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sabato 1 agosto 2026

Come foglie di primavera (Fortune e rischio)

Come sto. Me lo chiedono spesso, con una premura che a volte imbarazza e sempre mi commuove.
Sto come in primavera sugli alberi le foglie.
Inutile nasconderlo, grottesco sarebbe negare ciò che è evidente, ingratitudine dimostrerebbe minimizzare per celia il dono che m’è capitato.
Se penso a me stesso, pur senza averne allora piena coscienza, è da quando ho sognato questo mestiere che mi sono immaginato qua, nel posto che occupo, che sento giusto addosso quanto una camicia di quelle che non si stirano.
A guardarmi indietro, mi vedo in cima a una torre altissima, con scalini infiniti, saliti uno ad uno, talvolta con slancio, altre d’un balzo, in molte occasioni con fatica infinita, ma per la maggior parte limitandosi a dovere, perseveranza e metodo.
Il sentimento che provo è un misto di gioia e gratitudine, in contrapposizione a quanto mi sentivo frustrato e trasparente tre anni addietro: un auto sportiva parcheggiata in garage, mentre avrei voluto correre, come viaggio adesso.
La sorte m’ha portato in dono un’opportunità e ho consapevolezza di dover tutto alla fortuna, convinto anche che essa consiste nell’abilità all’incrocio dell’occasione. Così come disgrazia intravedo all’orizzonte, se superbia e tracotanza si insinueranno, prendendo il posto dell’umiltà di chi sente primo soltanto nell’essere degli altri al servizio.

P.S. C’è un altro ma, un rischio che avverto tangibile, come nuotare nel fiume e sapere che un mulinello potrebbe risucchiare senza possibilità di scampo. Il pericolo è che avendo atteso a lungo questo momento finisca per farlo diventare tutto, smettendo di alimentare quei pozzi vitali che sono le amicizie, le relazioni, le distrazioni, i passatempi, tutto ciò che è “altro” rispetto al lavoro. Un’eventualità non peregrina, favorita dalla natura stessa del mestiere che ho scelto, non limitato a una prestazione, bensì perfettamente aderente a una missione di vita, allo scopo stesso per cui si è al mondo. Nel primo mese me ne sono reso conto, attribuendolo alla novità, giustificandolo con il primo periodo necessariamente di turbinio, un vortice che avviluppa e occupa ogni singolo frammento. Molto ho già perso, qualcosa potrò recuperarlo, amici e amiche vere capiranno continuando a tendermi la mano, qualche persona cara sarà rimasta delusa o preoccupata, qualcuno confido porti pazienza e mi conceda ancora credito. Equilibrio è sempre un moto, mai uno stato. Ed è pedalando che se ne esce, poco importa se trascinato o spinto.

lunedì 9 maggio 2011

Gli scogli che ti portano in alto



Luca gioca in porta, ha un bel viso, caschetto di capelli biondi e sguardo sempre serio. Luca non può distrarsi nemmeno un attimo, perché è un po' più basso degli altri e ogni tiro, se non è più che attento, diventa insidioso. Luca ha sempre voluto fare il portiere e non si è mai arreso: alle insistenze della mamma perché facesse altro, ai sorrisini degli avversari e del pubblico. Luca non riceve regali e non fa sconti a nessuno: tra i pali è un gatto, ha coraggio e cuore per mettere a tacere chi è scettico, dimostrando che non bisogna essere giganti per difendere quella linea bianca che separa il nulla dal tutto. Una donna, dietro me, quando a fine partita l'ha notato passare insieme con i compagni a bordo campo, ha detto alla vicina di posto appena arrivata: "Eccolo lì, il portierino. Dovevi vederlo giocare". Ieri l'ho visto. E dentro di me ero contento, pur se giocava contro la squadra di mio figlio e si meritava gli applausi e l'ammirazione di chi era in tribuna. Tornando a casa ne ho parlato proprio con Giacomo, dicendogli che quel ragazzo è in qualche modo un modello e un esempio, poiché dai propri limiti ha saputo trarre il meglio, affinando quelle doti (la concentrazione, la reattività, la perspicacia, il senso della posizione, l'essere deciso...) che gli permettono di supplire e di fare bene lo stesso. Lo scrivo qui, pro memoria innanzi tutto per me stesso, confidando che Luca non smarrisca l'umiltà, anche quando in altezza raggiungerà i compagni d'età, ricordando che nella vita come in mare, sono gli scogli a far salire le onde più in alto, talvolta sfiorando il cielo.



Foto by Leonora