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domenica 1 maggio 2022

Un comasco vero (Nino, senza maschera)

Aveva una faccia sola e già questo lo rendeva speciale, se non unico.
Nino Balducci ha tolto il disturbo una settimana fa, lasciando ciò che più amava, cioè le figlie Manuela, Roberta, Federica, i nipoti, il lavoro e Como, inteso soprattutto come calcio, la passione di una vita.
Ne parlo ora poiché prima l'hanno fatto tutti, com’è giusto che sia, per una persona che non si è mai risparmiata e che ha ricevuto in morte il tributo che meritava: la riconoscenza delle molte persone che lo hanno conosciuto, ciascuno cavandone qualcosa di buono, senza ombra di smancerie o affettuosità da operetta.
Nino infatti era comasco fino al midollo, come ne son rimasti pochi, gente di schiena forte, di maniche rimboccate, di cuore, ma altresì di modi asciutti e durezza.
Una durezza iscritta forse nei geni, con il sospetto però che si sia arrampicata loro addosso da piccoli, come l'edera, a causa dei tempi grami in cui sono cresciuti, del pane duro mangiato e guadagnato quando ancora avevano i calzoni corti, in assenza di agi ed alternativa.
Un tratto caratteristico comune agli abitanti di questo lembo di terra - ho in mente lo stesso stile in Angelo Migliavada, ma anche in mia mamma - che non deve essere rinnegato, bensì definito e compreso se si vuole continuare ad estrarre dalla radice della pianta una linfa buona, oltre a riconoscere un'originalità e un'appartenenza non soltanto di crosta.
Aveva una faccia sola, ho scritto in principio, poiché quei modi spicci e concreti non li mascherava, usando con chiunque lo stesso timbro, fosse il potente di turno o il povero diavolo al bordo della strada.
Se dovessi elencare tutti i ricordi, gli aneddoti, le confidenze fatte e ricevute, i momenti condivisi, impiegherei una vita. Ne faccio a meno volentieri, poiché in ogni caso non riuscirei a esprimere neppure lontanamente la pulizia di sentimenti, la stima, l'affetto ricambiato che mi legava a lui e che non era esclusivo, considerato appunto che Nino era un generoso e a chi gli andava a genio non lesinava un'apertura di credito illimitata.
Il bello, di questo modo di essere, di fare, è che finché campo so che incontrando chi lo ha conosciuto potrò scambiare chiacchiere e condividere memorie e sorridere di mille storie, dando e ricevendo, in eguale misura.
Anche per questo, per questo seminare spontaneo e continuo, Nino vive e vivrà a lungo, come una tra le persone che sono più onorato di conoscere, a cui voglio bene, tuttora.

P.S. Ho atteso qualche giorno ma mi è capitata la mattinata giusta per ricordarlo, in questo primo maggio che cade di domenica e che per cielo terso, sole limpido, clima mite, brezza lieve, può competere per "il miglior giorno dell'anno", uno di quei giorni che sarebbe stato bello andare insieme allo stadio, al Sinigaglia, o sopra Schignano, dove aveva il suo buon ritiro, la sua baita.

sabato 4 aprile 2015

Trent'anni di Espansione Tv (riconoscibili e riconoscenti)

Foto by Leonora
"La differenza tra l'uomo e il cane è che il cane non azzanna mai la mano di chi gli ha dato da mangiare". Lo ha scritto Oscar Wilde ed è una mia stella polare, oltre che la sintesi di un valore a cui tengo molto: la riconoscenza.
L'altra sera, mercoledì, ho visto insieme con Giovanni e Giacomo lo speciale sui trent'anni di Espansione Tv. Due ore e passa di programma che mi hanno divertito e in certi casi commosso, facendomi rivedere com'ero e com'erano tante persone, amici, che per oltre un decennio mi sono state fianco a fianco, condividendo un tratto di vita.
Sono grato a Espansione Tv, senza la quale non sarei ciò che sono. Al netto del percorso ho imparato moltissimo, a cominciare dall'attenzione alla qualità, dall'aspirare al meglio, senza curarsi dei mezzi che si hanno. Un orizzonte che mi è chiaro, specialmente adesso, che sono tornato in tv, a Bergamo, in una struttura ancor più grande e professionale, in cui capisco quanto mi è utile il cammino che ho fatto (a proposito di Espansione Tv, dopo aver lavorato in altre realtà mi sono reso conto di che potenzialità poteva avere, se invece di concentrarsi soltanto sulle frequenze e sul "non disturbare gli amici" la proprietà avesse creduto nei contenuti, nel prodotto, ma questo è un altro discorso e non vuole essere una critica, trattandosi di scelte e facendo ciascuno come meglio crede per sé e per la propria società).
Sono grato a Espansione Tv, anche per le volte in cui l'altra sera sono stato citato e mostrato, anche se di contro mi sono sentito un po' in colpa per tutte le persone che per un motivo o per l'altro non hanno avuto altrettanto spazio, vuoi perché mancava l'occasione, vuoi per scelta, vuoi perché in due ore di programma non si può sintetizzare tutto. Penso a chi è andato in video e anche a chi è rimasto al di qua dello schermo, cameramen, tecnici, impiegati, segretarie, pubblicitari... Mi vengono in mente nomi in ordine sparso (Alvin, Filippo Franchino, Emilio Arnone, Bettina, Alessandra, Gino Gorno, Valentina Bigai, Annalisa Corti, Miriam, Marco Migliavada, senza contare Paola, Antonietta, Debora Lillia, Federica e altri cento potrei elencarne se soltanti avessi buona memoria o più tempo e avessi qui accanto Mauro Maggi, che in queste cose è più avanti di me un bel pezzo). L'altra sera, mentre mi rivedevo in video, pensavo anche a loro, a quelli che ci sono stati prima di me e a quelli che mi hanno seguito, compresi gli attuali - Andrea, Michela, Alessandra.. - e quelli che verranno ancora dopo. Il bello di una tv è che è come la scuola: si rinnova sempre, anche se poi resto affezionato a quelli della mia generazione, ai compagni di banco... Per quanto mi riguarda, gli anni più belli li ho passati al tg, con la redazione di cui sono più orgoglioso, composta da Marina Moretti, Marco Romualdi, Mauro Migliavada, Benedetta Lodolini e poi Manuela Brancatisano. Che squadra eravamo... Che squadra siamo ancora, una volta all'anno, quando ci troviamo da Marina, a mangiare insieme. Con loro ho vissuto momenti indimenticabili e se devo scegliere un episodio che più di altri dà l'idea di quanto speciali fossimo prendo spunto dal gesto di Mauro Migliavada, che quando vinse il premio cronista dell'anno per aver intervistato l'autore della strage di Erba, Olindo Romano, invece di tenere i soldi per sé, come chiunque avrebbe fatto, decise di dividerli, con noi, "perché siamo una squadra" disse. Non l'ho mai dimenticato e gli sono riconoscente, ancora adesso.

venerdì 28 ottobre 2011

Quelli di Espansione Tv

In queste settimane ha cambiato sede, scenografia del tg, conduttori, programmi. Si è rinnovata. Una rivoluzione di cui non ho scritto nulla, ma che ho seguito con attenzione perché a Espansione Tv - la televisione di Como - non ho dedicato soltanto quindici anni della mia vita, ma fin da ragazzo era un punto fisso, un orizzonte, una finestra su ciò che mi è vicino e perciò mi interessa di più.
La fine del rapporto professionale non è stato dei migliori, ma neppure dei peggiori. Credo fosse giunto il tempo di diventare grandi, di lasciare gli ormeggi. Io lì mi sentivo stretto, chi comandava pensava mi stessi allargando troppo e per me non c'era spazio, tutto qui.
Come ho scritto più volte, sono grato per il molto che ho ricevuto.
Se scrivo queste cose è perché ieri sera, mentre vedevo un vecchio film ("Il vento del perdono", con Robert Redford, Morgan Freeman e Jennifer Lopez), m'è capitato di guardare su Facebook prima di sfuggita e poi attentamente le foto del gruppo "Gli amici di Espansione Tv - Il gruppo di tutti quelli che sono passati dalla storica televisione di Como".
E' inutile fingere, mi sono commosso. Non una commozione di quelle con lacrimoni, singhiozzi e sussulti. Non sono il tipo. Semmai un moto malinconico del cuore, una latente nostalgia per un tempo che non torna più e soprattutto per le moltissime persone che mi sono state amiche, compagne, e che se ne sono andate per sempre o semplicemente hanno intrapreso altri percorsi, altri viaggi. Penso ad Adolfo Caldarini o a Gino Gorno, a Nanni Pennestrì, che allora mi faceva sbuffare come un bufalo per l'incapacità di essere concreto, ma che se ci penso adesso - quello sì - mi viene da piangere, per la fine che ha fatto, perché le cose che importano alla fine sono altre e aveva anche lui del buono. Lo stesso vale per Claudio Bulgarelli, che c'è ancora ma non so dove. Aveva un carattere del cavolo, ma l'ha pagata cara, quando si era illuso di poter fare le scarpe al direttore di turno. Se ne andò chiudendosi il portone alle spalle una sera di dicembre. Mancava poco a Natale e aveva perso il posto di lavoro. Anche con lui mi scontravo spesso, però fu gentile quando lo chiamai, il giorno dopo, per dirgli che mi dispiaceva e che se aveva bisogno di qualcosa io c'ero. Non l'ho più sentito, ci berrei volentieri un caffé per sapere cosa fa adesso. Così come Emilio Arnone, Salvatore Battaglia, Valerio Scheggia, Mattia Normanno, Barbara Masi, Laura Bianchi, Antonella Battistessa, Filippo Franchino... Chissà che fine hanno fatto?
E poi tutti gli altri, che invece ancora vedo, chi di frequente, chi più di rado. Marina, Marco, Benedetta, Mauro, Annalisa, Michela, Manuela, Teo, Laura, Sabrina, Stefania, Nino, Andrea, Claudia, Alessandro, Lilliana, Roberto, Annalisa, Marzia, Sarah, Federica, Paola, Roberta, Nick, Mario, Max, Valerio, Pamela, Lorenza, Antonietta, Margherita, il ragioniere (come diavolo si chiama, il ragioniere? L'ho sempre chiamato così), Valter, Anna, Antonio, Elda, Francesca, Alessandra, Luca, Andrea, Sabrina, Franco, Erminia, Giovanna, Alessio (sì, proprio quell'Alessio, Butti), Nino, Poldo, Stefania, Pino, Pauline, Massimo... Qualcuno certo lo dimentico, ma non ce n'è uno che non abbia contribuito a rendere grande e, soprattutto, unica, la televisione di Como.
Ora dicono voglia diventare regionale (sempre che il "fuoco amico" del governo non mette i bastoni tra le ruote, con le vicenda delle assegnazioni di frequenze condotta da pasticcioni, come capita a chiunque metta piede a Roma), che voglia espandersi, come dopotutto è scritto nel dna, nel nome.
Sarà. Io mi auguro che non perda ciò che ha di meglio: un'anima.
Lo scrivo senza pedanteria, come fosse una preghiera, indirizzata a tutti coloro che sono ancora lì e specialmente a colui che l'ha inventata, Maurizio Giunco, sapendo che non ha bisogno di consigli, anche perché non li accetta, specialmente dal sottoscritto. Non una valida ragione, tuttavia, per stare zitto. Perché Espansione Tv, o Etv, come a lui piace chiamarla ora, sarà pure sua figlia, ma è una figlia a cui vogliono bene in molti. A cominciare da chi ogni giorno la guarda.

Foto by Leonora