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domenica 23 ottobre 2022

Il cuore in pace (Per fortuna)

"La fortuna guida dentro il porto anche navi senza pilota".
William Shakespeare

“È una questione di fortuna”. Lo hai detto così, come s’appoggia la vanga in un angolo dell’orto o si ripone il mestolo nel lavandino, senza quasi pensarci, senza darvi troppo peso.
Una constatazione quasi ovvia, scontata, senza pretese di insegnamento, con la spontaneità delle certezze che si hanno, che si sentono.
Sei la persona che stima se stessa di meno e quella che ammiro di più, che considero fondamento del buono che ho combinato, spessore e sostanza delle famiglie a cui abbiamo dato continuità, anelli di catena che si intrecciano man mano.
La domanda che ti ho fatto riguardava proprio questo, la famiglia, i figli.
Da cosa dipende se sono “bravi” o meno? Come mai alcuni crescono sereni e se la cavano senza problema ed altri inciampano, s’affannano, restando impigliati in reti e in lacci che soltanto all’ultimo, quando ormai è tardi, vediamo? Perché a noi, per il momento, all’apparenza, finora è andata bene ed altri, non tanto distanti, non così diversi da noi sembra vada peggio, con pene e preoccupazioni e patimenti che schianterebbero un mulo?
“È una questione di fortuna”. Hai ragione tu.
“È una questione di fortuna” perché la fortuna - la disposizione naturale, le circostanze, le compagnie che si incontrano… - conta altrettanto, se non più dell’impegno, dell’intelligenza, del merito.
Riconoscerlo, esserne consapevoli, è fondamentale per osservare la realtà nella giusta luce ed evitare di restare schiacciati dalla responsabilità quando le cose vanno male o non girano per il verso giusto.
Noi contribuiamo al destino nostro e delle persone a cui teniamo, ma quello stesso destino non dipende da noi, dalla nostra bravura, dalla nostra volontà.
Mettiamoci il cuore in pace. Riconosciamolo.

P.S. Di “merito”, complice la nuova denominazione del ministero della pubblica amministrazione, si parla e si scrive parecchio in questi giorni, non sempre a sproposito, tendenzialmente però schierandosi, come sempre, com’è facile, o di qua o di là, giusto o sbagliato, bianco o nero.
Da parte mia, resto convinto che il merito sia cosa buona e giusta, a patto di non considerarlo l’unico criterio discriminante, il solo santo, un totem a cui inchinarci o, peggio, una clava da brandire.
Per chi vuole approfondire davvero l’argomento consiglio “La tirannia del merito” di Michael J. Sandell.

venerdì 20 agosto 2021

Da grande (Avere fiducia)

Ti ho mandato un messaggio, il racconto di un recente campione olimpico sul rapporto tra padri e figli, sulla fiducia che si instaura, che sprona.
Lo riporto qui sotto, perché è una storia bella ("Che bella storia", come hai commentato tu).
Aggiungendo però una nota a margine, convinto che per rendere quella lezione piena occorra omettere il finale lieto, l'ultima riga della favola.
Credere nei propri figli, "sostenere le loro speranze, consolare e abbracciare le loro paure, alimentare i loro sogni", non garantisce infatti di salire sulla vetta.
Né salire in vetta è frutto esclusivo di concessione di fiducia.
Il successo, la vittoria, hanno sempre due fronde, su cui ci si arrampica: il merito, l'impegno, il sacrificio, ma anche il caso, il destino, la fortuna.
E se il "destino" si compie e la "fortuna" si costruisce o si coglie, come spiegava Machiavelli, sul "caso" non abbiamo potere: accade, appunto. Succede. A prescindere da ciò che si voglia.
Te lo dico, figlio mio, affinché tu sia esigente, ma mai troppo severo con te stesso e ancora più con chi non ce la fa, arranca, affonda.
Dare fiducia non è un regalo che facciamo agli altri, bensì a noi stessi: un modo per affrontare con ottimismo, con positività, la vita. Sapendo che non tutto ci appartiene, non a tutto si comanda.


P.S. Queste sono le parole toccanti di Luigi Busà, medaglia d'oro nel karate alle recenti Olimpiadi di Tokyo.

“Il mio oro olimpico è molto più di una medaglia.
Quando ho gridato papà, mamma, ce L’ho fatta, era l’urlo di questo bambino in foto.
Sovrappeso, fragile, che non si sentiva adatto.
Oggi finalmente posso raccontare la mia storia, la storia di un padre che ha creduto in un figlio quando nessuno ci credeva, un padre che mi ha insegnato a combattere e non mollare anche quando le cose non erano facili.
Questa foto ha dell’incredibile, attraverso la mia medaglia d’oro voglio che arrivi un messaggio importante: “Ognuno di noi è unico ed importante in questa vita, ognuno di noi ha qualcosa di speciale..
e ognuno di noi ha dei sogni che lo fanno sentire vivo.. e che vanno, per questo, coltivati sempre... nonostante le paure e nonostante le delusioni...".
Allora provate a non temere la paura, a non sentirvi sbagliati, inadatti... Ho avuto  paura, non solo da ragazzino ma anche nel periodo che ha preceduto le Olimpiadi e vi dirò.. anche su quel tatami...
poi però, ho provato a parlarci, con la paura, a farla mia alleata.. mia complice.. ed è così che è successo ciò che tutti sapete bene...
Il mio segreto è la mia famiglia.
Allora mi rivolgo a voi, padri e madri.. credete sempre nei vostri figli, sostenete le loro speranze, consolate e abbracciate le loro paure, alimentate i loro sogni..
Perché, vedete, prima o poi i sogni si avverano..  e quando accade non c’è niente di più bello!!
P.S.Ancora non ci credo CAMPIONE OLIMPICO, te l'avevo promesso nella foto nella prima foto papà, la foto accanto è STORIA”