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lunedì 26 ottobre 2020

Compresi noi (I bordi frastagliati delle cose)

I bordi frastagliati delle cose. Potrebbe essere il titolo di un libro, è una frase che mi porto appresso spesso, specie in questi giorni di incertezze assolute, in cui il baccano sovrasta ogni lucidità, ogni possibilità di pensiero, di ragionamento.
I bordi frastagliati delle cose. Una sensazione tattile, come quando percorro con i polpastrelli il foglio di carta strappato di fresco, il granito della soglia d'ingresso, il ramo nodoso del larice, le rughe sul viso di mia madre e ormai anche del mio, sempre più simile a mio padre, quando mi guardo allo specchio.
Nulla è liscio, nulla è limpido, chiaro, scontato. Il bene e il male, il giusto e lo sbagliato, il bianco e il nero, la testa e la coda si intrecciano, si confondono, mi costringono a scegliere tra la mannaia che separa tutto o il mal di testa per tenerlo unito, per dare una direzione a ciò che invece va dappertutto.
Rimangono gli affetti, le persone che ho care, i sentimenti d'amore, d'amicizia, di stima, la curiosità, il desiderio di conoscenza, la volontà di non giudicare troppo duramente l'altro e insieme me stesso, di concedermi le attenuanti generiche e anche quelle specifiche, considerando la maggior parte degli errori involontari, commessi per colpa ma senza volontà di dolo.
I bordi frastagliati non sono soltanto delle cose, li abbiamo pure noi, dentro.

martedì 17 febbraio 2015

Il mondo di Agnese (contro la guerra)

Foto by Leonora
Oggi penso ad Agnese, che ha occhi furbi di bambina cresciuta presto e bene. Il mondo è suo e di Giovanni e di Gaia, Filippo, Marcello, Luca, Elisa, Alessandro, Cristiano, Giada, Martino, Giacomo... Il mondo è loro, anche se spesso ce ne scordiamo, dimenticando che nostro dovere non è semplicemente godercelo, ma consegnarlo, pulito, libero, in ordine, possibilmente migliore di come l'abbiamo trovato.
Non è facile, me ne rendo conto. A differenza dei nostri padri e del loro tempo in bianco e nero, abbiamo a che fare con ben più di cinquanta sfumature di grigio. Il bene e il male, il buono e il gramo, il bello e il brutto, le vittime e gli oppressori non sono distinti, facilmente riconoscibili, per cui gran parte dell'energia se ne va nel tentativo di rimanere lucidi, di distinguere le strada da intraprendere. Spesso non ci riusciamo e andiamo a tentoni, nel buio, affidandoci alle sensazioni pià che a delle certezze.
E' il dilemma di cui in principio degli anni Settanta scriveva Natalia Ginzburg ("I più vecchi di noi hanno ben chiara la memoria di un tempo non molto lontano in cui schierarsi da una parte o dell'altra e identificare nel mondo all'intorno il giusto e l'ingiusto era una cosa di una semplicità estrema. In quel tempo, l'immagine della verità era chiara, inconfondibile e incrollabile davanti a noi e si sapeva dove era situata. Mai avremmo pensato allora che ci potesse apparire un giorno segreta e sfuggente"). Un disorientamento - lo scrivo per mio figlio Giovanni, così sono certo che ci intendiamo - che è poi lo stesso di Capitan America, nel film "The winter soldier", quando si accorge che amici e nemici non hanno un volto chiaro, definito, riconoscibile, marcato.
P.S. In questi giorni, seppur velati e attutiti, si odono clangori di battaglia, con origine il Medio Oriente, l'Ucraina, la Libia e che tirano per la giacca noi. Anche in questo caso, il giusto e lo sbagliato non hanno contorni nitidi ed è per questo che se dovessi scegliere mi affiderei alla saggezza di Gianni Rodari e a una delle filastrocche che più amo:

Ci sono cose da fare ogni giorno:
lavarsi, studiare, giocare
preparare la tavola,
a mezzogiorno.
Ci sono cose da fare di notte:
chiudere gli occhi, dormire,
avere sogni da sognare,
orecchie per sentire.
Ci sono cose da non fare mai,
né di giorno né di notte
né per mare né per terra:
per esempio, la guerra