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venerdì 13 giugno 2014

Lo State of the Net secondo me (mancava Marco)

Foto by Leonora
È cambiato lo State of the Net e cambiato sono pure io, che l'anno scorso ero a Trieste ritagliando uno spicchio di tempo e di energie al lavoro principale, mentre oggi il mio lavoro principale è questo. Lo premetto, in modo che chi legge accetti il giudizio che ne do, magari non condividendolo, ma sapendo quanto mi sta a cuore il futuro e l'innovazione come strumento per vivere meglio.
Mancava Marco Zamperini (riposi in pace, anche se avendolo conosciuto scommetto che dov'è andato in pace non lascerà nessuno) e si è sentito. Il salone del Molo IV m'è parso un ambiente ugualmente elegante, efficiente, ma più freddo (non solo per l'aria condizionata a palla del mattino), asettico, come se l'equilibrio fra testa e cuore fosse compromesso. Non è una sentenza, né un giudizio lapidario, bensì una sensazione, che affido agli organizzatori storici, che stimo per quanto fanno e proprio per questa ammirazione cerco di aiutare come posso: essendo sincero.
Non darò voti analitici, relatore per relatore, come l'anno scorso. Mi limiterò a segnalare le cose che nella giornata di oggi mi sono piaciute e quelle meno.
Curiosa (voto 8) la presentazione fatta da Carola Frediani sull'internet profondo, quello che non conosciamo, quello dei servizi nascosti, dei protocolli fatti apposta per non esser rintracciabili, utilizzato da chi non vuole esser controllato. Ottima (voto 9) la condivisione di conoscenze di Marilena Pellegrini e Antonella La Carpia su come realizzare un buon video e renderne virale la diffusione. Mi aspettavo di più (voto 6) dall'incontro sulla geolocalizzazione e sulle opportunità di narrazione, promozione e rappresentazione di un territorio attraverso l'uso di dispositivi mobili, internet e mappe. Molto interessanti (voto 9) gli argomenti di Benedetta Arese Lucini, general manager di Uber, l'applicazione che sta cambiando il modo di spostarsi nelle grandi città. Sempre bravo (ma non gli assegno un voto, perché professionalmente per lui ho un debole e non sarei obiettivo) Massimo Russo, direttore di Wired Italia, che riesce sempre a distinguere lo strumento dal fine e orienta la discussione sapendo cogliere il senso generale, partendo dal dettaglio. Professionale ma non trascinante (voto 6) Anna Masera, che apprezzavo più quando tentava di trovare una nuova strade all'informazione digitale al servizio della Stampa, scritto maiuscolo ma anche minuscolo.
Mortificante (voto 3) l'ostinazione nella scelta della lingua inglese nella salone principale. Non discuto le motivazioni pro e contro, avendolo già fatto sul post dell'anno scorso e non avendo cambiato idea di un millimetro. Mi limito a constatare questo. Alle tre e mezza del pomeriggio ho contato cento sette persone tra il pubblico, in una sala con trecento sessanta posti a sedere. Nell'atrio, dove gli argomenti erano diversi ma si discuteva in italiano, le sedute non bastavano e c'erano decine di persone che ascoltavano in piedi. Ora, se per rispetto al dieci per cento degli ospiti stranieri non ci sono i soldi di affittare una trentina di cuffie - per la traduzione simultanea non servirebbe personale esterno, basterebbe uno degli organizzatori - almeno fate in modo di prevedere una distribuzione migliore delle sedie (scherzo, tranquilli: so che non è un problema di costi delle cuffie, ma una precisa scelta culturale, e la contesto proprio per questo. E comunque le sedie devo davvero esser distribuite meglio).
Non classificabile (voto N.C.) l'incontro che in fondo mi interessava di più, quello su "Informazione locale e civic media". I relatori erano qualificatissimi, provenienti dal gruppo Espresso, ma è stato l'incontro con meno pubblico (compreso il sottoscritto ad ascoltare eravamo una ventina in tutto). Eppure sono state dette cose essenziali per il futuro di un settore (quello dell'informazione) da cui non soltanto dipendono migliaia di persone che vi lavorano, ma l'esistenza civile di tutti gli altri, milioni e milioni di uomini e donne. 
Encomiabile (voto 8) lo State of the Net nel suo complesso. Ci possono esser annate superlative, altre meno, ma lo sforzo che viene fatto per comprendere ciò che sta accadendo e condividere conoscenze e competenze per affrontare al meglio il futuro è sempre lodevole, tanto che mi toglierei il capello, se ne portassi uno. Grazie dunque a Beniamino Pagliaro, Paolo Valdemarin e Sergio Maistrello per rifarlo, ogni anno.

sabato 1 giugno 2013

Lo State of the Net secondo me

Foto by Leonora
Tiro una riga e comincio a scrivere qualche impressione sulla partecipazione a State of the Net 2013, a Trieste. Lo faccio qua, nel blog personale - anche se gli argomenti erano professionali - perché la considero innanzi tutto un'esperienza di vita. Per evitare pomposi e barbosi riassunti, proverò a mettere nero su bianco qualche valutazione, con tanto di voto.
State of the net: voto 8. Verrà un tempo in cui i profeti digitali della prima, della seconda e anche della terza e quarta ora diventeranno un ricordo. Già adesso, rispetto a qualche anno fa, la base è assai più ampia ma eventi come questo hanno ancora il pregio di farti sentire popolo eletto, minoranza avanzata, testimoni del verbo che si è fatto bit ed è venuto ad abitare in mezzo a noi, a loro, anzi, alle decine di milioni di italiani che usano computer, smarthphone, tablet, tosaerba robotizzati e mille altre chincaglierie che un tempo erano ad uso e consumo esclusivo di una nicchia. Il rischio, ora, è quello di parlarsi un po' addosso, di volere ostinatamente differenziarsi più a parole che con i fatti, di essere più accademia che officina. Qualità dei relatori e varietà degli argomenti merita comunque un voto alto.
Molo IV, Trieste: voto 9. Pioveva e non soltanto sulle tamerici. Però la città è splendida e il salone perfetto per una due giorni come questa. Accessibile a chiunque, sia che si arrivi con i mezzi pubblici, con il monopattino o con la nave, lascia a chi arriva in macchina la possibilità di parcheggiare praticamente fuori dalla porta ad un prezzo modesto (sei euro, un giorno) con il posto auto più suggestivo del mondo: metà vista mare e l'altra metà con panorama sulla skyline triestina.
Vincenzo Cosenza: voto 8.5. Chiaro, conciso, efficace. Snocciola dati che servono ad inquadrare il tema. Un'unica pagliuzza che diventerà poi trave una volta in pasto ai media: sul dove si incontrano gli italiani, riporta una tabella corretta che dimostra che Twitter flette rispetto a Facebook, Linkedin, Google+, eccetera eccetera. Poi, a voce - ma bassa, troppo bassa - precisa che il dato non tiene conto del "mobile" bensì soltanto del desktop. Ora, io non ho simpatie per Twitter e certo non sarò un campione significativo, ma se c'è uno strumento che uso quasi solo con il mobile è proprio Twitter. Minimizzare questo aspetto è fare un torto alla verità e lo scrivo senza i toni di un Savonarola, né volontà di sterile polemica.
Media tradizionali: voto 4. E non solo per come hanno riportato acriticamente il suddetto dato di Cosenza (guardare qua per credere il lancio Ansa) ma anche per come si aggiravano i cameramen delle tv tradizionali, con le loro telecamerone betacam, i loro faretti accesi nel buio sulla platea. Ho fatto il giornalista tv per quindici anni, cambiando sei anni fa, eppure quel mondo si è fermato e mi scuserete se l'espressione che avevo era quello dell'antropologo che si trova all'improvviso davanti un redivivo uomo di Neanderthal, sopravvissuto chissà come e chissà perché all'avanzare della storia.
Relatori: voto 9. Di Cosenza ho già scritto e non volendo scrivere un pamphlet mi limito a citare qualche altro. Daniele Bernardi (10) mi conquista per la chiarezza espositiva e perché non si limita alle teorie, raccontanto invece un'esperienza, la sua. David Snowden (7) non mi incanta, però lascia qualche traccia di ragionamento che colpisce come pietra. Marco Caroli (8) mi stupisce per la concretezza e perché anch'egli non porta filosofie in sala, bensì proposte concrete, tipo quella che mi incuriosisce di più: la caccia al tesoro per utenti social. Gigi Tagliapietra (10) nonostante parli in inglese perdendo almeno metà della brillantezza, resta un personaggio istrionico, unico, anche un po' paraculo - mi si perdoni la volgarità - capace di far innamorare di Bach, a cui per altro un filo assomiglia, trattando di internet e complessità. Ci fa ascoltare sei pezzi di musica classica dal vivo, costringendoci per venti minuti a non usare smarthphone, tablet o computer e già questa è una conquista. Luca De Biase (8.5) un po' spento, forse stanco, continuo a pensare che leggerlo sia meglio che ascoltarlo, resta in ogni caso un punto di riferimento, colui che sa pigiare i principi dalla pratica. Marco Zamperini (10) è della stessa razza di Tagliapietra, un divulgatore nato, conosce perfettamente i tempi e le battute del teatro, oltre che la tecnologia. Se anche parlasse tre ore non annoierebbe e già questo la dice lunga. Luca Conti (8) elenca e parla di dati, forse in maniera eccessivamente didascalica e meriterebbe due voti in meno per via della maglietta che indossa. Ha ragione Enrico Marchetto (@EdTv) quando scrive che Shevchenko alla prima conferenza stampa del Milan era vestito meglio.
Lingua inglese: voto 3. Su questo tema ho già polemizzato, ribadisco che gli italiani che hanno scelto di parlare in inglese hanno fatto un pessimo servizio alla divulgazione più ampia. Se come scrive Eleonora Degano (@Eleonoraseeing) il motivo era quello di far capire agli speaker stranieri presenti in sala, sarebbe bastato affiancare loro un paio di persone e fare in un orecchio la traduzione simultanea. L'impressione è che per alcuni si trattasse di un esercizio di stile ("Guarda come sono figo, senti come lo parlo bene, con accento all'ammericana...". Sergio Maistrello, ti stimo davvero ma questo colpo basso è per te), per altri l'adempimento forzato a una richiesta (Luca De Biase), per altri un'inutile penitenza (Luca Conti). Ho parlato con almeno cinque persone in sala che erano presenti il mattino di venerdì e che non si sono fermate il pomeriggio proprio per la difficoltà di comprensione. Non è stato un caso, a mio parere, che degli oltre cinquecento presenti al mattino, nel pomeriggio fossimo la metà e poi la metà della metà.
Partecipanti: voto 10. Chi c'era, ci sarà. Copio uno dei motti più riusciti per invitare alla presenza, lodando lo spirito, l'attenzione, la vivacità intellettuale di buona parte della platea. Ho dei ringraziamenti da fare per chi - tramite Twitter - mi ha fatto vivere meglio e capire più a fondo questa esperienza. Ne elenco alcuni: Federico Giacanelli (@bolsoblog), Eleonora Degano (@Eleonoraseeing), Alba Chiara Di Bari (@AlbaChiaraDB), Chiara Forin (@chiaccola), Giulia Annovi (@AnnoviGiulia), Leonardo Zangrando (@lionzan), Antonella (@Iride_7), Lucia Bruno (@luciabruno), Silvia Zanatta (@silviazanatta), Valentina Bortoletto (@Valukkia), Tiragraffi (@tiragraffi).