Visualizzazione post con etichetta parolacce. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta parolacce. Mostra tutti i post

sabato 28 aprile 2018

L'acqua del pozzo (Chi siamo e come decidiamo di apparire)


https://www.flickr.com/photos/lyonora/1808110162/in/photolist-3KmRBh-3KmRAY-5CHAt5-3KmWuf-3KM3a9-5CGWh7-3KmRBs-3KmRB9-3KGFP8-5CHAoL-5zetXZ-5CHAzu
Non sei mia figlia, pur se potresti esserlo, con i tuoi anni dispari anche quando sono pari, quel corpo sbocciato in fretta e mille pensieri in testa. Ne conosco soltanto una parte minima, una virgola, ciò che traspare dal sorriso ampio quando ti incontro e dal ricordo di qualche momento condiviso, in cui mi era sembrato di comprendere tutto e invece non sapevo nulla. Fuori sei marea placida, onda leggera del mare quando sale la brezza, dentro invece è un pozzo, che a volte mi pare acqua torbida, nonostante resti convinto sia colpa dell'ombra e che in realtà sia come l'ho sempre immaginata: cristallina.
Penso a cosa ricordo di te, all'impressione avuta, fatico a ritrovarla quando inciampo nelle immagini che pubblichi, in ciò che scrivi, con un linguaggio che urta e ti calza come una scarpa larga, sgualcita.
Rimango incerto se la ragazza che conosco, da quel frammento che rammento e da cui ti ho ricostruita, sia la stessa che fa mostra di sé provocando, assumendo una posizione estrema.
Credo di sì, sei la stessa. Ne sono certo anzi. Sono io che non ti conoscevo abbastanza (nessuno si conosce mai abbastanza) e sei tu che decidi di apparire esagerata, di recitare una parte, anche se è una parte vera.
Do la colpa all'età, a quella fase della vita in cui si forma una personalità adulta, ma mi rendo conto di essere superficiale o, peggio, di dire una bugia.
Tu non sei differente da chi è più grande di te: ciascuno di noi indossa una maschera, bella o brutta che sia, chi più bravo e chi meno a rifarsi il trucco ogni mattina, chi più abile e chi meno a coesistere con serenità alle incongruenze, alle debolezze, ai limiti della natura umana.
Tu non sei diversa dagli altri e mentre lo scrivo mi rendo conto che quanto considero una rassicurazione potrebbe suonare alle tue orecchie come una sconfitta, poiché ciò che cerchi è proprio la diversità, la capacità di evidenziarti, di ritenerti unica.
Metteti il cuore in pace. Unica lo sei, lo sei sempre stata, dalla prima scintilla che ti ha dato vita alla scelta del vestito che indosserai questa sera. E prima di scrivere qualsiasi cosa ricorda che c'è chi ti guarda e merita la parte migliore di te, non spazzatura.

P.S. Avrei voluto pubblicare un post sull'importanza del contesto, del distinguere la vita reale dai social, del fare attenzione al linguaggio che usiamo. L'ho fatto.

sabato 22 ottobre 2011

Checco Zalone al Forum di Assago

Due ore e mezza di risate. Non proprio di continuo, perché spesso cantava o lasciava che a ballare fossero gli altri (le altre, le "Seconda Chance", cioè "tutte le ragazze scartate da Tarantini e a cui ho voluto dare una seconda possibilità").
Checco Zalone s'è preso qualcuno dei miei trentacinque euro e mi fatto passare una serata bella. Un po' scomoda forse, con i seggiolini del Forum di Assago fatti a misura di gnomo col sedere di pietra e la schiena ad angolo retto.
Non si è risparmiato, ha giocato tutte le carte che aveva, pescando dal repertorio che l'ha fatto conoscere e offrendo qualcosa di nuovo, in alternativa. Un bravo comico, di quelli che stanno sul palcoscenico come a casa loro, fiutando l'uomore del pubblico e capaci di domarlo o di aizzarlo, come gli aggrada.
Formidabile nelle imitazioni (Vendola su tutti, ma anche Cassano e Saviano), esilarante nelle battute, bravo a cantare e ancora meglio a suonare.
"Volgare" lo hanno definito, ma è un aggettivo usato a sproposito. Checco Zalone non è volgare. Dice parolacce, quello sì. Moltissime parolacce, e non do torto a chi evita di portare i bambini, visto che io stesso ero imbarazzato con Giacomo accanto, che di anni ne ha quasi quindici.
Volgare tuttavia è un'altra cosa. Volgari sono i personaggi che lui imita, volgari i paradossi di questa nostra Italia, che racconta facendo ridere su cose su cui invece ci sarebbe da piangere. Volgare è la cultura che lui mette in scena, interpretando il personaggio del cafone che però, in lui, ha un salvacondotto: il talento e la preparazione di chi si impegna, suda, studia, di chi fin da ragazzo ha passato giorni davanti allo specchio a provare e riprovare una smorfia, una battuta, una scena. Volgare è la finzione mentre lui è una persona vera, genuina, che prima e meglio di altri ha compreso il segreto per avere successo in una società patinata e spesso artefatta: essere sincero, mostrare quello che è, senza maschere o trucchi da prestigiatore di terza fila.
E bravo Checcho. Cozalone, ma artista.

Foto by Leonora