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sabato 17 settembre 2011

Godersi la vita senza venderla

E Dio creò la colpa, perché la perfezione avrebbe reso l'uomo pazzo. M’è venuto in mente stamane, mentre facevo scendere dal distributore automatico una bottiglietta d’acqua e pensavo che davvero sono di poche pretese, che mi accontento.
“E se dovessero levarmi tutto?” ho pensato.

La salute, i figli, gli amici più cari… Anche la casa, la mia casa. Le cose importanti insomma.

No, quelle no. Ma il resto? I piccoli privilegi che pian piano uno si conquista, i benefici di un lento e paziente accumulo?
Sto uscendo dal seminato, ritorno al punto. L’asceta che non ha desideri o, peggio, che non conosce vizi, rischia una durezza che schianta chi gli sta accanto.

Pur essendo immune da alcuni vizi (invidia, avarizia, ingordigia, brama di potere e ricchezza...) sono comprensivo con chi ne è ostaggio poiché conosco i punti deboli, le tentazioni, gli errori che commetto io stesso.

Cambio pagina, nel senso letterale, e mi imbatto nelle intercettazioni su Berlusconi, Tarantini e tutto il circo Togni (mi perdoni il buon Togni) che si portavano appresso.

I commenti sulla faccenda si sprecano e non sarò io a estrarre dalla custodia il trombone per aggiungere all'ampio coro il mio fiato. Del resto, su un uomo che si vanta in una sera di averne avute alla porta undici ragazze ma di essersela spassata soltanto con otto, avevo già scritto tempo fa. Stavolta cambio spartito, o almeno soggetto, mettendo a fuoco l'altra parte del letto. Non è più lui, il satrapo, bensì le cortigiane che mi lasciano stupito.

Leggo un passaggio di Guido Ruotolo ("La Stampa") in cui si scrive dell'insistenza con cui Tarantini convinceva le ragazze a concedersi al primo ministro. "Chi è fidanzata e non vuole tradire, chi è a Parigi...". Faticava, nell'opera di persuasione, ma alla fine riusciva.

Ed è qui che mi fermo. Perché se penso a me stesso sulla soglia degli ottant'anni, come ho già detto in un post di un anno fa, mi immagino su una panchina sotto il faggio, a giocare con in braccio i nipoti o a leggere un libro e non in un guazzabuglio di gambe e seni da far venire l'infarto pure a un toro.

Ammesso che io possa impazzire, che la lussuria sia l'ultimo appiglio a una vita che mi sta sfuggendo di mano, vorrei che "chi è fidanzata" e ha sessant'anni meno dell'uomo che la vuole concupire voglia continuare a "non tradire" il suo fidanzato e che "chi è a Parigi" non si sogni nemmeno di tornare e se ne stia là, a godersi l'esistenza al meglio.

Se la domanda è incontrollabile, sull'offerta possiamo immaginare un freno?

Non posso infatti assicurare - ahimè - sulla mia salute mentale e sulle derive che possa prendere una navicella svuotata di regole e allo sbando, però posso insegnare qui e ora a mia figlia Giorgia la linea neppure troppo sottile tra il giusto e lo sbagliato, tra l'ambizione e la decenza, tra la frivolezza e la dignità del proprio corpo, oltre che dello spirito. Godersi la vita non significa venderla, neppure a caro prezzo. Perché una volta che l'hai venduta, non è più tua.



Foto by Leonora

domenica 6 marzo 2011

Piange il telefono (e anch'io non rido)


Vorrei dire qualcosa di sinistra: le intercettazioni telefoniche non si dovrebbero pubblicare, prima che sia finito il processo. Mi domando per quale oscuro mistero Berlusconi possa talmente condizionare migliaia di persone e i buoni principi che in secoli di convivenza civile abbiamo conquistato. Chi sbaglia? Lui a dire una cosa giusta, anche se lo fa per tornaconto personale e interesse privato, oppure chi rinuncia alla parte della ragione, soltanto per fargli un dispetto? Non sono mai stato un uomo di sinistra, nonostante sia finito come "comunista", peggio, come "cattocomunista", nel tritacarne di chi applica alla politica il tifo da stadio. Anche in questo, cerco di non farmi condizionate, perché questa sì sarebbe una tragedia: costringerci alle regole di chi non la pensa come noi, abbassarci al livello che altri hanno creato. Io mi ritengo un moderato, sforzandomi di giudicare gli atti e in second'ordine le parole, in virtù del contenuto e non perché chi le ha proferite mi è simpatico o antipatico. Della sinistra apprezzo l'attenzione verso i più deboli, l'idea di pari opportunità per tutti, un certo rigore morale; della destra il rispetto per la legge e per l'ordine, il riguardo per i valori della tradizione, dei padri. Oggi non vedo che confusione, ripicche, negazioni dei principi, nel tentativo di far lo sgambetto all'avversario. Da parte mia, cerco di badare più a ciò che è giusto e meno a ciò che è conveniente. Dicevo delle intercettazioni. Da giornalista mi ingolosiscono, poiché la loro pubblicazione fa vendere migliaia di copie e con le copie vendute noi campiamo. Ma da cittadino non posso far finta di nulla e negare ch'è ingiusto rendere pubblico un colloquio telefonico, in cui non traspare nulla di illegale, ma giudizi grevi o volgari, come credo siano buona parte delle conversazioni al telefono, comprese le mie, che nell'intimità del dialogo assomiglio più a un camallo del porto di Genova che ai probiviri di Oxford. Una legge in questo senso è necessaria, oltre che auspicabile. Qui non è questione di Berlusconi o non Berlusconi, bensì di civiltà, e non sono disposto a fare sconti a nessuno, neppure a chi cerca di fare (inutilmente) lo scalpo di un politico che non stimo, né ammiro e che giudico responsabile di buona parte del dissesto morale e sociale per cui "tutto è niente" e non si sa più dove stia di casa la serietà. Ma proprio per questo non posso permettermi di essere poco serio anch'io. Io voglio tornare a vivere in un paese diverso da quello in cui se voto questo sono bravo, se voto quell'altro sono colluso, mafioso o comunista, statalista o effemminato. Voglio continuare ad avere fiducia nei giudici, continuando a dire che è uno scandalo se i tribunali chiudono - come di fatto avviene - due mesi all'anno, con quel carico di arretrati che pende al collo di migliaia d'imputati in attesa di processo. Voglio continuare ad avere fiducia nella democrazia, sostenendo però che chi ha avuto più voti non può essere immune da leggi che valgono per tutti, compreso chi è eletto, fosse pure con un plebiscito. Voglio - più di ogni cosa - chiudere gli occhi e svegliarmi già domani, ma senza trovarmi io stesso cambiato, diverso, in qualche modo contaminato da questo tempo per troppi aspetti livoroso e perverso.


Foto by Leonora