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venerdì 14 ottobre 2022

Fra' Martina (Quanta lieta giovinezza)

"Non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare".
Winston Churchill

C’è un dono, grande, che ha portato in dote il mio lavoro e che mi ha cambiato radicalmente, nel profondo, regalandomi uno sguardo nuovo, diverso.
Da quando il gruppo Sesaab ed Edoomark, insieme, hanno aperto il Mediacenter, ospitando ogni anno migliaia di ragazzi e ragazze, ho infatti la possibilità di un contatto con i giovani, un’immersione, la definirei, che altrimenti sarebbe inimmaginabile. È così che posso conoscerli, frequentarli, comprenderli ed essere compreso, apprezzarli, stimarli, imparare da loro.
Ecco perché ogni volta che mi capita di sentire una generalizzazione o discorsi nostalgici sul “noi eravamo meglio” balzo sulla sedia, mi si corruga la fronte, sento un fastidio quasi fisico, come di dita che pizzicano.
I giovani, le ragazze e i ragazzi sono speciali, sempre, in ogni epoca e in ogni luogo, portano una freschezza e uno sguardo sulla vita, sul mondo, necessari quanto l’acqua, l’ossigeno.
E non sarò mai abbastanza grato di diventare vecchio - sì, vecchio, un “boomer”, come direbbero loro, proprio dentro - avendoli però per compagni di viaggio, a darmi orizzonte e speranza che non tutto finisce, che siamo in buone mani, che non è il rumore di un albero che cade a determinare il destino, bensì i giovani alberi della foresta che cresce, senza che quasi ce ne accorgiamo.

P.S. Una di quelle giovani, Martina Fidanza, ospite da noi quattro anni fa, nel frattempo ha continuato a pedalare, diventando ieri l’altro campionessa mondiale e aggiungendo medaglie e titoli, uno in fila all’altro. Riporto volentieri qui l’intervista di allora (anche se mi vergogno un po’, nel vedere come era calma lei e agitato io) anche in omaggio ai ragazzi e alle ragazze che avevano preparato quella puntata e che non so dove siano, se all’università o al lavoro, in Italia o all’estero, pur se sono certo che non ci hanno dimenticato.

mercoledì 25 febbraio 2015

Il futuro è loro (Yes they can work)

Foto by Leonora
Il mondo che ci sembra più scuro, grigio, in verità i colori li ha: siamo noi adulti a non accorgercene, perché con l'età si guadagna in saggezza ma si perdono diottrie. Anche quelle del cuore.
Mi dico spesso che i nostri ragazzi se la caveranno, che il pianeta continua a girare da millenni e non deciderà certo di prendersi una pausa in coincidenza con il nostro passaggio. Un atto di fede più che una concessione alla speranza, mentre ieri no, ieri ne ho avuto una conferma tangibile, reale.
Merito di Edoardo, Valentina, Oscar, tre ragazzi di quarta superiore dell'Istituto Caniana di Bergamo (che è un po' l'equivalente della Ripamonti, a Como). Sono loro ad avermi rincorso per le scale e contattato, dopo che con centinaia di altri studenti erano rimasti in silenzio ad ascoltare alcuni responsabili del gruppo Sesaab, compreso il sottoscritto, sul mondo del lavoro e la scelta da fare, dopo che avranno concluso il loro corso scolastico.
Da me volevano il permesso di fare visita a Mediaon e fino a qui ci siamo: accade spesso.
Il bello è invece ciò che mi hanno spiegato dopo, cioè che sono una ventina e fanno parte di un progetto chiamato Yes We Can Work. L'obiettivo è di abbinare alle lezioni la possibilità di apprendere metodi, tempi e modi del lavoro, perciò si sono dati una struttura aziendale, con tanto di ruoli definiti. Edoardo ad esempio è il general manager, Oscar è lo "sviluppatore grafico multimediale", Valentina la responsabile delle risorse umane.
Mi ha fatto tenerezza e insieme suscitato ammirazione Valentina, dicendomi che stava parlando con me poiché il compito che le è stato assegnato è quello di ampliare le competenze in suo possesso: si occupa di grafica, ma deve imparare a relazionarsi con gli altri, a tessere rapporti. L'ascoltavo parlare e sentivo di assistere a qualcosa di immenso: non erano soltanto parole, era il passo del tempo, il rumore che fa il futuro quando irrompe sulla scena e segna un cambiamento.
Ignoro il loro destino, però da ieri la clessidra s'è ribaltata e mentre prima ero preoccupato per l'avvenire dei miei figli, coetanei di Oscar, Edoardo e Valentina, oggi ho la consapevolezza che sarà più dura per il sottoscritto e per tutti quelli della mia generazione, abituati a giocare con il futuro in difesa, mentre i ragazzi lo attaccano.
Una foto dell'incontro di ieri
P.S. Non conosco chi sia l'insegnante che sta seguendo i ragazzi di "Yes we can work" ma bisognerebbe farle un monumento o quanto meno un articolo. Il post scriptum riguarda tuttavia un episodio che la dice lunga sul ruolo ribaltato. Dopo aver parlato con i tre ragazzi, io ho estratto dalla tasca il mio telefono e ho detto: "Bene, lasciatemi un contatto. Va bene la mail, Twitter, Facebook...". "Guardi - mi ha risposto serio e inappuntabile come un vero professionista Edoardo, con la sua giacca di taglio moderno e la camicia bianca - innanzi tutto le lascio il mio biglietto da visita" e zac, mi mette tra le mani un rettangolo nero con scritto in positivo nome, qualifica, mail, telefono... E io, che i bigliettini li dimentico sempre a casa e li ritengo inutili, mi sono sentito per un'istante fuori luogo ma non ho detto nulla perché in realtà mi veniva da abbracciarlo. Guardavo lui ma vedevo Giacomo, Giorgia, Giovanni, Alberto, Silvia, tutti i ragazzi che conosco e mi sentivo contento, sereno.


domenica 15 giugno 2014

Mani avanti e due post scriptum

Foto by Leonora
"Come va?". Me lo chiedono in molti, con la premura di coloro che si preoccupano, che hanno a cuore il mio bene e non si fidano delle apparenze, vogliono scavare a fondo, per accorgersi che ciò che appare sia anche vero.
"A volte quando ti leggo ho il dubbio che tu voglia comunicare al mondo VA TUTTO BENE perché poi questo si rifletta su di te" mi scrive Lara, che pur da distanze siderali coglie spesso il bersaglio. Può darsi. Ma tutto bene va davvero. Sono stato catapultato dagli eventi in una dimensione completamente nuova, con il vantaggio di un paracadute ampio ma comunque il vuoto sotto i piedi e anche sopra, come quei pulcini d'aquila o di corvo che la madre spinge con il becco giù dal nido, sapendo che l'unica possibilità per sopravvivere è quella di volare, solo che il balzo all'inizio fa spavento e mancare il fiato. Il salto di cui scrivo non è il lavoro mio, alla Sesaab, bensì il futuro dell'informazione, la capacità di autotrasformazione di un mondo che deve adattarsi per non rischiare l'estinzione nel volgere di qualche anno.
Premesso ciò, quando dico che va tutto bene non esagero. Il gruppo di persone con cui lavoro è splendido, rivedo in loro ciò che ero e che in definitiva sono: persone che si appassionano a quello che fanno, non distinguendo la vita dal lavoro, in modo che la prima sia piena e il secondo niente affatto pesante, monotono. Ciò che apprezzo di più è il clima, molto "smart", assai professionale, senza disdegnare l'aspetto gogliardico. Ed io, che in questo senso sono impagliato come un gufo, rischio di sbatterci il muso.
Ad esempio, è consuetudine in ufficio non lasciare mai il pc in uso quando lo si abbandona, anche soltanto per qualche secondo. Se lo si fa, se non lo si blocca con ctrl+alt+canc, il rischio concreto è che qualcuno acceda alla tua pagina Facebook e posti una frase sconcia oppure che combini uno scherzo, com'è capitato a Silvia, che si è ritrovata incinta senza saperlo, con tanto di test di gravidanza annesso. Divertente, penserete voi, ma provate a spiegarlo al fidanzato di Silvia o anche a lei, che a distanza di settimane (ne sono testimone!) viene tuttora avvicinata da conoscenti che le dicono con trasporto: "Silvia! Ma complimenti!!!".
P.S. Scrivo tutto ciò a futura memoria, perché evitarlo sarà imposssibile, lo so, e allora tanto vale mettere le mani avanti, tentando di attutirne le conseguenze in qualche modo. Non essendo io sveglio quanto loro, cerco di adattarmi come posso. Quando capiterà infatti potrò inserire tra i commenti questo post, rendendo credibile ciò che credibile non lo sembrerebbe affatto.
P.P.S. "Ma come? Non c'è proprio rispetto" penserà qualcuno. Invece c'è. Proprio perché ho qualche anno in più di loro e vengo da un incarico di generale col pennacchio, mi sono stati concessi tre giorni di tempo per allenarmi a bloccare il computer. "Ultimo avvertimento" c'era scritto su un post-it appiccicato al monitor, ieri l'altro, mentre mi ero allontanato per un amen, il tempo di fare otto metri, prendere un foglio dalla stampante e tornare indietro. Lì ho capito che non ce l'avrei mai fatta, che la sciabola si sarebbe abbattuta inesorabile, prima o dopo. Così ho pensato a questo post, che non mi mette al riparo ma spero sia un salvacondotto.

lunedì 9 giugno 2014

L'alieno (il primo giorno del nuovo lavoro)

Foto by Leonora
Ed eccomi qui, in una stanza sette metri per cinque, luminosa e affollata di ragazzi giovani, brillanti, che è un piacere ascoltarli e anche soltanto vederli, concentrati ciascuno sul computer e con una finestra aperta sul mondo. Il clima mi ricorda quello della redazione cronaca quando lavoravo alla Provincia di Como, anche se lì conoscevo già tutti mentre oggi sono straniero.
Ricominciare a quarantasette anni, quasi quarantotto. Con l'imbarazzo e l'emozione di essere un marziano, capitato nel luogo giusto al tempo sbagliato: una generazione in ritardo. Però il maestro Manzi aveva ragione e non è mai troppo tardi per imparare, così da oggi sono operativo a tutti gli effetti, come "amministratore con delega alle attività editoriali" di Mediaon, la società del gruppo Sesaab che si occupa dello sviluppo web. Nei prossimi mesi la base operativa sarà qui, a Bergamo, anche se avrò un punto di appoggio pure a Como e se girerò parecchio, per esplorare le nuove frontiere di tecnologia ed informazione, formando a mia volta chi tra i colleghi avrà il desiderio di farlo. In più continuerò a scrivere articoli, a fare il giornalista insomma, che è poi ciò che sono.
"Ma cosa è andato a fare il Giorgio?" ha chiesto l'amica e coetanea Carla a mia mamma, ieri l'altro, sentendosi rispondere da mia mamma medesima: "Boh, guarda, non l'ho ben capito e mi sa che bene bene non l'ha capito anche lui". Mi ha fatto sorridere, sentendoli raccontare, sia per il tono che ha usato sia perché tutti i torti non li ha, avendo intrapreso una strada che in buona parte è da disegnare, dal principio.
Quel che è certo è che mi metterò al servizio di tutti i colleghi del gruppo e che baderò principalmente a non creare divisioni, ad essere elemento di unione, di alleanza, nella convinzione che soltanto insieme (giornalisti e tecnici, tradizione e innovazione, informazione e comunicazione…) potremo superare questa doppia crisi, economica e del settore editoriale.
Bene, per il primo giorno sulla plancia di Star Trek è tutto. Data astrale 20140609, non è il comandante Kirk che vi saluta, né il signor Spock, però mi piace già un sacco.

giovedì 22 maggio 2014

Cambio lavoro (terza svolta, sempre dritto)

Foto by Leonora
La notizia era nell'aria da qualche tempo, l'ufficialità è arrivata soltanto con il giornale in edicola oggi, con l'articolo di fondo che ho scritto per spiegare le ragioni di una scelta, salutare colleghi, collaboratori e lettori, scusarmi per gli errori che posso avere commesso, ringraziare tutti per il bene che mi hanno voluto.
Da settimana prossima non sarò più direttore del Cittadino e di Monzabrianzatv, a breve comincerò una nuova avventura, con un ruolo diverso ma identica voglia di dare il massimo e combinare qualcosa di buono.
Per adesso bado a chiudere al meglio questa esperienza, eccezionale e irripetibile, fin dall'inizio (e me ne accorgo dalle parole che avevo scritto qui e anche qui, allora).
Pur in un momento economico difficile sono stato messo nelle condizioni di lavorare ottimamente, godendo di una libertà eccezionale, cercando di farne buon uso, con responsabilità (perché c'è soltanto una sciagura peggiore di non avere libertà: averla e sprecarla). E' proprio per riconoscenza verso quanto ricevuto e stima nei confronti dell'intero gruppo Sesaab che mi preparo ad affrontare una nuova sfida, con rinnovata energia ed entusiasmo.
Ieri, quando ho annunciato l'addio ai colleghi, avevo la voce strozzata. Non me ne vergogno: avere cuore significa anche portarne il peso.
Avrei mille altre cose da scrivere, ma per oggi basta così.
Per tirare le somme ci sarà tempo, proprio come per raccontare passo passo ciò che andrò a fare tra poco, ricominciando un ciclo iniziato esattamente sei anni fa (il 3 giugno 2008 venivo assunto a La Provincia di Como) e che ogni tre anni mette la freccia e svolta. Guardando avanti, andando dritto e ringraziando il cielo.