Visualizzazione post con etichetta indipendenza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta indipendenza. Mostra tutti i post

lunedì 5 ottobre 2020

Mi abbracci così (Le porte aperte)

Mi abbracci così, con il pudore che cade come un velo, stringendomi forte, naufrago alla deriva aggrappato d'impeto al primo legno.
Ogni giorno diventi più grande, oltre che alto, mentre bello lo sei sempre stato, anche se forse adesso in modo spiccato, con i lineamenti gentili del viso che prendono armonia con il resto del corpo.
Ti osservo da lontano quando non pensi di esser visto, noto le tue esuberanze di ragazzino sereno e pure quando gli occhi ti si adombrano e guardi in basso, perso in pensieri profondi e oscuri a noi quanto un pozzo.
Con te non sono l'adulto migliore del mondo, lo riconosco. A volte il mio egoismo fa premio sull'attenzione e sulla comprensione che meriteresti, piccole durezze che potrei risparmiarti, una schiena dritta che a volte è soltanto la scusa per non riuscire a testimoniare un amore tondo.
Per fortuna non sono solo, faccio parte di una famiglia che è diventata la tua e in cui ci si aiuta a vicenda, compensando mancanze e attutendo i tonfi che inevitabilmente accadono.
La tua età poi è straordinaria, sospeso in quella terra di mezzo tra l'indipendenza e il vincolo a chi ti dà sicurezza, oltre che un posto a tavola e il tetto.
Sono davvero orgoglioso di te e ne voglio lasciare traccia qui, per i tempi che verranno.
Sei per noi una benedizione, lo sei dal primo giorno, in questa avventura straordinaria che è il mondo quando si è disposti a lasciare le porte aperte e non chiuderle per comodità o paura di ciò che è ignoto.

P.S. Oggi al lavoro mi si spezza il cuore, poiché devo dare conto di un ragazzino che aveva un anno meno di te e che in un incidente è morto. Nessuno può comprendere il dolore di sua madre, che nell'auto gli era accanto, o del padre, cui la notizia è rimbalzata come un proiettile nel petto. Nessuno può provare ciò che provano, né attutirne il dolore, tanto meno io, che vorrei tu fossi qui, per abbracciarti come di solito fai tu, restando in silenzio, eppure dicendoci tutto.

lunedì 30 aprile 2012

Lo spazio vitale (Sta sù de doss)

Ho bisogno dei miei spazi altrimenti soffoco. Leggere un libro senza nessuno attorno. Camminare sulla spiaggia per tre ore senza rendere conto ad alcuno. Dormire, fino a mezzogiorno e poi alzarmi e tornare ancora a letto. Stare la sera dopo le dieci da solo sul divano. Fare un complimento senza pensare a un tornaconto, soltanto per il piacere di farlo. Dire cose mie segrete a gente che conosco pochissimo o da pochissimo. Mangiare la Nutella senza esser visto. Leggere il giornale mentre ceno. Guardare le gambe delle donne, mica sempre ma ogni tanto. Ascoltare musica con il volume a palla, sotto la doccia o mentre mi rado. Rimanere al buio e con le cuffie dell'iPod per non essere disturbato quando la Juventus perde (d'accordo, quest'anno non è mai capitato, però un paio di volte l'ho fatto lo stesso, restandoci male per un pareggio). Scrivere al computer nel più completo silenzio. Guardare alla tv telefilm violenti, tipo Board Walk Empire o i Soprano. Girare canale anche se c'è Zelig, quando mi annoio. Bere una Sprite ghiacciata o una Coca Cola o anche semplicemente dell'acqua naturale (Sprite e Coca Cola però sono meglio) in piena notte, quando la sera prima ho divorato una pizza e mi sveglio di soprassalto con un arsura che neanche nel deserto del Gobi la sentono. Camminare a zonzo per le località di villeggiatura, lasciando Isabella e i bambini in albergo o in appartamento o nel bungalow. E un'altra mezza dozzina di circostanze che ora dimentico o che ricordo ma sono troppo pavido per elencarle nel dettaglio.
Perché è vero che la felicità è autentica solo quando si condivide, come ho scritto ieri, ma pure un santo ha bisogno del proprio spazio vitale, figuriamoci io.
P.S. Mentre scrivevo questo post, pensavo che in dialetto milanese esiste una frase, un motto, un intercalare persino, proprio per trasmettere il bisogno di rimanere solo, ogni tanto, e più ancora di non restare invischiato da un eccesso di vicinanza: "Sta sù de dòss". Cinico ma talvolta necessario.

Foto by Leonora