La mano sicura al volante. Brezza che sfiora il viso, fa socchiudere gli occhi e i capelli scompiglia. Liberi e leggeri. Senza paura né meta. Padroni di sé, del proprio destino, del mondo. Rombano il cuore e il motore. Una curva. Il cigolio dei freni sulla strada, le ruote che strisciano. Terrore, in un colpo. Lo schianto. Buio e silenzio.
Venti righe. Indro Montanelli sosteneva che in venti righe si può raccontare tutto. Bastano tre parole invece per spiegare le ragioni di questo blog: comunicare, in libertà. Per il resto, vale per me ciò che scrisse Jorge Luis Borges, "I miei limiti personali e la mia curiosità lasciano qui la loro testimonianza".
giovedì 27 luglio 2023
Mario Landriscina (Il non ancora sindaco)
La mano sicura al volante. Brezza che sfiora il viso, fa socchiudere gli occhi e i capelli scompiglia. Liberi e leggeri. Senza paura né meta. Padroni di sé, del proprio destino, del mondo. Rombano il cuore e il motore. Una curva. Il cigolio dei freni sulla strada, le ruote che strisciano. Terrore, in un colpo. Lo schianto. Buio e silenzio.
lunedì 3 luglio 2023
Lino Gelpi (Il sindaco memorabile)
martedì 11 ottobre 2022
Ius vitae (Viva l'Italia)
venerdì 29 ottobre 2021
Cambiare il mondo (Passione o pastina)
domenica 4 aprile 2021
Coltivare (Il silenzio)
Chiudo gli occhi davanti alla tv dei “talk show”, del reiterato teatrino recitato a soggetto; chiudo gli occhi nei discorsi di chi parla più di un minuto; chiudo gli occhi persino in chiesa, dove mi pare si moltiplichino le parole per colmare il vuoto di un’istituzione che fatica a leggere i segni del tempo.
La faccio breve, per non esagerare anch'io: il luogo in cui mi trovo meglio, in questi mesi, non per caso è il giardino. Che ha due meriti: allena al silenzio e mi ammaestra alla pazienza, a una crescita non percepibile con lo sguardo.
P.S. In giardino gli occhi occorre tenerli aperti per la causa (gli atti di cura dell’uomo, il coltivare), non per l’effetto, il mutare della natura, che ha un altro passo, inarrestabile e inafferrabile, così lento che i nostri sensi non riescono a coglierne il mentre, il presente, ma soltanto un prima e il dopo, il non ancora avvenuto e il già successo.
martedì 2 febbraio 2021
Il silenzio, come rifugio (Poi c'è lui)
sabato 22 agosto 2020
Ho molto taciuto (Sbagliando)
giovedì 25 giugno 2020
A Thousand Days (In tre settimane)
mercoledì 14 agosto 2019
Quoque tu (Quando nel brutto c'è del bello)
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Oggi, figlia mia, faccio eccezione, cedendo alle tue insistenze, non per "spiegarti" cosa accade in questi giorni convulsi, bensì per condividere la bellezza sottesa al di là e al di qua dei mille proclami, annunci, duelli, sgambetti.
Sì, chi conosce e apprezza la politica non si sgomenta né tanto meno inorridisce di fronte a ciò che per molti, la maggior parte, è soltanto teatro, torto, contraddizione.
La politica è ideale, ma pure strategia, tattica, manovre.
C'è del "bello" allora nel tentativo di Salvini di massimizzare i profitti di un paio d'anni in cui ha intercettato le simpatie di molti, spesso cavalcando le paure di tutti. Così come c'è del "bello" nella contromossa di Renzi e di Grillo, che pur di impedirglielo pare cancellino quanto detto negli ultimi cinque anni, rimangiandosi veti e giudizi sprezzanti nei confronti di chi fino a ieri era avversario e ora potrebbe diventare il principale alleato, secondo la logica del "male minore".
C'è del "bello" in tutto ciò, a patto di non essere prevenuti e di conoscere la politica, esattamente come avviene per la letteratura, la pittura e ogni forma d'arte.
Lascia dunque le urla, i lamenti, i giudizi sprezzanti agli sciocchi, ai supponenti, a coloro che si sentono superiori o indossano i panni di una parte, indignandosi senza riconoscere le buone ragioni degli altri.
Per fortuna la "politica" non è tutto (lo dimostrano i fatti: la società civile negli ultimi cinquant'anni ha retto e si è sviluppata non in "virtù" della politica, bensì "nonostante" la politica) e affrontarla laicamente, senza spirito da crociate, è il primo passo non soltanto per comprenderla e apprezzarla, ma pure per farla, rendendola per quanto possibile migliore.
P.S. Ne parlo raramente con te, Giorgina, più spesso con Giacomo, esattamente come facevo con mio padre: in un tempo non prefissato, spesso rubato, la sera, nella penombra di una stanza o sulle scale. Con il passare degli anni ho imparato molto, a cominciare dall'insofferenza per la demonizzazione dell'avversario, per chi non la pensa come me. Credo convintamente sia un male delegittimare l'altro, appiccicandogli etichette o, peggio, offendendolo. E' capitato sempre, accade tuttora: non me ne scandalizzo, tuttavia evito di farlo e prendo le distanze. Mi arrabbio così quando sento dare del "fascista" avventatamente, senza considerare cos'è stato il fascismo veramente (tra i leader attuali nessuno lo è, neppure lontanamente, poiché come ricorda uno storico preparato qual è Emilio Gentile, tutti i principali partiti o movimenti accettano le regole democratiche, pongono il voto del popolo a fondamento del governare), così come quando l'appellativo è "razzista", poiché per esserlo bisognerebbe sostenere innanzi tutto l'esistenza delle razze e poi la superiorità di una rispetto ad altre, mentre il confronto attuale e le differenze di opinioni attuali vertono sui flussi migratori.
Ragionare con la propria testa, impedire che ci si lasci imbavagliare da chi detesta la libertà di pensiero e preferisce l'insulto al dialogo, non avere pregiudizi, comprendere le ragioni degli altri, essere disposti a cambiare idea ed essere intransigenti soltanto riguardo la piena dignità dell'essere umano e ai suoi diritti inalienabili: queste e non altre sono le stelle polari che voi, figli miei, vorrei aveste sempre innanzi.
venerdì 5 luglio 2019
Meno teoria (Imparare, dalla vita)
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Nei giorni scorsi sono stato testimone di storie che per motivi differenti hanno offerto lezioni di vita.
La prima ha per protagonista Mustafà, il portiere della squadra di calcio del San Carlo, che ha vinto il torneo dei rioni al mio paese. Mustafà viene dal Senegal, ha poco più di vent'anni e la pelle colore della notte, ma non la nostra, la sua, quella di quando in Africa non c'è la luna. Mustafà non doveva giocare, qualcuno aveva storto il naso e sulla scia di quanto avviene per questioni simili la discussione sui principi stava portando al muro contro muro o al tavolo ribaltato, della serie: "Se è così ciascuno per conto suo e non facciamo nulla". Poi la squadra in questione non aveva il portiere, la necessità è diventata virtù e quello che la teoria impediva s'è trasformato nei fatti in un'opportunità di comprensione, di integrazione, di crescita. Il San Carlo ha meritatamente vinto il torneo, anche grazie alla bravura di quel ragazzo che non ha cittadinanza italiana ma un talento utile per gli altri e chi prima storceva il naso alla fine ha festeggiato con lui, come meritava.
La seconda riguarda il tennis, tre ragazze del Circolo Città dei Mille di Bergamo, sconfitte l'anno scorso davanti al pubblico di casa nella finale dei playoff nazionali e che quest'anno la stessa finale l'hanno vinta, a Messina. Un successo che corona una stagione intera ma che personalmente mi ha impressionato per la varietà delle giocatrici e nel contempo la possibilità di fare leva proprio sulle diversità per centrare un obiettivo, dimostrandosi una squadra.
Ksenia è una professionista, gioca per denaro, gira mezza Europa per tornei ed è una macchina. Lo sport per lei è uno scalino, uno strumento, e lo approccia con lo stile con cui i suoi avi pescavano nei laghi del Kirghizistan, con metodo e costanza, poca fantasia, molta efficienza, puntando al risultato, senza fronzoli o filosofia.
Chiara, la più giovane del gruppo, è colei che mi ricorda più i miei figli, Giacomo soprattutto. Lo scrivo perché così come per lui ho l'impressione che invece di essere sottoposta a pressione per giocare al meglio abbia bisogno di mente sgombra, di tranquillità, di lasciare che il braccio e le gambe ragionino, non la testa. Il talento non le manca (come ha dimostrato nel tie-break finale e decisivo del doppio), è lo sprone altrui, la carica a molla che per lei rischia di diventare una briglia.
Infine Stefania, una persona speciale, che conosco e ammiro da anni ed è una dimostrazione infinita di cosa significhi non mollare mai, andare oltre l'ostacolo, avere cuore, anima, grinta. Non per caso in due campionati di fila non ha perso una partita, portando a casa pure il singolo di Messina. "Sul campo do tutto, non sempre seguo la ragione, agisco d'istinto e sono impulsiva" ha scritto su Instagram. E' vero, per questo ogni volta che gioca mi emoziona ed è diventata per me un esempio, nel lavoro, nella vita, tanto che quando sono tentato di lasciare perdere - mentre sto scrivendo un articolo oppure quando corro sotto il sole cocente e avverto forte la fatica oppure quando affronto una discussione che non mostra traccia di soluzione alcuna... - me la immagino in campo, con la sua faccia seria, la postura che la fa sembrare più imponente di quanto in realtà sia, e stringo i denti, tengo duro anch'io, scoprendo che per imitazione si possono apprendere doti preziose quanto rare, quali la determinazione, la tenacia, la perseveranza.
P.S. "Gli innocenti non sapevano che quella cosa era impossibile e la fecero". La fecero. Fatti, non parole. Storie, non teoria. Lo appunto qui, poiché anche io corro il rischio di arrovellarmi sulle idee, di incaponirmi sui principi. Nella vita però è importante sì fissare alto lo sguardo, ma altrettanto tenere i piedi saldi per terra, sporcarsi le mani anche, impastare le idee con il sudore della fronte, i sacrifici, la fatica, l'esperienza. Lasciando che tutto ciò sia come il greto di un torrente, di un fiume, che non lascia mai tali e quali i ciottoli che incontra, ma li leviga, modella, trasforma.
venerdì 11 maggio 2018
Nel mezzo del discorso (La politica spiegata ai miei figli)
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Imploro le vostre scuse perciò se ieri l'altro vi ho annoiato organizzando tra i primi piatti e il companatico una sorta di comizio, inalberandomi e non poco, quasi avessi davanti un pubblico vasto e ostile, mentre voi ascoltavate con vago interesse persino.
Così dopo mesi di un ruminare in solitaria per evitare le bagatelle di chi ai ragionamenti preferisce il tifo da stadio, non mi è parso vero di potermi ergere su un trespolo (che non avevo) e fare un discorso in famiglia come fossi tra gli scranni del parlamento.
Chiedo perdono a te, per prima, Isabella, se cinque volte hai tentato di inserirti nel discorso e per cinque volte sei stata rimbalzata, che una simile veemenza dovevano contrastarla neppure le suffragette di inizio Novecento.
Domando venia a te, Giacomo, con il quale pure parlo spesso di politica e l'altra sera, dopo i primi dieci minuti di attenzione, in tre occasioni hai cercato di sgattaiolare dalla cucina alla zona giorno e per altrettante volte sei stato richiamato, in un paio di circostanze anche con malcelata stizza da parte mia, come colui che sta decidendo i destini della nazione e teme che coloro che gli sono vicini non si rendano conto dell'ora "segnata dal destino" che stiamo vivendo.
I miei rispetti a te, Giovanni, unico che, dati i tuoi sedici anni e una serata che ti vedeva particolarmente su di giri, hai visto tollerato un interesse evidentemente parziale e hai sbirciato continuamente il telefono e cercato di far ridere di sottecchi tua sorella, con smorfie buffe e ammiccamenti per prendermi in giro.
Onore a te, Giorgia, la sola a sembrare colpita davvero, con domande che a tratti mi hanno infervorato, a tratti invece indispettito (per l'ingenuità o perché spesso non capivi e così dovevo ripetere, assumendo lo stesso atteggiamento - tra l'altro - che aveva la mia odiatissima professoressa di matematica al liceo!).
Ho esagerato, lo so, cercando di compensare con voi una sorta di aventino che per eccesso di razionalità o per cinismo o per codardia, sui temi politici, in questi mesi mi sono cucito addosso.
Ma ciò sarebbe nulla se non confessassi la vera colpa e il motivo autentico per cui ho scritto tutto questo: approfittando del vostro fuggi fuggi, durante la prima pausa del mio accorato comizio, ho finito tutto il mezzo chilo di fragole con il succo di limone che c'era sul tavolo, approfittando del fatto che nessuno nella mezz'ora successiva ha osato riaffacciarsi nelle vicinanze. E ciò vi serva da lezione: sei voi non vi interessate di politica, la politica si interessa di voi e fa sparire le cose che contano.
P.S. "Fragole a parte, qual era il nocciolo del discorso che l'altra sera hai tenuto, Giorgio?". Qualcuno, qualche sconsiderato, se lo sarà chiesto. E se così non fosse, come temo, io non vedo comunque l'ora di dirlo. La premessa era questa: non siate negativi o pessimisti, dimenticate per un momento nomi e volti e storie personali e proclami e polemiche di questi mesi, poiché il teatro di oggi è nel nocciolo identico a quello a cui da decenni assistiamo, mentre dovremmo essere interessati a comprendere se esiste qualcosa di nuovo, di epocale oserei dire, che merita di essere sottolineato con un pennarello rosso e studiato con la cura e la passione con cui l'entomologo osserva un coleottero mai prima visto. La risposta è: sì, c'è a mio parere qualcosa di inedito, di curioso, interessante, di potenzialmente in grado di segnare una svolta e una rottura con il passato. Magari, la prima volta che tornano in tavola le fragole, fatevi invitare a casa mia e ne riparleremo.
sabato 20 gennaio 2018
Il filo ingarbugliato delle cose (Nessuno è perfetto, per fortuna)
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Ieri l’altro la scoperta più recente, estraendo dalla tasca della giacca per la millesima volta gli auricolari del telefono e constatando con sorpresa che quando le ripiego con ordine poi si ingarbugliano e intrecciano e fanno nodi, mentre se le ripongo alla rinfusa nove volte su dieci, quando le riprendo, in un battibaleno sono pronte.
Così va la vita, in cui non sempre uno più uno fa due e raramente ciò che consideriamo perfetto porta frutti.
Penso al terreno senza sassi, alle camere sterili, ai panorami piatti, all’utilità degli insetti, alle relazioni prive di contrasti, al picco di gioia dopo le preoccupazioni, alle soddisfazione partorite dalle fatiche, al sollievo esaurite le paure, a quanto mi hanno reso migliore le persone peggiori, paziente con gli altri in ragione delle mie debolezze, a quanto mi sono servite le cadute, costringendomi ogni volta ad alzarmi.
Tendere all’ideale non significa disprezzare storture e dissonanze.
Credo sia utile ricordarlo pure in questo tempo di schieramenti ed elezioni, in cui differenze di pensiero e di atteggiamento si fanno più evidenti. Da parte mia faccio esercizio di tolleranza ogni giorno, evitando di farmi contagiare dal malumore cronico e dallo scandalizzarsi continuo di coloro a cui non va bene niente e si siedono sempre dalla parte della ragione. La vita è troppo breve per passarla in un continuo scontento.
sabato 3 dicembre 2016
Sì e No (Il coraggio della responsabilità)
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| Foto by Leonora |
Domani si andrà a votare per il referendum e confido che ciascuno decida in base alle proprie convinzioni, entrando nel merito della questione e non affidandosi alle indicazioni dei vari leader di partito, considerando che ognuno di loro - da Renzi a Grillo, da Berlusconi a Salvini - ha un tornaconto politico, un interesse particolare e privato, pur se legittimo.
Questo è dunque l'invito che rivolgo per primo a me stesso: usare la propria testa, in piena serenità di spirito, sapendo che il voto è importante ma non ci saranno carestie o invasioni di cavalette a seconda che vinca l'uno e l'altro, la differenza infatti la fanno sempre le persone, mai le regole o le leggi, neppure quelle costituzionali.
Premesso questo, anche se è forte la tentazione di non aggiungere altro, lascio scritto qui nero su bianco chi mi ha convinto di più. O meglio, coloro che mi hanno convinto meno e in questo molti sostenitori del "no" hanno vinto per distacco.
Anche i sostenitori del "sì" spesso l'hanno fatta fuori dal vaso, tentando di spacciare per panacea di tutti i mali una riforma che per molti versi resta un salto nel buio, tuttavia il maggior numero di bufale, inasettezze e grossolane falsità le ho registrate nello schieramento opposto.
Cito tre esempi, che mi hanno particolarmente impressionato.
1. Un volantino fatto girare da persone pie e devote spaventate e a loro volta "spaventanti", che proclamano una vera apocalisse se vincesse il sì, mentre la riforma non c'entra nulla con eutanasia infantile, teorie dei gender, droghe e uteri in affitto.
2. Un disegno con illustrata la composizione del parlamento prima e dopo e la scritta: "Così capisce anche un bambino", mentre così al massimo un bambino lo si può imbrogliare, visto che lo schema è falso (a differenza di quanto scritto in tale manifesto, è il Parlamento attuale ad avere parlamentari votati al cento per cento in base alle indicazioni dei partiti - la legge elettorale cui è stato eletto prevedeva infatti liste bloccate, senza preferenze - mentre il possibile Parlamento futuro non sappiamo come sarà composto, poiché non è la riforma in discussione oggi che lo decide, bensì la prossima legge elettorale, cioè una legge ordinaria, non sottoposta a referendum confermativo).
3. I commenti di tante persone che pur stimo e che persino sono preparate, ma prese dalla fregola di convincere le hanno sparate più grosse di Pinocchio (cito il commento su Facebook di un'amica - per di più avvocato e che dunque dovrebbe usare le parole con cognizone di causa - che ha scritto: "Dopo ampia riflessione mi sono convinta che la riforma costituzionale non può esser accettata. E poi, quantomeno, vorrei che fosse stata proposta da un governo regolarmente eletto". Regolarmente eletto? Ma questo è un governo "regolarmente eletto"! Posso dire che non mi piace, che non lo condivido, che lo vorrei diverso, che mi fa schifo, ma scrivere che non è "regolarmente eletto" è una falsità che grida vendetta agli occhi del cielo e del senso civico.
Concludendo, le convinzioni principali a cui sono arrivato sono queste:
- la legge ideale non esiste;
- l'attuale Costituzione ha punti contraddittori e faraginosi, così come quella nuova, proposta dalla riforma;
- la Costituzione è stata già modificata molte volte negli ultimi settant'anni, per fortuna mai nella prima parte, quella dei diritti e doveri fondamentali, che rimarrà immutata anche dopo questo referendum;
- votare sì va nel solco del cambiamento e io del cambiamento non ho mai avuto paura, anche se confesso che l'incertezza che ne consegue mi mette ansia, agitazione, preoccupazione, disagio;
- troppi decidono non perché sono convinti cosa è giusto o cosa è sbagliato ma perché ci si fida di questo o di quel leader politico, scordando ciò che ho scritto qui sopra: ognuna di loro ha un tornaconto politico e giudica la riforma non dai benefici o dai danni che produrrà all'Italia, ma da quelli che comporterà per sé e per il proprio partito/movimento.
- la riforma non è quella che avrei voluto, tuttavia - come sta scritto all'ingresso della sede di Facebook: "Done is better than perfect", cioè una cosa fatta è meglio di una cosa perfetta, e votare "sì" è un passo in avanti verso quella che considero l'ideale, cioè una maggiore governabilità, esattamente come già avviene per Regioni e Comuni.
E domenica sera, a prescindere da come andrà, troviamoci idealmente a brindare, insieme, accettando qualsiasi risultato e ripartendo per avere un Paese meno diviso, più unito.
P.S. Al di là delle opionioni del sottoscritto, chi fosse tuttora indeciso può comprendere un poco meglio le cose ascoltando il presidente della Regione, Roberto Maroni, per il "no" o il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, per il "Sì", intervistati dal sottoscritto.
giovedì 7 aprile 2016
Sereno è (passione non fa rima con astio)
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| Foto by Leonora |
sabato 23 gennaio 2016
Famiglia al plurale (Contro gli steccati)
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| Foto by Leonora |
giovedì 12 novembre 2015
Chi difende Abele (Appello per restare umani)
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| Foto by Leonora |
Nessuno tocchi Caino, giusto, giustissimo. Ma chi difende Abele?
Chi protegge il mite, il quieto, il cittadino comune? Chi si prende cura di tutelare il debole quando si tratta di una persona non ai margini della società, ma che anzi della società è la pietra portante, la fetta più consistente?
Una domanda che mi faccio spesso, in questi mesi, non volendo cedere alla deriva giustizialista di chi vorrebbe regolare i conti fuori dalla legge, ma anche incapace di chiudere occhi e orecchi di fronte alla palese evidenza che la nostra legge e l'applicazione che se ne fa è inadeguata per proteggere chi invece lo meriterebbe.
Abele è Cloe, bastonata a morte da ladri senza scrupoli entrati in casa per portar via un magro bottino, in provincia di Ferrara, una sera di inizio novembre. Abele sono Roberta e Fabio, lei uccisa e lui ferito gravemente dal fidanzatino della figlia, che aveva annunciato il crimine senza che nessuno però intervenisse. Abele è la coppia di Ponte San Pietro, aggredita e malmenata dall’ex fidanzato di lei, accecato dalla gelosia ma libero di farsi vendetta da sé, terrorizzando un intero quartiere. Abele è Angelo, che ha sposato Gloria per amore e s’è ritrovato in casa una moglie aggressiva, che minaccia e usa violenza tuttora, nonostante la separazione, senza che carabinieri, agenti di polizia o alcun giudice possano impedire un assedio del genere.
Abele sono loro, Abele è la maggior parte di noi, non esenti da vizi e difetti, ma che rispetta la legge e appena non lo fa paga salate le conseguenze. Abele è colui che non cede alla tentazione di armarsi contro chi è armato, né di farsi giustizia da solo, eppure è frustrato dal fatto che la giustizia in Italia, per come funziona, non lo tutela per niente. Abele è chi è ben disposto verso l’accoglienza dello straniero, ma si trova esasperato quando nota che al bussare alla porta per chiedere di entrare si sostituisce la prepotenza di chi vuole farla da padrone.
Se lo scrivo non è per una durezza maturata nottetempo o per un ispessimento della coscienza, come un callo cresciuto su un piede. Piuttosto voglio continuare a credere che la convivenza civile non possa fondarsi su due opposti estremismi; voglio pensare che su un tema del genere anche le forze politiche che si definiscono moderate la smettano di voltare lo sguardo dall'altra parte e trovino risposte adeguate; voglio evitare che i tanti Abele smettano di confidare in una giustizia superiore e si trasformino a loro volta in Caino; soprattutto voglio evitare che nel disinteresse generale siano i furbi, i prepotenti, gli infingardi a guadagnarsi un’opportunità e che i tanti Abele esasperati chiudano le loro porte, lasciando fuori chi invece avrebbe più bisogno, cioè i più fragili tra i fragili, i più piccoli tra i piccoli, i più poveri tra i poveri.
venerdì 16 maggio 2014
La vita è più importante della politica (ma onore a chi si impegna)
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| Foto by Leonora |
Penso spesso a chi gliel’ha fatto fare e sono preoccupato per lei, poiché conosco i meccanismi della politica e l’ostilità della gente, che raramente è contenta. Però ne sono anche orgoglioso e mi piace un sacco la sua ingenuità, il suo impegno pieno e disinteressato. Io, cinico, prevedo i fastidi a cui andrà incontro, i problemi che dovrebbe affrontare nell’ipotesi in cui dovesse entrare in consiglio comunale, mentre lei pare ignorare tutti i possibili grattacapi e si butta a capofitto, convinta davvero che un paese migliore sia quello che si costruisce insieme e che tutti debbano fare la loro parte, lei per prima. Mi piace che riesca ad andar d'accordo con tutti e che con i rappresentanti delle altre liste abbia un buon rapporto, compreso con il sindaco uscente, dimostrando nella pratica ciò che Martinazzoli sosteneva in teoria: "La politica è importante, ma la vita è più importante della politica".
Non so quanti voti riuscirà a prendere Isabella, temo nella medesima misura la cesta vuota e la messe piena. Nel primo caso si sentirebbe sconfortata, la prenderebbe come una sconfitta personale, un non essere all’altezza, mentre nel secondo i fastidi di cui ho scritto finirebbero per trasformarsi presto in montagna.
In ogni caso la ammiro perché si è candidata, perché non è rimasta con le mani in mano, perché ha dato un esempio ai suoi figli e pure a me, dimostrando che il “bene comune” non sono due parole con cui riempirsi la bocca, bensì una scelta concreta, che va fatta.
sabato 15 febbraio 2014
Il filo (positivo) di Arianna
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| Foto by Leonora |
P.S. Per la cronaca, sia Arianna Fontanna sia mio padre sono nati in Valtellina, di più, sono di Berbenno di Valtellina, ma credo che valga per qualsiasi borgo della penisola.
sabato 20 aprile 2013
Democrazia potenziata (come cambia la politica)
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| Foto by Leonora |
La mia premessa è che "destra" e "sinistra" siano categorie superate e il confronto / scontro sia trasversale ad esse, tra "vecchio" e "nuovo". La destra reagisce meglio perché ora non ha un partito bensì un leader senza rivali di pari carisma e a cui tutti obbediscono come a un capo, mentre la sinistra esplode perché i contrasti sono evidenti già al pian terreno.
sabato 23 marzo 2013
Il coraggio di casa
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| Foto by Leonora |
Non sono parole e vorrei interrogarmi se il mio paese, Lurate Caccivio, è immune al contagio, se l'ha già preso oppure se esiste il rischio che lo subisca. Mentre lo scrivo penso alle parole di un amico, una persona d'un'onestà cristallina, che l'anno scorso mi aveva raccontato un episodio capitatogli nel comune accanto al mio, di alcune pressioni per mettere in lista con il suo partito un certo personaggio senza apparente radici né storia, arrivato pochi mesi prima proprio dalla Calabria, senza lavoro ma con amicizie potenti nel mondo della politica locale. Allora non avevo dato peso alla cosa, sciocco e ignorante che sono stato, mentre ora il due più due mi viene naturale e vorrei approfondire la vicenda. La scintilla c'è stata, come dicevo, l'altra sera, ascoltando in un teatro di Monza la testimonianza scientifica del professor Dalla Chiesa, che raccontava come in un piccolo borgo della Germania nel giro di pochi mesi si erano trasferiti un'ottantina di persone provenienti da San Luca, tutti imparentati in un modo o nell'altro con il boss locale. "Riescono a colonizzarci perché sono organizzati e non lasciano nulla al caso, mentre noi non abbiamo anticorpi, non siamo abituati a combattere e bisognerebbe prendere lezioni da chi la n'drangheta la combatte là dov'è nata, in Calabria" ha detto Dalla Chiesa. A prescindere che abbiamo tempo o che sia troppo tardi, io quel coraggio voglio sforzarmi di averlo. Sono impreparato, è vero, e affrontando questi temi ammetto di farlo con pudore, forse anche paura, ma questa è casa mia, è la terra in cui vorrei vedere crescere i miei figli, i miei nipoti, e non voglio un giorno non riconoscerla più soltanto perché oggi preferisco occuparmi di altro e farmi una gran dormita.
















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