Venti righe. Indro Montanelli sosteneva che in venti righe si può raccontare tutto. Bastano tre parole invece per spiegare le ragioni di questo blog: comunicare, in libertà. Per il resto, vale per me ciò che scrisse Jorge Luis Borges, "I miei limiti personali e la mia curiosità lasciano qui la loro testimonianza".
sabato 7 marzo 2026
E se... (Allargare il presente)
sabato 27 dicembre 2025
In tutta coscienza (Libertà e responsabilità)
martedì 3 ottobre 2023
Dubbio magistrale (Ciò che conta davvero)
domenica 7 maggio 2023
Figli (Vicini e lontani)
lunedì 16 gennaio 2023
Il disegno (Una matassa di fili senza bandolo)
lunedì 17 ottobre 2022
Vocal (Coach, di me stesso)
venerdì 26 novembre 2021
Le parole giuste (Contro la violenza e non solo)
venerdì 5 novembre 2021
La montagna incantata (Auguri Giovanni)
Dodici mesi fa i tuoi diciott'anni li hai festeggiati da recluso: tre settimane nella tua stanza, contagiato dal virus che ha condizionato questo scorcio di secolo, a sorpresa.
Tralascio la contabilità minuta dei regali e messaggi, passo lesto a ciò che più mi sta a cuore, oltre al ribadirti la felicità che porti ogni giorno nella nostra vita.
Il messaggio che ho per te, oggi, è in un'immagine.
Una montagna. Una vetta all'orizzonte, non importa quale, se spoglia, aguzza, brulla, irta, bianca di neve o avvolta nella nebbia.
Una montagna a cui tendere lo sguardo, che sia per te chiarezza di visione, aspirazione, desiderio di approdo, pur lontano che appaia o che sia.
Nessuno può esserti accanto sempre o caricarsi sulle spalle i tuoi fardelli e farti sorridere, darti fiato e gioia di vita, ma potrai farlo tu, se saprai individuare un obiettivo, una "montagna" appunto, compiendo ogni giorno un passo, piccolo o grande, purché orientandolo a una direzione, a una meta.
Il desiderio e l’ambizione buona non mettono infatti al riparo dalle delusioni occasionali, dalle paludi momentanee, dal buio che cala la sera, ma sono antidoti naturali alla frustrazione continua, alle amarezze profonde, al senso di vuoto o stagnazione opprimente che a volte punteggia l'esistenza.
Intendiamoci. La vita non è la montagna, né tanto meno la vetta. La vita è tutto ciò che sta sotto, attorno, lungo il cammino anche, spesso a distanze siderali dalla cima.
Proprio per questo - se posso darti un consiglio - scegline una alta, elevata.
Perché più sarà alta, più a lungo ti terrà impegnato il cammino, più ti si gonfierà il cuore, più ampio sarà il paesaggio, più varrà la pena ogni sacrificio, fatica, rinuncia.
P.S. Di montagna può essercene più d'una e non è mai troppo tardi per scegliersela, scoprirla, adottarla. Vale per te e i tuoi diciannove anni, come per chi di primavere ne ha sulle spalle una carriola.
A cominciare da me, che di montagne ne ho sempre avute, spesso inconsapevolmente, talvolta dimenticandole, altre ignorandole di proposito o rifiutando l'ipotesi di avvicinarmi, per timore, miseria, vigliaccheria. Anche quest'ultime, tuttavia, non le ho cancellate del tutto, restano lontane all'orizzonte, ma presenti, pronte ad accogliere il mio primo passo, quando che sia.
lunedì 11 ottobre 2021
Come un aquilone (Per sempre accanto)
sabato 7 agosto 2021
Sulle tue spalle (Viktor)
Quella più bella però l’hanno data a me i tuoi genitori, Milan e Dina, raccontandomi quanto e come ti hanno desiderato, cercato, voluto.
Vederti in foto, ieri, in braccio a tua madre, luminosa come il sole, dopo averti partorito, scorgere il lampo di tenerezza negli occhi di quel gigante di tuo padre, lo ammetto, mi ha commosso.
Ho pensato che davvero ha ragione Renzo Piano, l’architetto, quando dice: “Sono i giovani che salveranno la terra. I giovani sono i messaggi che mandiamo a un mondo che non vedremo mai. Non sono loro a salire sulle nostre spalle, siamo noi a salire sulle loro, per intravedere le cose che non potremo vivere”.
P.S. L’ho dichiarato all’inizio: voglio affidarti una lezione che con gli anni ho imparato, affinché il male, il dolore, la sconfitta - nei quali ogni essere umano prima o poi inciampa, sappilo - non siano mai ostacolo, bensì molla, leva, trampolino.
La dimostrazione viene dallo sport di queste settimane, con l’Italia del calcio che tre anni fa non aveva potuto partecipare ai Mondiali, ma da quella sconfitta ha messo seme e tratto forza per vincere i recenti Europei, e con la squadra di atletica, sempre italiana, che nelle Olimpiadi di cinque anni fa non aveva vinto neppure una medaglia, mentre in questi giorni, a Tokyo, di successi ha fatto il pieno, come mai nella propria storia, un vero e proprio record.
Un esempio per te ancora più fulgido viene proprio dai tuoi genitori, cresciuti sotto le bombe e in parte da profughi, conoscendo terrore, povertà, separazioni forzate, ma che da quella radice di dolore hanno tratto linfa per crescere robusti e costruirsi un futuro di benessere, soddisfazioni, di cui tu, oggi, sei il frutto più dolce, bello, unico.
sabato 31 luglio 2021
Il cielo d'Irlanda 2 (Il trapezista ostinato)
Venirti a trovare non è stata una mia idea, pigro come sono e riottoso a mettermi in moto, preferendo viaggiare con la mente, come spesso mi capita, tuttora, nonostante gli anni.
A insistere è stata piuttosto tua madre, con l'ostinazione e la tenacia che la distingue, premiata da quell'abbraccio nel ritrovarti che mi ha fatto sentire grande e al tempo stesso piccolo, rispetto al bene che lei ti vuole (e qui ci sarebbe da aprire una parentesi, che infatti apro, sul nodo che lega due creature che hanno condiviso uno stesso grembo, un sentimento che in natura, per intensità e frequenza di vibrazioni, non ha pari, schianta qualsiasi paragone con il resto).
Ho archiviato tutto ciò nel seminterrato dei ricordi, assaporandolo di tanto in tanto, consapevole che ogni giorno qualcosa si perde, ma alla fine, per decantazione, resterà il meglio, il nocciolo delle emozioni, cioè il piacere di averle provate.
Se ne scrivo qui è proprio per lasciare un segnaposto, un pro memoria per i giorni a venire, abbinato all'orgoglio di aver visto lì una parte dell'Italia migliore, i tuoi amici di Caserta e di Salerno e di Bari, che in quel paese dove per gran parte dei giorni piove e tira vento si guadagnano un poco più del pane e lo fanno senza fanfare né medaglie, impegnandosi, in silenzio.
P.S. Mi hanno insegnato che "chi si loda si imbroda" e che "ogni scarrafone è bell' 'a mamma soja", perciò non mi sfiora neppure il pensiero di caricarti sulle spalle elogi fuori luogo.
A differenza di chi parte per necessità tu lo hai fatto per scelta, con la rete del trapezista ben spiegata sotto. Non è un dettaglio trascurabile, accessorio.
Però misurare la distanza che ogni mattina alle sei e mezza fai in bicicletta per recarti al lavoro; immaginare il maltempo che quasi sempre c'è lì e quanto arrivi zuppo, prima ancora di cominciare il turno; notare i calli, le fiacche, le cicatrici sul palmo e sul dorso delle mani, mi hanno fatto sentire fiero di te, degno erede - più di me - di chi ti ha preceduto.
giovedì 1 luglio 2021
Non finiscono mai (Tranne questo)
venerdì 15 gennaio 2021
Il cielo d'Irlanda (Buon vento)
giovedì 17 dicembre 2020
Guardarsi, in prospettiva (La rivoluzione esaurita)
martedì 10 novembre 2020
Il giorno più bello (Sogno o son desto)
giovedì 29 ottobre 2020
Bravi dopo (Lo siamo tutti)
lunedì 26 ottobre 2020
Compresi noi (I bordi frastagliati delle cose)
venerdì 23 ottobre 2020
Tutto questo (Pure quest'anno)
- il dispiacere per mio figlio Giovanni, il suo diciottesimo da compiere tra poco e gli ultimi due anni di liceo - irripetibili - gettati nel fosso;
- l’impressione che per molti, per troppi, il contagio da virus equivalga ad una colpa, al non aver rispettato ogni precauzione, invece che un accidente, una sfortuna, qual è ogni malattia da che mondo è mondo;
- la certezza che il sistema sanitario italiano funzioni decentemente in condizioni normali, ma appena il livello di stress aumenta si trova ovunque confusione e torniamo in balia del caso;
- la sensazione che per quanto serio possa essere, il virus farà meno vittime dello scorso inverno, poiché qualche nozione in più l'abbiamo;
- il timore che tutto precipiti all'improvviso, con il lutto e il dolore che molti hanno già provato;
- il disagio per tutte le chiacchiere e le sentenze dei Soloni che ne sanno sempre una pagina più del libro, scordando che prima di dare consigli sulle competenze altrui dovrebbero dare buon esempio loro;
- la lentezza di alcuni - specialmente nel settore pubblico, ma non solo - nello sbrigare pratiche o svolgere un banale compito, in contrasto con la prodigiosa rapidità degli stessi a dire "Ciao ciao" all'ufficio e piazzarsi in smart-working sul divano, senza alcun controllo, al primo soffio di vento;
- la responsabilità e l'efficienza dei miei colleghi in tv quando lavorano da casa e fanno più e meglio di quando hanno me dietro il collo;
- la perfidia, mista a vigliacco godimento (lo scrivo ironicamente), con cui ieri l'altro ho appreso del coprifuoco serale, immaginando così di poter tornare a vedere tutti insieme un film in famiglia, come dopo il "liberi tutti" di aprile non abbiamo più fatto;
- la paura che il patto tra cittadini e autorità, tra individui e Stato, a forza di tirare la corda venga meno, specialmente per le generazioni più giovani, quelle meno ammalate dal virus e che più pagano dazio in conseguenza dei provvedimenti per contenerlo.
- La percezione che decidiamo poco o nulla e sia piuttosto il destino, il caso, a determinare se supereremo tutto entro breve oppure andrà gambe all’aria pure quest’autunno / inverno.
- Per oggi mi fermo qua. Se mi viene in mente altro aggiungerò un post scriptum, poco sotto.
















