomo (i sentimenti, gli affetti, la conoscenza, l'esperienza, l'amicizia, l'amore...).

P.S. Mi sento in colpa, lo ammetto, con le molte persone a cui sto dedicando poco tempo, non tanto quanto vorrei, non come meriterebbero. Se non posso essere come il giardiniere d'autunno, che si applica tanto per un tempo limitato, cercherò di essere almeno come quello delle pinete, che un poco alla volta, si prende cura di continuo. Promesso.

domenica 4 aprile 2021

Coltivare (Il silenzio)

Un rumore di fondo, indistinto. Un precipitare di parole continuo, incalzante, un frastuono, un ronzio.
Per toglierlo dalle orecchie, che non hanno tappo, devo chiudere gli occhi, concentrarmi su altro, cercare nuove frequenze, una sintonia che riduca il baccano.

Chiudo gli occhi davanti alla tv dei “talk show”, del reiterato teatrino recitato a soggetto; chiudo gli occhi nei discorsi di chi parla più di un minuto; chiudo gli occhi persino in chiesa, dove mi pare si moltiplichino le parole per colmare il vuoto di un’istituzione che fatica a leggere i segni del tempo.

La faccio breve, per non esagerare anch'io: il luogo in cui mi trovo meglio, in questi mesi, non per caso è il giardino. Che ha due meriti: allena al silenzio e mi ammaestra alla pazienza, a una crescita non percepibile con lo sguardo.


P.S. In giardino gli occhi occorre tenerli aperti per la causa (gli atti di cura dell’uomo, il coltivare), non per l’effetto, il mutare della natura, che ha un altro passo, inarrestabile e inafferrabile, così lento che i nostri sensi non riescono a coglierne il mentre, il presente, ma soltanto un prima e il dopo, il non ancora avvenuto e il già successo.


domenica 8 novembre 2020

Da brivido (E non per il freddo)

In questi giorni vederti con la maglietta a maniche corte mentre raccogli le foglie del faggio e dell'acero, mette i brividi e non soltanto per una questione di temperatura, per quel tuo avere freddo raramente.
I brividi vengono dal sentimento, dall'osservarti preciso, solerte, giudizioso, mentre svolgi un compito che nessuno ti ha chiesto, che ti sei auto assegnato, mostrando spirito di intraprendenza da ragazzino, abbinato a meticolosità e ostinazione da adulto.
L'unico merito, se possono ascrivermene uno, è quello di aver imitato mio padre, che mi dava fiducia, che lasciava mi mettessi alla prova con tutto, non tenendosi la parte più interessante con la scusa che ero un bimbo.
Sono sprazzi, non voglio vincolarti alla reiterazione costante dell'impegno, non resterò deluso se domani non vorrai continuare ciò che hai completato ieri e oggi, poiché so che a dodici anni ci si stanca con la medesima velocità con cui ci si mette alla prova su tutto.
Anche così, pure se tornerai a interessarti del cellulare o della playstation più delle faccende in giardino, so che quel contatto ti ha segnato, che il lavorare la terra, prendersene cura, è stato piantare un seme nel tuo, d'un giardino, quello interiore, che richiama inconsciamente a qualcosa di utile, gioioso, buono.
E quando sarai adulto, dimentico di me e del ragazzo che sei stato, sentendo il profumo delle foglie d'autunno o la sensazione del terriccio sul polpastrelli, lo assocerai a un momento felice, un istante in cui gli altri ti hanno guardato con ammirazione e tu sei andato a letto la sera sereno, con una pace dentro, dovuta all'aver portato a termine, bene, un lavoro.
Quel giorno forse un brivido lo sentirai, ma ancora una volta non sarà per il freddo.

domenica 25 ottobre 2020

La morale delle piante (Radici che generano)

L'errore è stato aver atteso troppo a lungo la potatura o forse averne sottovalutato l'istinto vitale, l'energia.
Il gelsomino di casa, al limitare del muro di cinta, s'è portato via buona parte delle ore di luce del mio giorno di festa.
Non lo biasimo, né me ne rammarico: un pomeriggio a lavorare in giardino compensa sempre della fatica.
Anche oggi, specialmente oggi, con le notizie tristi e preoccupanti sulla diffusione della pandemia e sulle misure di prevenzione che essa comporta, a margine di una domenica già di per sé grigia, uggiosa.
L'odore di erba bagnata, la consistenza soffice della terra, i colori sgargianti della natura che si rintana, la calma dei gesti compiuti senza che nessuno metta fretta...
Ingredienti semplici di una ricetta ricca.
Restano i calli sulle mani, la pelle delle braccia resa appiccicosa dalle gocce bianche e dense della linfa, i mille pensieri che mi hanno accompagnato dall'inizio alla fine, quando cercavo di districare i rami dalla rete di recinzione. Una matassa complicata, che ha messo a dura prova la pazienza, permettendomi al contempo di comprendere che si tratta dello stesso lavoro che compie ogni giorno chi si occupa dell'organizzazione e gestione di una comunità, di un'istituzione, di un'azienda.
Procedere per livelli, comprendere dove ha origine il problema, fare attenzione a cosa si taglia, assicurarsi che venga preservato ciò che più importa, dare una forma.
Ogni colpo di cesoia, ogni sforbiciata, mi rimandava a quello e a una lezione di sponda. Questa: se la pianta è generativa, per quanto si tagli, tornerà più verde e più bella e più forte di prima.
Marginale è dunque il riguardo o la sapienza del giardiniere, bensì che l'albero o l'arbusto siano di buona radice e messi a dimora nella giusta posizione, con la corretta dose di luce e di acqua.

P.S. Ogni riferimento ai troppi governanti che invece di farci uscire dall'emergenza, contribuiscono ad alimentarla o peggiorarla, non è puramente casuale. Per quanto essi siano giardinieri maldestri, voglio convincermi che la foresta che siamo possa sopravvivere, anche se occorrerà tenere duro e non avere fretta.