Visualizzazione post con etichetta coraggio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta coraggio. Mostra tutti i post

sabato 10 febbraio 2024

Ma quali palle (Il grande inganno)

Io non lo so, figlia mia, se tutto il gran parlare di "patriarcato" contribuirà a raddrizzare qualcuna delle molte storture che tuttora resistono oppure se il tifo da stadio che si scatena su tutto - o di là o di qua, o con me o contro di me, bianco o nero - immergerà in una melassa di qualunquismo e di banalità ogni ragionevolezza e buon senso. Così come ignoro il giusto o lo sbagliato su molte questioni.
Quasi tutte, a dire il vero.
Se c'è una cosa che però mi risulta chiara è quanto truffaldino sia indicare ad un attributo maschile - "le palle" - qualità che noto spessissimo declinate al femminile: il coraggio, la schiettezza, la perseveranza, la forza, il puntiglio, l'audacia. E se fino a qualche tempo fa pure io, a mo' di complimento, dicevo: "Ha le palle", ora mi mordo la lingua, vergognandomi persino.
Perché le molte donne al comando che stimo, e anche quelle con ruoli di minore visibilità, ma di eguale responsabilità e servizio, non sono quelle emerse scimiottando irruenza o cinismo, bensì aggiungendo alla determinazione sensibilità, stile, spessore umano, garbo.

P.S. È stato un mese, quello appena archiviato, immerso in un'esperienza totalizzante, trascorsa con le ali ai piedi e un cuore a gonfie vele, impegnato come non mai e al tempo stesso mai stanco. Non aggiungo altro, per adesso. Se non un "grazie", perché davvero sono un uomo fortunato. 

sabato 23 ottobre 2021

Inciampo (Un tiro di dadi)

Einstein sbagliò quando disse: "Dio non gioca a dadi". La considerazione dei buchi neri suggerisce infatti non solo che Dio giochi dadi, ma che a volte ci confonda gettandoli dove non li si può vedere.

(Stephen Hawking)


Camminavate una accanto all'altra, a un certo punto dandovi la mano, per superare il marciapiede, un cordolo troppo alto per lei, debilitata da una lotta ad armi impari, che da mesi la logora, intaccando morale e fisico.
Tu non l'hai abbandonata e ora ti schernisci, quando qualcuno lo sottolinea, rispondendo sarcastica a tono: "Da quanti anni è che ci sopportiamo?".
Molti. Più di quanti appaiono a un conteggio di spanne, considerato che nella testa restiamo ragazzi e per l'adolescente che ero voi, più grandi di qualche anno, eravate bellissime, una bionda e l'altra mora, irraggiungibili, soggetto proibito di desiderio.
Eravate un sogno e, come tutti i sogni, non è mancata l'alba in cui c'è toccato aprire gli occhi e alzarci dal soffice del letto.
Tu sei rimasta single, lei s'è sposata, ha avuto una figlia, due nipoti e un male che le s'è appiccicato addosso, nel momento esatto della parabola di vita in cui ci si prepara alla serenità della discesa, per gustare decenni di tramonto.
Vi ho ritrovato insieme, oggi, e in cinque minuti ho detto a entrambe più di quanto abbia mai fatto prima, per timidezza quando ero piccolo, per pudore una volta diventato adulto.
Ne sono restato contento, pentendomi tuttavia per non averlo fatto prima, per non avere trovato audacia e coraggio per dirvi esplicitamente ciò che avete significato per il ragazzo che ero e, di sponda, per l'uomo che sono.


P.S. Ho scritto in prima persona a te, ma è a lei che penso spesso, incapace di immaginare quanto in questi mesi sta provando, insieme ai suoi cari, sconsolato per la beffa di un inciampo che la sta privando delle gioie grandi e piccole di ciò che ha costruito. Davvero il destino è un tiro di dadi senza senso apparente, almeno a scorgerlo da questa parte della finestra sul mondo.

sabato 22 agosto 2020

Ho molto taciuto (Sbagliando)

Viviamo attimi intrecciati come un canestro di vimini: a guardarli da lontano sembrano un tutt'uno, da vicino invece si notano giunture, spazi, fessure, intagli, rammendi.
Osservo con questo spirito le migliaia di immagini pubblicate in questi giorni da amici e conoscenti e persino da sconosciuti nei più disparati luoghi di vacanza.
Me ne curo poco, guardo e passo, senza invidia o, peggio, astio.
Propenso per natura a godere delle gioie altrui e sapendo che in ogni caso, come ho scritto all'inizio, non tutto è oro ciò che luccica, sono sinceramente contento per chi è in villeggiatura, per chi gusta appieno il proprio tempo e anche per chi bleffa, trovando in quel bluff la sua coperta di Linus.
Per quanto mi riguarda evito di mettere eccessivamente in piazza i momenti lieti, un po' perché non sono memorabili, un po' per una sorta di pudore iniettatomi nelle vene fin da piccino, quando il riposo e ancor più la vacanza erano un lusso imparentato stretto alla colpa, visto che il pane si guadagna col lavoro e ogni giorno senza fatica era considerato una sorta di mangiare a ufo.
Astenersi, non ostentare, passare inosservati, evitare di proferire verbo. Ottimi modi per farsi voler bene da tutti, per scansare critiche, per non collezionare maldicenze a grappolo.
Come ricordava Franca Valeri poco prima di lasciare questo mondo, dall'alto dei suoi cent'anni appena compiuti: "Io sono molto benvoluta e mi chiedo il perché, se me lo merito. Poi, riflettendo, qualcosa ho fatto: ho taciuto molto. Non è poco".
Una verità assoluta, che tuttavia non preclude la possibilità di stimare chi invece rema contro, chi ogni giorno si schiera, prende posizione, rompe l'omertà, indossa una casacca, persegue qualcosa in cui crede, si ribella alla condizione di eunuco.
Lo scrivo per chi la pensa come me e per quanti mi sono distanti anni luce, per coloro che espongono le loro tesi col fioretto e per chi usa clava e megafono, per chi credo abbia ragione e ancor più per chi ha torto marcio.

P.S. Ci ho girato attorno, avrei potuto mettere un nome fin dall'inizio: Marco.
Marco Migliavada, il mio amico Marco, con cui sono d'accordo sul nocciolo di tutto ciò che nella vita conta davvero, anche se lui ha una capacità non comune di mettere ovunque i distinguo.
Marco ha deciso di proporsi come consigliere comunale del proprio paese, Casnate con Bernate, in provincia di Como.
Di Marco so che è il politico meno bravo del mondo, se per politico si intende colui che dà ragione a tutti, che mette al primo posto il consenso, che trova su ogni scelta un compromesso, ma se dovessi affidare vita e portafoglio a una persona scrupolosa, limpida, capace di mediazione e intellettualmente onesta, su lui punterei senza batter ciglio.
Non so come andrà a finire alle elezioni di metà settembre, però di una cosa sono grato a lui e a tutti gli altri che si candidano, a prescindere dallo schieramento: di metterci la faccia, di non aver "taciuto", espiando le molte, troppe volte in cui avrei potuto farlo e non l'ho fatto io.

domenica 8 luglio 2018

Tu non avere paura (E mantieniti saldo)


https://www.flickr.com/photos/lyonora/6128097872/
Se si procede spediti gli ostacoli si avvertono meno. L'ho constatato stamattina, mentre correvo e tu con la bicicletta mi pedalavi accanto.
Il sentiero nel bosco era irto di pietre e man mano che procedevi rischiavi di perdere l'equilibrio. "L'equilibrio - ti ho detto - è più facile da trovare se si va veloci".
"Ci sono i sassi" hai replicato, eppure anche per i sassi vale lo stesso: andare svelti è un trucco per sentirli meno, per superarli di slancio. "Per farlo occorre innanzi tutto coraggio, non temere di incespicare, di ruzzolare a terra, importante è concentrarsi, mantenere la tensione nelle braccia, tenendo saldo il manubrio".
Mi hai ascoltato, anche se non ti ho affatto convinto. Un secondo dopo, lo sguardo serio serio, con i tuoi dieci anni asciutti asciutti e le gambe da merlo, hai stretto le manopole fino a farti diventare bianche le nocche e guardando dritto sei partito a razzo, pronto a dimostrare che paura non ne avevi e anche se l'avevi non volevi ammetterlo.
Per un chilometro e mezzo non hai proferito verbo, poi quando la campagna è finita e le ruote hanno toccato l'asfalto liscio ti sei illuminato e nonostante i venti metri che ci separavano ti ho sentito esclamare contento: "Oh, qui sì che è bello".
Già. Quando tutto fila liscio è bello, eppure non ce ne accorgeremmo senza affrontare e superare gli ostacoli che troviamo lungo il cammino. Grazie per avermelo ricordato.

mercoledì 10 ottobre 2012

Fiero di lei

Foto by Leonora
Da quattro o cinque giorni covava qualcosa e sbuffava quanto una mantice. Una locomitiva, meglio, anche se - per motivi giorni prima evidenti e poi via via sfumati - dallo scorso fine settimana non c'eravamo scambiati verbo. Così quando ieri sera l'ho vista attraversare tutta la sala, afferrare il microfono e chiedere la parola mi sarei voluto fare piccolo piccolo e scomparire persino, temendo che fosse fraintesa o che vista l'ora tarda e il clima torrido della serata la pazienza del pubblico fosse ancora più labile e poco propensa ai distinguo e alle provocazioni fuori tema (in certe circostanze la platea è una tigre, assai più propensa ad azzannare che ad essere addomesticata). Man mano che parlava tuttavia, mi rendevo conto di quanto il mio timore fosse meschino e il suo ardire evidente, limpido, contagioso persino.
Il soggetto è mia moglie, Isabella, e il contesto il consiglio comunale aperto indetto dal sindaco Palamara per spiegare le ragioni della chiusura delle scuole di via Bulgaro e l'ammassamento improvviso, improvvisato e provvisiorio nella struttura di via Volta. Una serata a cui ho partecipato per non tradire le aspettative di Isabella, appunto, e di mio figlio maggiore, Giacomo, che ha un senso civico inversamente proporzionale alla passione per la matematica.
Ora, della serata in sé non ho molto da dire. Quattro o cinque cose al massimo, a mo' di appunto.
Primo: osservando le reazioni della gente m'è parso di cogliere una rabbia, un'insofferenza, pronta a sfociare addirittura in violenza. Ormai si percepisce chiunque come "casta" dappertutto e come mi diceva Martina a pranzo, quest'oggi, "in ogni politico vedono Fiorito".
Secondo: il torto maggiore del sindaco credo sia stata la poca chiarezza e i molti punti interrogativi di tutta la faccenda, che hanno portato a una discussione surreale per qualunque osservatore esterno. Un po' come chiedere a un bambino: vuoi più bene al papà o alla mamma?
Terzo: se tutto fosse chiaro e alla luce del sole, non c'era neppure da discutere. Il sindaco nel maggio scorso, prima delle vacanze estive, avrebbe chiamato i genitori, informato dello stato della struttura di via Bulgaro e ordinato verifiche puntigliose sullo stabile, in modo da arrivare a inizio settembre con una relazione tecnica esaustiva e decidendo insieme il dà farsi, se chiudere la scuola e procedere immediatamente ai lavori oppure, in caso di nessun pericolo, avviare tranquillamente le lezioni. Così non è stato: per mesi non hanno detto nulla, poi ad agosto inoltrato la decisione e a settembre la sorpresa.
Quattro: i tempi della decisione, i modi e la scarsa informazione hanno portato il sospetto che oltre la nobile facciata dell'attenzione per la sicurezza degli innocenti si celasse un'astuta (apparentemente astuta) scelta politica, cioè quella di un valzer degli edifici scolastici, ungendo la volontà amministrativa con il fenomenale balsamo della necessità tecnica.
Quinto: più che i disagi, decisiva in questi giorni mi pare esser stata la sensazione di esser presi in giro che accomuna molti genitori. Nessuno sano di mente può infatti biasimare una scelta che va nella direzione della sicurezza, ma se sento che questo è il tranquillante per far passare altre decisioni sopra la mia testa, allora mi arrabbio e mi impunto, pretendendo chiarezza.
Per il resto, concordo con quello che ha detto Isabella, la cui scintilla che ha scatenato il sacro fuoco è stata la visita che ha fatto ieri pomeriggio nel cantiere quasi ultimato della biblioteca, che il sindaco vuole trasformare cocciutamente in scuola. "E' bellissima, un gioiello" dice Isabella, che a differenza mia non ha abbandonato la speranza che il primo cittadino si ricreda, che non compia lo scempio di fare come si fa con i vestiti vecchi, ricavando un paletot da una giacca o mettendo insieme una scarpa e una ciabatta.
"Cambiare la destinazione d'uso significa affossare definitivamente la possibilità che nel centro di Lurate sia piantato un seme di conoscenza, di dialogo, di incontro, di cultura". Questo ha detto Isabella, senza badare al fatto che sulla persona Rocco Palamara non abbiamo pregiudizi, che per noi è un onore avere per amica sua moglie Teresa e i suoi figli Giuseppe e Simone e anche lui, che abita dirimpetto a nostra cognata ed è sempre cortese, gentile. Però se come sindaco sbaglia non glielo mandiamo a dire. Mia moglie più di me, perché oltre ad esser più chiara è pure più coraggiosa ed è anche in momenti come questo che io sono fiero di averla sposata.