Venti righe. Indro Montanelli sosteneva che in venti righe si può raccontare tutto. Bastano tre parole invece per spiegare le ragioni di questo blog: comunicare, in libertà. Per il resto, vale per me ciò che scrisse Jorge Luis Borges, "I miei limiti personali e la mia curiosità lasciano qui la loro testimonianza".
mercoledì 4 ottobre 2023
Hai voluto la bicicletta (E io sto fermo)
sabato 9 settembre 2023
Partorito due volte (Un uomo)
sabato 31 luglio 2021
Il cielo d'Irlanda 2 (Il trapezista ostinato)
Venirti a trovare non è stata una mia idea, pigro come sono e riottoso a mettermi in moto, preferendo viaggiare con la mente, come spesso mi capita, tuttora, nonostante gli anni.
A insistere è stata piuttosto tua madre, con l'ostinazione e la tenacia che la distingue, premiata da quell'abbraccio nel ritrovarti che mi ha fatto sentire grande e al tempo stesso piccolo, rispetto al bene che lei ti vuole (e qui ci sarebbe da aprire una parentesi, che infatti apro, sul nodo che lega due creature che hanno condiviso uno stesso grembo, un sentimento che in natura, per intensità e frequenza di vibrazioni, non ha pari, schianta qualsiasi paragone con il resto).
Ho archiviato tutto ciò nel seminterrato dei ricordi, assaporandolo di tanto in tanto, consapevole che ogni giorno qualcosa si perde, ma alla fine, per decantazione, resterà il meglio, il nocciolo delle emozioni, cioè il piacere di averle provate.
Se ne scrivo qui è proprio per lasciare un segnaposto, un pro memoria per i giorni a venire, abbinato all'orgoglio di aver visto lì una parte dell'Italia migliore, i tuoi amici di Caserta e di Salerno e di Bari, che in quel paese dove per gran parte dei giorni piove e tira vento si guadagnano un poco più del pane e lo fanno senza fanfare né medaglie, impegnandosi, in silenzio.
P.S. Mi hanno insegnato che "chi si loda si imbroda" e che "ogni scarrafone è bell' 'a mamma soja", perciò non mi sfiora neppure il pensiero di caricarti sulle spalle elogi fuori luogo.
A differenza di chi parte per necessità tu lo hai fatto per scelta, con la rete del trapezista ben spiegata sotto. Non è un dettaglio trascurabile, accessorio.
Però misurare la distanza che ogni mattina alle sei e mezza fai in bicicletta per recarti al lavoro; immaginare il maltempo che quasi sempre c'è lì e quanto arrivi zuppo, prima ancora di cominciare il turno; notare i calli, le fiacche, le cicatrici sul palmo e sul dorso delle mani, mi hanno fatto sentire fiero di te, degno erede - più di me - di chi ti ha preceduto.
venerdì 15 gennaio 2021
Il cielo d'Irlanda (Buon vento)
domenica 27 ottobre 2019
Un odio accecante (E come è stato sconfitto)
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La storia di Milan e di come mi sia "fratello per dono ricevuto" l'avevo già raccontata, meno di dieci anni or sono.
I contatti da allora non si sono più interrotti e non capita di raro che venga a trovarci, ora ch'è diventato due metri d'uomo e lavora come ingegnere in Irlanda ed è sposato e mantiene intatta la bellezza del viso, che si apre in un sorriso disarmante. Un sorriso che quando venne la prima volta aspettammo moltissimo prima di vederlo.
"Se non fossi stato qui, se non avessi vissuto quell'esperienza di accoglienza e di amicizia, non sarei ciò che sono ora - mi ha detto ieri, mentre lo guardavo dal basso in alto, sentendomi ancor più piccolo di quanto sia al suo cospetto - e soprattutto credo che avrei provato un odio accecante, che mi avrebbe lacerato".
"Blinding hate". La furia dei disperati in fuga, di coloro a cui è stato tolto tutto, saccheggiata ed espropriata la casa, recise le radici, le amicizie, di quanti devono ripartire da capo, con nulla, poveri tra i poveri, stranieri tra gli stranieri (perché questo era la sua famiglia, una volta arrivati a Belgrado, in quella che è la sua nazione d'origine ma che nel frattempo ne aveva fatto a meno e non sapeva poi come gestire quell'esodo, diventando tutto più angusto, più stretto).
Milan ce l'ha fatta, ha trasformato tutto quel dolore in un trampolino, ha imparato a vedere nell'altro non un estraneo, un nemico, bensì un altro essere umano, che come lui ha un cuore, dei sogni, uno zaino sulle spalle, a volte greve, altre leggero. A conferma che persino le prove più dure non piegano l'albero buono né impedisce ad esso di produrre frutto e seme sempre nuovo.
(Quando sono preoccupato per il futuro dei miei figli, per le privazioni o delusioni o difficoltà che potrebbero incontrare, penso sempre a Milan, così come a mia madre e a mio padre e a tutti coloro che sono cresciuti ad ostacoli, uscendone rassicurato e convincendomi che più che metterli al riparo dal mare burrascoso devo badare a far sì che imparino a stare a galla e nuotare fino al porto).


