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sabato 11 luglio 2020

Fa la cosa giusta (L'impronta della sposa)

Ho poco o nulla da insegnarti e niente da tramandare che non siano gli infiniti errori e debolezze e inciampi della vita.
Però oggi ti sposi ed è una giornata memorabile e hai l'età dei miei figli e - a te e a loro - vorrei scrivere ciò che raramente esce dalla bocca, per pudore, pavidità, ritrosia.
Cominciando da questo: dimentica le favole che Disney e Hollywood hanno ciclostilato in abbondanza, tinteggiando tutto di rosa, facendo sentire "sbagliato" chi da quel modello si discosta.
L'equazione algebrica "conosco qualcuno, mi innamoro, si innamora di me, ci sposiamo, ci ameremo così da innamorati tutta la vita" fa più danni della pandemia.
Siamo prima di tutto, prima di qualsiasi costruzione culturale, figli e figlie della razza umana, che da milioni di anni ha un unico obiettivo: la riproduzione, la sopravvivenza.
Abbiamo istinti, desideri, aspirazioni che si possono conciliare con la vita di coppia, ma anche no, e quest'ultima ipotesi è assai più probabile della prima.
Per questo "Finché morte non vi separi" è prescrizione vana.
A separarci badiamo assai di frequente e prima noi.
Senza briglie, senza buona volontà, senza reciproco rispetto, senza capacità di accettarsi, senza tentare e ottenere di riallacciare quotidianamente un dialogo, senza un dirsi le cose in faccia, sapersi perdonare (sapersi perdonare, sopra ogni cosa), le divisioni non risultano un'eventualità, bensì la certezza.
Lo dico allora senza giri di parole, piatto piatto, come l'abito più prezioso che abbia scovato nel guardaroba dell'esperienza: non ci si sposa perché ci si ama, ci si sposa perché si sceglie di amarsi ogni giorno, ogni sera, ogni notte, ogni mattina.
Il mio augurio allora è questo: possiate camminare insieme, prendendo anche sentieri diversi, senza però mai perdervi di vista e con l'ostinazione di serrare i ranghi quando sentirete la distanza eccessiva, andando uno incontro all'altra, qualsiasi cosa accada.

P.S. L'ho messa giù dura perché, come ho avvertito in principio, l'occasione era ghiotta e scrivere a te e ai miei figli mi pareva la stessa cosa.
Una parola però la meriti per te, per la persona che sei, Letizia, per la stima che provo, per le capacità e la perseveranza che hai, per quel candore e quell'esuberanza che sempre ti distinguono, abbinate a sensibilità, profondità, solerzia. Sei davvero una persona speciale e fortunato chi ti sposa, come del resto certo fortunata sei tu, se lo hai scelto, se hai deciso di farne il tuo compagno di vita.
Tra i molti episodi che potrei citare, scelgo quello in cui tu hai deciso di segnalare i sospetti che riguardavano una ragazza, sul dubbio che venisse maltrattata. Ricordo il giorno in cui ti sei dovuta presentare dai Carabinieri per raccontare ciò che sapevi. Ricordo l'apprensione, l'angoscia, ma pure la determinazione nel fare - a qualunque costo - la cosa giusta.
Lì una lezione me l'hai data tu. Una lezione che è come l'impronta di ciò che sei. Da oggi anche una sposa.

domenica 7 giugno 2020

Contro ogni buio (I ragazzi di Via Novelli)


Mi siete stati accanto, vi siete interessati a me, ispirandomi più di un sorriso, nei giorni della desolazione e anche dopo, quando è diventata alba di nuovo, perché "fu sera e fu mattina" sempre, senza sosta, e non c'è mai buio che vinca davvero.
"Come stai?" è stata la frase che mi avete rivolto più spesso, con la spontaneità e la freschezza dei vostri sedici, diciassette e diciott'anni, una generazione che ho imparato a stimare, standovi in mezzo, conoscendola, mettendoci occhi, braccia, cuore, naso.
Non sarò mai grato abbastanza a voi, a "Via Novelli", a Paolo, che ha dato scintilla e sostanza a un'esperienza di vita, assai prima che a una trasmissione televisiva di BgTv e un canale su YouTube e tutto il resto.
Scrivo e vi vedo innanzi a me, uno ad uno, le decine che hanno partecipato attivamente nei mesi dell'epidemia e le migliaia che negli anni recenti sono stati protagonisti di "Che classe", chi facendosi notare, chi restando legato, chi semplicemente passando, entrando in contatto.
Mi verrebbe da sottolineare che mi sono sentito e un poco mi sento padre di tutti, ma sarebbe retorico: un padre l'avete o l'avete avuto già, basta quello.
Io mi accontento di esservi stato compagno, un compagno adulto, è vero, uno di quelli che non c'entrano niente con la vostra età, che stanno scomposti e allampanati, che non riescono neppure a starci con le gambe sotto il banco e a volte appaiono imbarazzanti, per ciò che dicono e che pensano, ma neppure sono estranei del tutto.
Nominare ciascuno più che impossibile sarebbe noioso: un lunghissimo appello, uno sterminato elenco nella rubrica del telefono. Mi limito a chi da marzo a giugno ha fatto gruppo e con Letizia e Fiorella ha tenuto alta la bandiera, impegnandosi praticamente ogni giorno.
Cari Alessandra Sortino, Alessandro Cerami, Alessandro Tuzzolino, Alice Rado, Beatrice Ana Papuse, Camilla Boniforti, Camilla Foresti, Egle Salvoni, Emanuele Amighetti, Esther Salvi, Francesca Rota, Francesca Garofalo, Federica Cangelli, Gabriele Ambrosini, Gabriele Cereda, Gaia Pagano, Giulia Zanni, Giorgia Gualandris, Lorenzo Filoni, Matteo Fumagalli, Mattia Scarpellini, Martina Belfiore, Michele Carobbio, Nicole Bertuletti, Nicole Gentile, Rebecca Gagni, Sara Suardi, Simone Gentile, Simone Signorelli, Simone Vavassori, Tommaso Masserini, Vittoria Bani... sappiate che "con voi sono stato lieto dalla partenza, e molto vi sono grato, credetemi, per l'ottima compagnia".
Il dono più bello che potesse capitarmi è proprio questo: conoscervi e di conseguenza avere fiducia nel presente, nel futuro.

P.S. Ho dato nome ai ragazzi di questi mesi, gli ospiti invece li ricordo in gruppo, pur così vari e diversi l'uno dall'altra, uniti dall'aver accettato di dedicarci energie e tempo non per soldi (mai pagato un centesimo, nessuno), né per fama o per dovere, bensì poiché hanno compreso la meta, il significato, lo spirito. Con ciascuno di essi esiste o si è creato un legame speciale, oltre ad una riconoscenza che per me vale più dell'oro.