Visualizzazione post con etichetta perseveranza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta perseveranza. Mostra tutti i post

giovedì 14 ottobre 2021

Chi l'ha dura (Perseverare)

“Sono convinto che circa la metà di quello che separa gli imprenditori di successo da quelli che non hanno successo sia la pura perseveranza.”
(Steve Jobs)

"Volli, volli, ostinatamente volli".
Tu chiamala, se vuoi, cocciutaggine.
Dicono - da Darwin in poi - che alla fine non ce la fa il più forte, bensì chi meglio si adatta.
Io non trascurerei la resistenza. 
Quanti colleghi migliori di me, quanti compagni di scuola dimostravano più talento o carisma, quanti si sono fermati, sul ciglio della strada, prima di arrivare alla meta, di realizzare il loro sogno o un proposito che avevano in testa.
Se dovessi lasciare un messaggio nella bottiglia per i miei figli, affinché trovino soddisfazione nel lavoro e più in generale nella vita, indicherei questi:
  • chiarezza di visione, per capire cosa voglio, qual è l'obiettivo, la meta
  • perseveranza, quell'ostinata volontà di continuare, di non arrendersi, di avanzare a dispetto delle difficoltà, delle delusioni, degli ostacoli incontrati lungo il cammino.
P.S. Dedicato a Nadia, che mi legge di notte e che quello che ha ottenuto, nella vita, lo ha afferrato sbucciandosi le nocche, con le dita, discostandosi dai modelli in cui volevano ingabbiarla e spiccando il volo, lanciandosi nel vuoto e poi prendendo quota. So che sta attraversando un momento lavorativamente non facile e che la stima altrui non basta, per cui dovrà attingere a tutte le riserve di energia. Di una cosa però sono certo: non perderà il sorriso, la freschezza, l'esuberanza. Perché fanno parte di lei. Sono la sua forza, la sua sostanza.

mercoledì 7 ottobre 2020

Mamoli e mammole (Speranza)

Nel giorno in cui sui giornali tiene banco la saccenteria presuntuosa del ministro Speranza - che non concedendo nulla al suo cognome innesca una pallida polemica mettendo in alternativa scuola e sport, come se non concorressero entrambi al pieno sviluppo della persona - mi trovo innanzi, nel parco Loreto, a Bergamo, una scena bellissima.
Nell'anello di sentiero tra alberi e prati una dozzina di ragazzi e soprattutto ragazze corrono a perdifiato, con un professore che tiene il tempo e incita.
C'è chi sbuffa, chi arranca, chi impreca, chi non lascia trasparire una piega del volto.
Nessuno però cede, nessuno si tira indietro.
E' una vera ora di educazione fisica, come forse io in cinque anni di liceo non ho mai fatto, pur se stavamo in movimento, giocando a basket o a calcio.
Non oso dire nulla, prima di imboccare il cancello chiedo a una studentessa qual è l'istituto che frequentano. "Il Mamoli" mi sussurra, con l'esigue fiato che le resta in gola senza però mancare l'accenno di un sorriso.
Bene. Oggi ho visto un pezzetto dell'Italia che funziona, di un paese che ha futuro e pure speranza, scritto minuscolo, per non confonderlo con chi il fiato lo utilizza invano.

P.S. Erano più ragazze ho scritto. In effetti di ragazzo ne ho notato solo uno. Lievemente sovrappeso, correva a passo di trotto e sbuffava quanto un mantice, tanto che per qualche istante ho temuto stramazzasse al suolo o buscasse un infarto, accasciandosi esanime al suolo. Invece no. Con fatica, ma anch'egli ha raggiunto l'obiettivo dei giri fissato, ha tenuto duro. L'immagine di quel ragazzo, che a prima vista pareva mio figlio Giovanni l'anno scorso, mi ha "accompagnato" tutto il giorno. Facile emergere quando si è dotati di talento, assai più arduo - e parimenti meritevole - stringere i denti e non lasciarsi prendere dallo sconforto quando occorre sacrificio. Me lo ricorderò ogni volta che a voler arrendermi, per qualsiasi ragione, sarò io.

giovedì 2 luglio 2020

I calzini di Godot (Mezzo milione e un grazie)

C'è sempre un calzino che avanza ed è forse questo il bello della vita.
Li guardo così, impilati uno sopra l'altro, sulla mensola dell'angolo lavanderia, orfani colorati in attesa di un ricongiungimento che non arriva.
Saranno una dozzina e nei giorni in cui mi sento riflessivo provo a ipotizzare dove diavolo siano finiti gli altri: dimenticati in un borsone sportivo, imboscati nell'anfratto di un armadio, abbinati erroneamente ad altre paia, bloccati nel cestello o nella guarnizione circolare dello sportello della lavatrice.
Lì, ogni tanto, guardo. Borsoni o armadio non immagino neppure di ispezionarli, mentre la lavatrice stuzzica l'investigatore che c'è in me: prima controllo sommariamente, tasto con la mano, poi, non contento, mi metto in ginocchio e infilo la testa, più puntiglioso di un fiscalista.
Generalmente è in quel momento, quando realizzo di aver scovato nulla e di trovarmi in una posizione imbarazzante, che realizzo l'effimera inutilità di tanta parte delle azioni quotidiane e nel contempo l'ammirabile ostinazione con cui ogni santo giorno usciamo dal letto e ci mettiamo in pista.

P.S. Questo post non volevo scriverlo. Per molti motivi. Il principale è che in questo tempo sento forte la banalità di ciò che mi passa per la testa e tutto mi pare già stato detto, per cui nulla vale la pena, meglio rinunciare, attendendo - se mai arriverà - l'illuminazione lampante, definitiva.
Come ogni Godot che si aspetta, alla fine però mai arriva. Esattamente come i calzini spaiati di cui sopra.
La differenza allora (nella scrittura come nell'esistenza umana) non la fa il genio, il talento, bensì la cocciutaggine, la perseveranza, l'obbligo del fissarsi una meta e raggiungerla, costi quel che costi, senza troppi scrupoli, facendo leva sulla stessa irrilevanza che prima paralizzava. È così che da oltre dodici anni questo blog tira avanti, riportando nulla di fondamentale, se non appunti di viaggio che - come conferma il totalizzatore qui a fianco - hanno superato il mezzo milione di visualizzazioni. Saranno anche effimere, ma sono comunque un pezzetto di vita.