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martedì 1 marzo 2022

La lieta consapevolezza (È sempre un inizio)

Nuda canta la notte
sopra i ponti di marzo.
(Federico Garcia Lorca)

Il cartello era un normale foglio bianco, appeso alla porta della redazione della tv, in centro Como, con scritto: "Marzo è il mese della lieta consapevolezza".
La letizia consisteva appunto nel rendersi conto, nel realizzare che la stagione fredda stava per terminare, che la primavera bussava già alle imposte, che gli abiti leggeri si accingevano a sostituire quelli grevi, invernali.
Da allora considero sempre questo giorno un voltare pagina, il segnale di un inizio.
Se avessi nerbo, se fossi più perseverante, cocciuto, potrei pure raddoppiare l'impegno annuale di ottobre, quello di scrivere per un mese intero un post al giorno.
Potrei, dovrei.
Intanto comincio con il cambiare la parte grafica del blog, scegliendo un'impaginazione più essenziale, soprattutto ringraziando le molte persone che lo leggono, facendomi sentire importante, mai solo, parte di qualcosa di più grande, di un tutto.

P.S. Ho a cuore molte persone, tre di esse le cito.
Giovanni, che oggi ha tagliato un traguardo a cui teneva e la cui giornata è senz'altro rosea.
Anna, che da sempre considera il primo marzo come il vero inizio dell'anno.
Mauro, colui che il foglio bianco lo scriveva a mano e appiccicava con lo scotch all'antina color panna della redazione di Etv: non lo sento da parecchio, ma gli voglio bene e non smetterò mai di essergli grato.

sabato 16 aprile 2016

La pazienza del corniolo (Non diamoci troppa importanza)

Il "cornus rubra" in fiore
I colori sgargianti hanno il sopravvento in questa stagione di principio ch'è la primavera, con le giornate che si allungano, la luce che si distende come vernice, senza bisogno di pennello.
Lascio da parte le misere preoccupazioni quotidiane, concentrando l'attenzione su una pianta messa a dimora a lato del giardino. E' un "cornus rubra" (chiamato comunemente "corniolo") ed era stato scelto quattro o cinque anni fa per la fioritura splendida, un rosa acceso e impertinente, uno spesso ricamo della natura, che lo adorna da cima a fondo.
Rari erano però finora i boccioli e rachitici i petali, fragili persino i rami, tanto che talvolta non nego mi sia passato per la testa di dargli un taglio, netto.
Quest'anno invece, in un aprile all'apparenza come tutti gli altri, forse un po' più caldo, forse un filo più umido rispetto a quello passato, ecco che il cornus s'è ammantato di quei fiori stupendi che invano negli anni scorsi avevamo aspettato e ora fa bella mostra di sé, tra lo smeraldo dei prati, il rosso dell'acero, il verde carico del faggio e quello più tenue del fico.
Lo osservo ogni volta che torno a casa e me ne compiaccio, pur non avendo io alcun merito, con la natura che semplicemente ha fatto il suo corso. Lo fa sempre, la natura. Semmai siamo noi figli frettolosi e impazienti del creato a pretendere di dettare i ritmi, a incapricciarci se il corso degli eventi è differente da ciò che desideriamo. Una consapevolezza che mi prostra e nel contempo porta conforto: se infatti esiste uno scorrere più imponente di qualsiasi nostro sforzo, eccessivo è allora ogni affanno e tanto vale abbandonarsi al fluire placido del tempo, che tutto modella, tutto plasma, a proprio piacimento. Ciò non significa disinteressarti di tutto, bensì non darsi eccessiva importanza, comprendere la giusta portata del nostro impegno, accettandone i limiti, sapendo che tutto non inizia e non finisce con noi, ma c'è stato sempre un prima e ci sarà sempre un dopo.