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martedì 15 luglio 2014

Ciao, come stai? Domanda semplice

Foto  by Leonora
Ci sono giorni che mi sveglio con un peso, anzi, un vuoto dentro, in cui sento lo stomaco come la mammella asciutta delle vecchie capre che leggo nel Robinson Crusoe di Defoe.
Non mi capita sempre e neppure spesso, però quelle mattine ci sono e ho imparato a convincerci, staccando la spina dei pensieri oppure uscendo a correre, che quando vado a passo spedito i nodi si sciolgono e tutto si mette in ordine, più chiaro.
"Come stai?". Basta una domanda per far girare per il verso giusto il mondo. Non riceverla, farla. Ci riflettevo stamattina: "E' vero - dicevo tra me e me - ti senti vuoto, disorientato persino, vorresti stare da solo, non vedere niente e nessuno, però quante persone contano sul tuo saluto, sul tuo sorriso, e quante sono ancora lì, che aspettano, perché sei pigro dentro o per quella smania di voler sempre esagerare, di esserci alla grande e così non ci sei nemmeno alla piccola, per quel poco che sarebbe più che necessario?".
Me lo diceva Silvia, settimana scorsa: "Basterebbe un messaggio, di tanto in tanto". Che sciocco sono, a scordarlo. Così, oggi, tra un impegno e l'altro, mi sono ritagliato i minuti per farmi vivo con alcune delle persone a cui voglio bene, anche se qualcuna la vedo di raro, qualcun altra incontrarla sarebbe un miracolo. Ma l'amicizia supera le barriere, annulla le distanze e non sta con il pallottoliere a tenere il conto dei fili che si tendono, perciò mi sono deciso, ho fatto gli auguri di compleanno a Lory e a Valentina, che da qualche giorno è diventata mamma, così come ho chiesto "come stai?" a Luana, che mamma lo diventerà tra poco. Poi ho risposto a messaggi che giacevano in sospeso, sono salito due piani per salutare le persone che qui, a Bergamo, mi fanno sentire accolto, ho usato le cuffie per la musica meno del solito, sono rimasto "in ascolto".
Mi sono sentito meglio. Non c'è come fare il pieno di attenzioni per riempire il proprio vuoto.

sabato 4 gennaio 2014

Limpeza e alegrìa

Non sono superstizioso, credo di essere un uomo fortunato, che il destino dia e tolga a tutti in egual misura e che un atteggiamento positivo giovi più che la commiserazione e la malinconia. Perciò cerco sempre di vedere il bicchiere mezzo pieno e di non darmi troppa pena.
Certo che se metto in fila una dietro l'altro le note stonate di questo inizio anno devo mantenere molta calma per non agitarmi e lasciare che lo sconforto prevalga. Niente di trascendentale, di catastrofico, semmai uno stillicidio di cattive notizie in vari ambiti, dal lavoro alla famiglia.
Qualche acciacco, alcuni fraintendimenti, certe incomprensioni, difficoltà sparse, la scomparsa di due persone care... Sapete quando sembra che suoni un campanello d'allarme e non ne avete certezza, per cui non vi decidete ad andare a vedere ma nemmeno state tranquilli? Ecco, a me pare di stare in quel limbo, con il sospetto che sia soltanto l'inizio di una valanga e la vaga impressione che invece non sia nulla di grave e il sereno tornerà presto, a smentire qualsiasi teoria sulla sfortuna.
Scrivo queste note in attesa di un responso dal Pronto Soccorso, dove è stato portato lo zio Emilio, il marito della zia Angelina, la cui recente scomparsa lo ha evidentemente scombussolato, per uno di quei meccanismi inspiegabili eppure evidenti, come quando ci si ammala proprio il giorno in cui si sta a casa per la festa. Lui ha tenuto duro per mesi, forse convinto inconsciamente di dover stare in gamba per aiutare la moglie e non essere un peso. Mancata lei, è come se si fosse lasciato andare anche lui. Spero si tratti soltanto di un momento passeggero, anche se a novant'anni ogni spifero può riverlarsi bufera.
Così, mentre rimugino sulla sfortuna e sulla possibilità che sia un anno negativo, mi viene in mente la fotografia con un augurio speciale che mi ha mandato qualche giorno fa Luana, dal Brasile, e che vorrei fosse davvero la stella polare per l'anno che inizia. E' uno scorcio di muro, con disegnato un pesce e soltanto due parole: "Limpeza e alegrìa".
E' così che torno al principio di questo post, ricordando a me stesso che nessuno può evitare disgrazie o momenti negativi, ma la vita mi sorride più facilmente se a sorriderle sono per primo io.