
Luca gioca in porta, ha un bel viso, caschetto di capelli biondi e sguardo sempre serio. Luca non può distrarsi nemmeno un attimo, perché è un po' più basso degli altri e ogni tiro, se non è più che attento, diventa insidioso. Luca ha sempre voluto fare il portiere e non si è mai arreso: alle insistenze della mamma perché facesse altro, ai sorrisini degli avversari e del pubblico. Luca non riceve regali e non fa sconti a nessuno: tra i pali è un gatto, ha coraggio e cuore per mettere a tacere chi è scettico, dimostrando che non bisogna essere giganti per difendere quella linea bianca che separa il nulla dal tutto. Una donna, dietro me, quando a fine partita l'ha notato passare insieme con i compagni a bordo campo, ha detto alla vicina di posto appena arrivata: "Eccolo lì, il portierino. Dovevi vederlo giocare". Ieri l'ho visto. E dentro di me ero contento, pur se giocava contro la squadra di mio figlio e si meritava gli applausi e l'ammirazione di chi era in tribuna. Tornando a casa ne ho parlato proprio con Giacomo, dicendogli che quel ragazzo è in qualche modo un modello e un esempio, poiché dai propri limiti ha saputo trarre il meglio, affinando quelle doti (la concentrazione, la reattività, la perspicacia, il senso della posizione, l'essere deciso...) che gli permettono di supplire e di fare bene lo stesso. Lo scrivo qui, pro memoria innanzi tutto per me stesso, confidando che Luca non smarrisca l'umiltà, anche quando in altezza raggiungerà i compagni d'età, ricordando che nella vita come in mare, sono gli scogli a far salire le onde più in alto, talvolta sfiorando il cielo.
Foto by Leonora