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giovedì 1 dicembre 2022

Cosa conta davvero (Scriviamoci)

Lo spunto me l’ha dato una lettera di Giorgia, qualche giorno fa, in cui mi elencava ciò che ha imparato stando là, dall'altra parte del mondo, in particolare da amici e parenti che la ospitano.
“Sii gentile con tutti quelli che incontri; interessati e prenditi cura delle persone, di tutti; dialoga con gli estranei, essendo la prima persona ad avviare il dialogo; chiama le persone se ci pensi, anche solo se vuoi condividere con loro la migliore pasticceria di cannoli di Boston; fai sentire importante chi ti è accanto, ad esempio comprandogli dei fiori, portandoli in stazione come benvenuto o condividendo con tutti ‘sono i miei cugini d'Italia’, essendone fieri”.
Quando l’ho letto, lo ammetto, mi sono commosso.
Fosse anche soltanto per ciò quell’essenziale dettaglio, è valsa la pena saperla così lontana, a lungo.

P.S. L’importante è il pensiero.
Sì? È vero? Vero vero vero?
Allora facciamolo, spremiamoci le meningi, mettiamolo per iscritto, come “presente” di Natale o in generale per i giorni che stanno arrivando: un biglietto.
Biglietti o lettere da recapitare con generosità, mettendoci il cuore, senza troppo calcolo, risparmiando soldi e ricambiando con un valore vero, assai più prezioso: il tempo dedicato per pensarci appunto, lo sforzo di mettere i propri sentimenti nero su bianco.
Mancano settimane, possiamo farlo.
Un - ampio - elenco di persone a cui scrivere, accompagnando gli auguri con qualcosa di personale, intimo, condiviso.
Non è un’idea originale, credo sia giusto rinnovarla, ogni anno, a prescindere che le feste piacciano o si provi l’irresistibile desiderio di saltarle a piè pari e ritrovarsi a gennaio.

venerdì 3 dicembre 2021

A bordo lacrima (Una luce nel buio)

"A volte voglio chiamarti, ma so che non ci sarai". Ascolto la canzone ad occhi chiusi, con una lacrima, una sola, che non scende, incastrata al margine dell'occhio.
Buio è tutto attorno e struggente quella musica, l'emozione che ha innescato, toccando un nervo, accomunando ogni essere umano, rendendo fratelli e sorelle tutti e tutte, poiché tutte e tutti lo possediamo, pure quando non ce ne accorgiamo, anche se lo seppelliamo sotto una coltre spessa di indifferenza, per protezione o cinismo.
Ripenso alle molte parole taciute, ai sentimenti che per incuria e pigrizia non ho esplicitato, alle decine di persone a cui sono legato evitando però di rifare di tanto in tanto l'asola, come se fosse superfluo, rimandando e rimandando, scacciando l'ipotesi del troppo tardi, che arrivi un giorno in cui mi sarà impossibile farlo, anche volendolo.
Questo Natale, il prossimo, vorrei io farmi un regalo, partendo da lontano, scrivendo a più persone possibili, dicendo perché sono speciali, il bene che provo e mi unisce loro.
Dopo tutto, a questo servono le feste, anche per chi mal le sopporta e spera di saltare a piè pari a gennaio inoltrato: che piaccia o meno, esse sono un'occasione, lo spunto, il pretesto per un coraggio che nel resto dell'anno non troviamo, l'esame di riparazione del sentimento umano.


P.S. Questa è la canzone in cui mi sono imbattuto, qui invece si trova il testo. Per chi amasse più il cinema della musica, credo che l'ultimo film di Sorrentino produca lo stesso effetto.

La lacrima invece, una sola, non è scesa, forse per un motivo: sono un uomo fortunato o distratto, infatti alle persone che nella mia vita contano o hanno contato di più, ciò che di intimo e vero potevo dire mi pare di averlo detto. E anche questo blog, nelle centinaia di post da cui è formato, contiene spesso lettere messe nero su bianco, che i destinatari hanno già ricevuto e per i quali rimane sempre a disposizione, finché avranno memoria, finché lo vorranno.

lunedì 8 dicembre 2014

L'arte di raccontare (consigli pratici)

Foto by Leonora
"Se qualcosa non viene raccontato, non esiste". L'ha detto Alessandro Baricco ed è una verità tanto ovvia quanto spiazzante.
Mi piace chi racconta - l'ho scritto qualche giorno fa - e pure coloro che sanno mettersi in ascolto, senza interrompere continuamente, scegliendo le domande giuste, i modi e soprattutto i tempi nel porle. Uno dei momenti che preferisco è quello della narrazione in un contesto conviviale, quale può essere la tavola, che concilia il nutrirsi, l'assaporare, il gustare sia i cibi sia le parole, i pensieri. Per questo apprezzo il Natale e in generale tutte le feste e le occasioni per un pranzo o una cena insieme, con un anedotto che tira l'altro, storie intrecciate, collegamenti che portano lontano, riesumando ricordi sovente abbandonati.
Una consuetudine di cui si è persa traccia, sostituita dalle varie radio, poi tv e adesso Internet, è quella in cui sono cresciuti i nostri nonni, che avevano pochi svaghi e la sera, dopo il rosario, si riunivano attorno al camino o addirittura nella stalla, al caldo, compiendo azioni manuali utili e per cui non occorreva concentrazione e raccontando storie, a volte reali, a volte fantastiche, nella maggior parte dei casi metà vere e metà inventate. Lo stesso vale per le fiabe, lette prima di andare a letto, ai bambini, nelle case più agiate.
Tornare indietro è impossibile, tuttavia potremmo trovare il modo di ripristinare alcune buone abitudini, magari prendendo un paio di accorgimenti. Invitare più gente a cena, ad esempio, senza curarci di sembrare concorrenti di Masterchef, sapendo che conta più la compagnia e meno i manicaretti prelibati. Oppure tenere come regola ferrea il divieto, mentre si mangia, di tenere acceso il televisore e tra le mani i cellulari.
Espedienti validi, ma in sé pre condizioni, a cui va aggiunta la facoltà determinante, quell'abilità nel raccontare che alcuni hanno innata, ma che si può anche apprendere. In modo semplice, che rimanda all'inizio di queste poche righe: imparando ad ascoltare.