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mercoledì 1 gennaio 2020

2020righe (L'era della conoscenza)


Anno tondo, che per assonanza ricorda il titolo di questo diario e che si stende come una vallata, un panorama esteso quanto vario.
Lascio i buoni propositi per chi ha caparbietà di realizzarli o almeno tentare di farlo.
Confido in un mondo che migliora, sempre, pure quando non ce ne accorgiamo, e sono convinto che prima o poi finirà la predominanza del "materiale", a cui dobbiamo il benessere in cui viviamo ma che pian piano s'è trasformato in una pietra al collo.
Soldi per far soldi per far soldi. Ma i soldi finiscono sempre, non bastano mai, sono per natura limitati, mentre la natura dell'uomo - come quella del cosmo - è frutto di eccedenza, di uno sgorgare generoso e continuo.
Finirà prima o poi l'era del voler "avere", del possedere, comincerà quella del voler sapere, del conoscere: una signoria della cultura che, come indicava Gadamer, "è l'unico bene dell'umanità che, diviso tra tutti, anziché diminuire diventa più grande".
Gli strumenti li abbiamo, un livello sufficiente per la sopravvivenza altrettanto, sta a noi instillare della conoscenza, del sapere, il desiderio, prendendo spunto dalla saggezza di Antoine de Saint-Exupéry: "Se vuoi costruire una barca, non radunare uomini per tagliare legna, dividere i compiti e impartire ordini, ma insegna loro la nostalgia per il mare vasto e infinito".
Che sia dunque l'anno di un mare di conoscenza. Vasto. Infinito.

P.S. Hans Georg Gadamer è uno dei filosofi che più mi ha affascinato e di cui ricordo a memoria un aneddoto. Quando stava giungendo alla soglia del secolo di vita e gli chiesero di presenziare a non ricordo più quale evento, rispose: "No grazie, non ho più ottant'anni".

martedì 31 dicembre 2019

Custodire (Il verbo dell'anno)


Nel punto di equilibrio tra il vecchio e il nuovo, scelgo un verbo di passaggio: custodire.
Lo ripeto mentre vedo partire per le varie mete i miei figli, chi in montagna, chi altrove, dove festeggeranno insieme con gli amici il Capodanno. L'istinto vorrebbe proteggerli, metterli al riparo, ma non li trattengo: sono loro custode, non il proprietario. Mi sono stati affidati affinché crescano, facciano esperienze, diventino adulti, non posso neppure immaginare di metterli sotto una campana di vetro.
"Custodire" è verbo delicato, è un prendersi cura senza allargare le maglie né stringere troppo.
Si custodisce qualcosa che non è nostro e pure per questo mi piace, perché è il contrario di "possedere", di quel volere e tenere per sé tutti e tutto, che imbruttisce e rende impossibili i rapporti, le relazioni, riduce persino i sentimenti, le emozioni, a un oggetto. Una tentazione da cui non è esente alcun essere umano, io per primo. Un istinto connaturato a ciò che siamo, tanto da ignorare secoli di saggezza e perseverare nello sbaglio. Il bello è che non è mai troppo tardi per accorgersene, a volte bastano persino venti righe, l'ultimo giorno dell'anno.

P.S. Sotto una campana di vetro, con il senno del poi, Vilma avrebbe forse voluto tenere suo figlio Giulio, che ieri ha perso la vita, scivolando in un crepaccio. La capirei, la capisco. Non c'è azione che una madre o un padre risparmerebbe purché non capiti ciò che in natura è un contro senso, cioè che un genitore sopravviva a colui o colei che ha generato. Eppure se così avessero fatto, se così facessi io, non impedirei tanto la morte, quanto la vita, che invece non chiede altro: di essere giocata, rischiata, vissuta appunto. Una convinzione che non elimina il dolore, ma almeno dovrebbe cancellare i sensi di colpa per le disgrazie che capitano. Siamo "custodi" dei nostri figli, ma la vita è loro. Giulio è morto troppo presto, non ancora a cinquant'anni, eppure per come lo conoscevo, quei cinquant'anni li ha vissuti intensamente, pienamente, proprio grazie a Vilma e suo marito, che hanno tenuto la corda lunga, lasciandolo libero di correre, anche incontro al destino.

venerdì 10 maggio 2013

Il perdono del mattino

Foto by Leonora
Scriviamo "possedere" ma dovremmo leggere "affittare". Niente porteremo via, nulla ci appartiene per sempre e non esiste patrimonio materiale, pur imponente, che metta al riparo i nostri figli dall'avere un'esistenza infelice. La mia vita per fortuna è serena (la felicità è condizione instabile e mai costante: va a momenti) e sono grato ai miei genitori soprattutto per le lezioni che mi hanno dato, che sono poi le stesse che vorrei lasciare ai miei figli.
Ne scelgo due, per esigenze di sintesi.
La prima è che il dolore per la morte altrui, compresa quella delle persone più care, si supera. Me l'hanno insegnato, come per tutte le altre cose importanti, senza bisogno di parole, bensì con l'esempio, affrontandolo loro e dimostrando che dopo la rabbia, la paura, lo sgomento, la disperazione, le lacrime, torna sempre a splendere il sole e il sorriso, nel cuore.
E' tuttavia la seconda lezione di cui vorrei parlare qui, oggi. La riassumerei così: la capacità di saper voltare pagina e perdonare.
L'ho compreso qualche giorno fa, quando Giovanni ha fatto una sceneggiata per un nonnulla, un capriccio bell'e buono che ha rovinato una serata a tutta la famiglia, tanto che siamo andati a letto imbronciati con lui, che era la causa di quel temporale. Il mattino dopo, appena sveglio, Giovanni è entrato nella mia stanza, con la circospezione e la prudenza che hanno le zebre quando vanno ad abbeverarsi nel fiume in secca e c'è l'altissima probabilità che vi siano in agguato i coccodrilli. Io l'ho sentito avvicinarsi e ho tenuto gli occhi chiusi, pensando in quella frazione di secondo se continuare a tenere il broncio per fargli capire ulteriormente le conseguenze delle sue azioni oppure se concedere tregua e comportarmi normalmente. Ho scelto la seconda strada ricordandomi all'improvviso come mi si allargava il cuore e come ero grato ai miei genitori quando il bambino ero io e la combinavo grossa, proprio come Giovanni, ma al mattino dopo, magicamente, sia mio padre sia mia madre non portavano traccia dei rimproveri e tornavano a sorridermi, come se nulla fosse. La sensazione non è che si fossero dimenticati, semmai che avessero proprio scelto intenzionalmente di andare avanti, di voltare pagina appunto e di perdonare.
Credo che quelle mattine siano state il balsamo più efficace per farmi crescere responsabile sì, ma senza complessi. Così vorrei essere con i miei figli ma lo scrivo anche per gli altri genitori che conosco, affinché facciano mente locale sull'importanza del perdono del mattino e possano metterlo in pratica, quando occorre. Farlo non costa nulla ma posso assicurare che dà molti benefici. Fidatevi.