Visualizzazione post con etichetta crescita. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta crescita. Mostra tutti i post

sabato 9 settembre 2023

Partorito due volte (Un uomo)

"Gli innocenti non sapevano che quella cosa era impossibile e la fecero".
Mino Martinazzoli

C’è una linea, non d’ombra, lunga due anni e mezzo, che unisce un'alba di gennaio alla notte d’un settembre mite, lieto.
E ci sono due punti, uno di partenza e uno d’arrivo, che brillano nitidi nel mio ricordo.
Il primo è quando sei partito e t’ho abbracciato forte, con il groppo in gola mascherato da un sorriso, sciolto due minuti più tardi, con te oramai dentro l’aeroporto e io in auto, che tornavo da solo (ci trovavamo in piena pandemia, era un salto nell’ignoto e mi consolava unicamente il tuo vederti determinato, curioso, convinto).
Il secondo è ieri l’altro, all’ennesimo tuo ritorno per una breve vacanza, ascoltandoti mentre parlavi calmo, quieto, con le tue solite parole misurate e soppesate, rendendomi conto in un lampo che a ventisei anni sei diventato adulto, un essere umano fatto e finito, maturo.
Nel mezzo, tra questi due poli, un equatore d’esperienze che ti hanno trasformato.
I mesi di addetto alle pulizie, quelli trascorsi come fact totum in un negozio, l’impiego da cameriere nel ristorante gestito da cinesi nel centro di Dublino, le certificazioni di lingua inglese, l’assunzione al servizio tutela minori irlandese, il periodo di prova lungo, reiterato, superato…
E ancora, le decine di conoscenze, i mille incontri, le molte relazioni intrecciate, le amicizie - rare, come hai detto tu, perché l’amicizia è un sentimento profondo - che hai costruito, la girandola di sentimenti provati, gli entusiasmi, le ansie, le preoccupazioni, le delusioni, le incomprensioni, le sorprese, le consapevolezze, le gioie…
Il riassunto, la sintesi, è che a guardarli a ritroso, gli ultimi due anni e mezzo sono una montagna altissima, scalata grazie a due trampoli: la perseveranza e l’incoscienza.
Incoscienza perché due anni fa neppure immaginavi lontanamente la distanza che separava chi eri da ciò che sei diventato. Eri “innocente” appunto, ed è per questo che hai saltato.
Perseveranza invece è la cifra della persona che sei, fin da bambino, che a volte può essere scambiata per asprezza o cocciutaggine, ma soltanto se ti si squadra da lontano, fermandosi alla superficie, alla pelle, ignorando ciò che più conta, il cuore assai sensibile di un ragazzo partorito due volte: la prima da sua madre, la seconda da sé, diventando uomo.

P.S. “Voi dite, ridete, però l’ho visto uscire dalla porta per andare a fare un'esperienza di qualche mese in Irlanda e invece non è più tornato”.
Quando lo dice mi fa sorridere, perché un po’ teatrale, certo esagerata, neanche commentasse una disgrazia, fossi morto. Però la capisco tua madre, comprendo e ammiro quel legame speciale tra mamma e figlio, cordone ombelicale tenace, desiderio di protezione proiettato all’infinito.
“Grande” in qualche modo lo è diventata anche lei, lo siamo divenuti pure noi, genitori, rendendoci conto nella carne, piuttosto che a parole, che i figli, tutti i figli, non sono mai “nostri”, bensì altro da noi, concessi in prestito, il tempo necessario affinché spieghino le ali e prendano il volo.

domenica 10 ottobre 2021

Lo spazio bianco (Contro il vuoto)

Ama i tuoi genitori, se sono giusti e retti: altrimenti sopportali.
(Publilio Siro)

Scrivo poco di te, che sei sempre più grande, maturo, un bel ragazzo che si affaccia al mondo, restando in bilico tra il giovane che sarai e il bimbo che eri e tuttora sei, per qualche aspetto.
Siamo fortunati ad averti con noi: lo credo veramente e per questo lo ripeto spesso, a te per primo.
Mi pare tu stia crescendo robusto, di spalle e di spirito, sereno soprattutto, con quel sorriso ch'è come un uovo che si schiude e mostra un pulcino, con quegli occhi socchiusi a fessura e dai quali esce una luce intesa, che rischiara attorno.
Ti piace giocare a basket, stai meno alla play station rispetto ad un tempo, guardi parecchie serie tv su Netflix ("Teen wolf", la tua preferita da mesi), stai scoprendo l'universo femminile e le relazioni di amicizia, sfruttando la coda di un'estate che per te è stata un parco giochi, un'esperienza unica di crescita e divertimento.
Mi spiace non esserci spesso per te, specialmente adesso, lavorando lontano.
Mi spiace davvero, ma confido che tu cresca forte lo stesso, imparando a contare sulle tue forze e appoggiandoti su più figure, poiché è così che si diventa grandi, che si cresce: in continua relazione gli uni gli altri.
L'unica preoccupazione che ho - lo ammetto - è lo spazio bianco che c'è in corrispondenza della casella di tuo padre, per quel cordone ombelicale troncato da anni di netto e che per una serie di ragioni indipendenti dalla nostra volontà non è tuttora ricollegato.
Vorrei seriamente che invece lo fosse, che tu potessi confrontarti con chi ti ha generato, vorrei che la realtà dei rapporti sostituisse l'incertezza, il timore, la curiosità, il vuoto.
So che avverrà, so che deve avvenire, so che debbo avere pazienza io per primo, per sperare che continui ad averla tu, trasformando la ferita in cicatrice e non infettando un giorno l'equilibrio che ti sei costruito.
So tutto questo, ma pure che meriti di conoscere le tue radici più profonde, qualsiasi esse siano, consapevole che non sei e non sarai mai solo, che ti saremo sempre accanto.

P.S. Sei tornato a casa con il labbro gonfio, per "un pugno" - hai detto - che ti ha dato tuo fratello più piccolo, con il quale c'è un rapporto complesso, com'è normale che sia, considerato ciò che avete vissuto e che si muove a entrambi dentro. Lo annoto qui, per un motivo semplice: forse capiterà anche a te, quando sarai adulto, di trovarti ad affrontare un'incomprensione, un litigio, un conflitto, e dovrai in un istante decidere cosa fare, come comportarti, quali conseguenze dare; allora potrai ricordarti e decidere se ripetere più o meno lo stesso mio atteggiamento oppure se fare l'opposto, valutando il mio errore come pietra di riferimento.
Da parte mia - affinché tu possa un giorno giudicare sapendo il dritto e il rovescio - ho cercato di non istituire un processo sommario, bensì di credere alla ricostruzione che hai fatto, di darti fiducia, tentando nel contempo di sdrammatizzare, di non dare troppo peso al tutto, sapendo che stabilire torti o ragioni è importante, ma sapere comprendere, eventualmente perdonare e ristabilire velocemente i rapporti, le relazioni, lo è di più.

domenica 8 novembre 2020

Da brivido (E non per il freddo)

In questi giorni vederti con la maglietta a maniche corte mentre raccogli le foglie del faggio e dell'acero, mette i brividi e non soltanto per una questione di temperatura, per quel tuo avere freddo raramente.
I brividi vengono dal sentimento, dall'osservarti preciso, solerte, giudizioso, mentre svolgi un compito che nessuno ti ha chiesto, che ti sei auto assegnato, mostrando spirito di intraprendenza da ragazzino, abbinato a meticolosità e ostinazione da adulto.
L'unico merito, se possono ascrivermene uno, è quello di aver imitato mio padre, che mi dava fiducia, che lasciava mi mettessi alla prova con tutto, non tenendosi la parte più interessante con la scusa che ero un bimbo.
Sono sprazzi, non voglio vincolarti alla reiterazione costante dell'impegno, non resterò deluso se domani non vorrai continuare ciò che hai completato ieri e oggi, poiché so che a dodici anni ci si stanca con la medesima velocità con cui ci si mette alla prova su tutto.
Anche così, pure se tornerai a interessarti del cellulare o della playstation più delle faccende in giardino, so che quel contatto ti ha segnato, che il lavorare la terra, prendersene cura, è stato piantare un seme nel tuo, d'un giardino, quello interiore, che richiama inconsciamente a qualcosa di utile, gioioso, buono.
E quando sarai adulto, dimentico di me e del ragazzo che sei stato, sentendo il profumo delle foglie d'autunno o la sensazione del terriccio sul polpastrelli, lo assocerai a un momento felice, un istante in cui gli altri ti hanno guardato con ammirazione e tu sei andato a letto la sera sereno, con una pace dentro, dovuta all'aver portato a termine, bene, un lavoro.
Quel giorno forse un brivido lo sentirai, ma ancora una volta non sarà per il freddo.

sabato 24 ottobre 2020

JoJo Rabbit sui pedali (Lacrime e consapevolezza)

Un film, che film. L’ho rivisto con te, una settimana dopo averlo guardato la prima volta, e m'è parso più bello ancora.
JoJo Rabbit” parla di noi, di me, di te. Soprattutto di te, che per età ed eccesso di sfortuna puoi competere con il bimbo protagonista.
Mi sono commosso pure per questo, mentre si avvicinavano i titoli di coda e osservavi accigliato - come sei sempre, quando ti concentri - l’ultima scena.
È in quell'istante esatto che ti ho abbracciato, mentre stavi per appoggiarmi la testa sulla spalla, forse perché capivi che mi ero commosso, e tenendo gli occhi chiusi mi hai stretto forte, più forte ancora di quando ogni tanto vuoi fare la lotta.
“Non sarai mai solo. Ricordalo” m'è venuto da dirti, d'impeto, con la voce un po' strozzata, senza ragionarci sopra, sentendo che era vero a prescindere, perché sono quelle cose che dimorano non nel cervello, bensì nella pancia.
Chissà se quel momento rimarrà impresso in te, chissà se sarà uno di quelli che si cancellano dalla memoria oppure tra mille rimangono a galla, per insondabili motivi, per invisibili riccioli a cui li appendiamo, senza averne contezza.
Resta il fatto che il film merita proprio e la tua presenza me lo ha fatto apprezzare sotto una luce nuova, oltre che gustare un momento piacevole, una bella esperienza.

P.S. In questi mesi hai scoperto il gusto di andare in bicicletta, con gli amici, nei boschi, su e giù per le cunette. Per quanto possa suonare strano e benché tu non ne abbia piena consapevolezza, pedalando stai mettendo... un mattone, uno di quelli importanti, una pietra angolare della formazione di essere umano, della tua esistenza. Non è tanto il piacere delle due ruote, bensì quello della scoperta, della prima emancipazione, dell'autonomia. Stai diventando grande insomma. Sono certo lo farai pienamente, con l'augurio di non accantonare mai del tutto il tuo candore, la tua purezza.

sabato 25 aprile 2015

Attenti agli squali (ma nuotate)

Foto by Leonora
Sono una persona normale, a volte mi sveglio di buonumore, altre mattine ho come un peso sul cuore, una sensazione di inadeguatezza, in certi casi di insoddisfazione. Mi aggrappo a ciò che ho, per prima all'ostinazione della positività, alla consapevolezza che serenità chiede serenità, per cui meglio guardare al mezzo pieno del bicchiere.
Sono una persona normale, con molti difetti, tra cui una dose abbondante di egoismo, un'attenzione a non farsi troppo coinvolgere dalle emozioni, una ricerca di tranquillità più forte dei dubbi esistenziali. E quando proprio proprio certi accadimenti costringono a fermarmi, a pensare, cerco di riportare tutto nei binari del possibile, senza vaneggiare di poter cambiare il mondo, se non con i piccoli gesti.
Sono una persona normale, mi sta a cuore soprattutto la felicità dei più vicini, a cominciare da me stesso, dai miei figli. Ecco perché la sensazione più desolante è volerli proteggere dalle sconfitte, dalle delusioni, dai fallimenti, senza riuscirci.
Eppure è proprio non riuscendoci, non mettendoli eccessivamente al riparo, che li si fa crescere forti, robusti, per cui un giorno sì e l'altro pure combatto tra il desiderio di far loro da scudo e la volontà di spingerli dal trampolino, in un tira e molla interiore spesso logorante.
Prendiamo Giacomo. Grande e grosso più di me, si capisce che sta maturando dentro, anche perché il sorriso gli nasce meno spontaneo di un tempo, la vita lo sta plasmando e non è propriamente un massaggio benefico, assomigliando in qualche caso più a un rullo compressore che lo schiaccia, a un vento che lo scuote. La tentazione è di farlo tornare bambino, di poterlo stringere tra le braccia e insieme sollevarlo, da terra e anche dalle frustrazioni. Abbandono l'idea con rammarico, sapendo che il suo è un passaggio obbligato e per quanto possa essere attento, efficiente, presente, dovrà sempre più cavarsela da solo, perché soltanto così un giorno farà a meno di me, come io ho continuato nonostante l'assenza di mio padre.