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domenica 15 aprile 2012

Qualcosa è guadagnato

Mia cognata Manuela dice che è colpa della moda, dei vestiti, delle pettinature che si portavano. Non so, può darsi, di certo c'è che ieri sera a casa di Raffaele e Rosy m'è capitato di guardare le fotografie di quando eravamo ragazzi e mi sono accorto che da allora sono ringiovanito un sacco. Nonostante le rughe in più e i capelli in meno. Avevamo vent'anni ma ne dimostravamo almeno venti più di adesso. E non mi riferisco soltanto al sottoscritto. Lo scrivo per tutti coloro che appartengono alla mia generazione: non rinnego nulla di ciò che è stato, ma per giustificare certi vestiti, certe capigliature, certi portamenti ci vuole del fegato. Vogliamo parlare dei calzoni a vita alta, che pure Fantozzi sarebbe impallidito? O le spallotte modello giocatore di football americano? E le permanenti a criniera di leone, con boccoli e riccioli montati a neve?
Ci sono poi dettagli che avevo rimosso e che rivisti ora meriterebbero l'esclusione dal circolo civile senza appello. D'estate, al mare o al lago, portavo magliette tagliate che coprivano soltanto le spalle e la parte superiore del petto. Dovevo averle viste indossate in qualche film di Matt Dillon e detestando le spalle abbrustolite e rosse paonazze per il sole le avevo adottate con somma soddisfazione. Sono andato avanti tre o quattro anni così, senza sospettare minimamente quanto fossi ridicolo e ieri che mi sono rivisto sarei voluto sprofondare, rifugiarmi in un angolo buio e isolato. Altro che giovinezza perduta, altro che rimpianti per il passato: io, in me stesso, sto meglio adesso e a giudicare dall'aspetto sono assai più gradevoli, curate, belle (tanto per continuare il discorso iniziato ieri) quasi tutte le donne che conosco oggi rispetto alle ragazze che erano un tempo. Non tutto insomma è perduto. Nonostante l'età, qualcosa è guadagnato.

Foto by Leonora

domenica 12 febbraio 2012

Qui riposa Whitney Houston (e il ragazzo posato che ero)

L'hanno trovata morta, in un hotel di Beverly Hills, e l'unica aggiunta allo scarno bollettino iniziale e' che soffriva di depressione. Di Whitney Houston m'ero dimenticato pure io, anche se negli anni Ottanta, quando gli ormoni erano frizzanti quanto spumante appena stappato e sapevo immaginare - immaginare l'universo - quella donna mi affascinava sul serio. Non ero un fanatico, perche' come ho gia' scritto in questo blog, fanatico non lo sono mai stato e credo non lo saro' mai di nessuno. Non compravo ogni suo cd, non sapevo le canzoni a memoria, non sono mai andato a un suo concerto. Pero' mi piaceva, un sacco. La consideravo la donna piu' bella del mondo e segretamente sognavo di incontrarla e che s'innamorasse di me. Poco importa se era piu' improbabile di un meteorite che precipitasse in giardino, anche perche' allora il viaggio piu' lungo lo facevo con il treno delle Nord, andata e ritorno Milano, tre vie, sempre le stesse, da Cadorna a largo Gemelli, in Cattolica, avanti e indietro. A meno che lei salisse in carrozza, un giorno, a Caslino al Piano o Rovello, era impossibile qualsiasi contatto piu' ravvicinato di diecimila chilometri in linea d'aria (tranne la volta memorabile in cui venne come ospite al festival di Sanremo a cantare e bissare a forza di applauso "All at once", credo. Li' i chilometri erano solo duecento). Pero' la speranza c'era e c'e' sempre stata, anche quando il tramonto e' arrivato precoce, insieme alla droga, al disordine, le botte, il corpo gonfiato, distrutto, la risalita, le ricadute. La mente l'aveva rimossa, scordata, il cuore invece e' rimasto aggrappato al sogno di vederla, incontrarla, poterle parlare almeno una volta, per dirle che quel ragazzo era stato innanorato di lei e la considerava la donna piu' affascinante, desiderabile, bella del mondo. Ecco perche' stamattina, quando ho letto ch'era morta, ho avuto una sensazione di inquietudine, di malessere, disagio, come se non avessi fatto qualcosa che dovevo e che ormai fosse troppo tardi, che la mia pigrizia sia stata ancora una volta imperdonabile, davvero. In quei giorni, dopo il treno della Nord, avrei dovuto prendere quello dello Stato, per Sanremo, e andare a dirglielo, di persona, facendo qualcosa di pazzo. E ora che e' morta mi sento in colpa e triste, anche per questo, perche' io qualcosa di pazzo non l'ho mai fatto.