Venti righe. Indro Montanelli sosteneva che in venti righe si può raccontare tutto. Bastano tre parole invece per spiegare le ragioni di questo blog: comunicare, in libertà. Per il resto, vale per me ciò che scrisse Jorge Luis Borges, "I miei limiti personali e la mia curiosità lasciano qui la loro testimonianza".
mercoledì 4 ottobre 2023
Hai voluto la bicicletta (E io sto fermo)
giovedì 2 marzo 2023
Bene dire (Le strade chiuse)
giovedì 13 ottobre 2022
L'età in bilico (Destino o baratro)
Scrivo di te, di raro, ma costantemente. Tengo traccia sporadica del ragazzo che sei, dei tuoi quasi quindici anni trascorsi in un bozzolo, pur avendo tu vissuto ciò che la maggior parte di noi vivrebbe come incubo.
martedì 5 luglio 2022
Specchio riflesso (Il disagio di crescere)
sabato 16 ottobre 2021
Crescere (Senza rimpianti)
sabato 12 giugno 2021
Questo e quello (Accanto, per esempio)
Non cambierei mai me stesso, con i pregi e i difetti inclusi nel biglietto d'ingresso e affinati crescendo, cercando di diventare grande e non soltanto alto.
Ammirazione piuttosto.
Sincera ammirazione per chi sa essermi da esempio, in questo o quello.
Chi ha il coraggio di lasciare gli scogli a cui è aggrappato, evitando di temere il nuovo, l’ignoto.
Chi parte, chi si mette in viaggio, chi non teme l’inizio, chi arriva alla fine, chi fa, senza troppo preambolo, senza indugiare nel mezzo, sapendo che “done is better than perfect”, fatto è meglio di perfetto.
Chi ha un sogno, un’aspirazione, un desiderio, che culla la sera e poi insegue, al mattino.
Chi ha coraggio, delle proprie idee, di remare contro corrente, di sbatterci il muso.
Chi piange, chi si fa venire lo strozzo e non riesce a cavare parole, quando discute, con il cuore che ingolfa il cervello.
Chi resiste, nonostante la malattia, la speranza flebile, la lotta dura, l’affanno.
Chi ha la pazienza del coltivare, del seminare generoso, senza braccio corto, senza misurare col bilancino, fonte che sgorga di continuo, irriga, feconda, fa fiorire il giardino.
Molti di questi “chi”, tutti anzi, li conosco.
Hanno un nome, una storia, un volto.
Sono le persone che mi stanno accanto, mentre cammino, chi per un tratto breve, chi lungo, chi cingendomi i fianchi, giorno per giorno, chi dandomi una carezza, di tanto in tanto, tutti facendomi da specchio, permettendomi di seguirne il passo e di poggiare il piede nelle loro impronte, per cercare di diventare migliore, anch’io.
sabato 24 settembre 2016
L'aria in faccia (Lasciarsi, tenendoci)
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| Foto by Leonora |
Sei nel mezzo di un dosso, terminata la discesa del bambino che eri e iniziata la rincorsa per l'uomo che sarai, ragazzo ancora in tutto per tutto, senza un filo di barba né un pelo sulle gambe, proprio come alla tua età ero io. Adoro le tue battute, il tuo cervello lesto, persino gli scatti e le furie che ti prendono per un nonnulla, carattere di chi un carattere ce l'ha, pur se a volte ti vorrei diverso, meno volubile, più pacato, tranquillo. Ti osservo mentre cresci, quando sei in compagnia dei tuoi amici, specie in questo tempo di vita in cui l'indipendenza è un pane che si assaggia ogni giorno, uscendo la sera, andandosene in giro in bicicletta, scoprendo il mondo che esiste oltre la strada avanti e indietro casa e oratorio e campo da calcio, trascorrendo ore e ore senza un compito preciso né un doverne dare conto.
Mi accorgo adesso, e un po' ne provo imbarazzo, di quanto sciocchi fossero i timori che avevo quando eri piccino: che non trovassi la tua strada nel mondo, che frequentassi compagnie sbagliate, che avessi spirito gregario e ti facessi trascinare, ribelle a conto terzi, banderuola sbattuta dal vento. Non abbasso la guardia, semplicemente comprendo che di guardie non ce n'è bisogno, che nessuno può tenere a te più di te stesso e che un padre non è custode, semmai un compagno di viaggio.
Così mi godo i momenti con te, fianco a fianco - vedendo un film sul divano, discutendo su quale giocatore inserire nel fantacalcio, al ritorno da scuola sulla Vespa io davanti e tu dietro mentre mi dici: "L'aria in faccia, ecco quello che mi piace un sacco" - sapendo che a breve sarai ancor più indipendente e ce ne saranno sempre meno, ma l'intensità e il bene colmeranno gli spazi dei differenti percorsi, del ruolo distinto che abbiamo.
Ho una fortuna immensa, immeritata nel senso che non esistono meriti tanto grandi da poter giustificare un simile dono: ho avuto voi, tu e i tuoi fratelli, ma so benissimo che pur avendovi non mi appartenete e che lasciarvi crescere, lasciarvi andare, è l'unico modo per tenervi, oltre che per dimostrarvi quanto a voi tengo.





