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martedì 31 dicembre 2013

Serenità e fortuna

Mancano poche ore e segnerò sull'impugnatura della pistola un'altra tacca. La segnerei, cioè, se avessi una pistola e sapessi incidere una tacca, ma sono pacifista e recentemente ho anche smarrito una manualità d'artigiano che a sorpresa avevo dimostrato tra venticinque e i quaranta.
Via un anno, un altro, archiviato in fretta e furia, pronto a prendere di petto quello nuovo, che chissà perché mi inquieta. Non so cosa direbbe Freud (perché mai dovrebbe poi dire qualche cosa) a commento di questa propensione a provare più nostalgia per ciò che non c'è più rispetto al desiderio di avventura per quello che mi aspetta. Stasera mi aspetta un San Silvestro spartano per lo stomaco, ma di eccezionale suggestione visiva. Con un manipolo di parenti e amici coraggiosi salieremo a mezza costa su una montagna e a mezzanotte contempleremo il panorama, con il buio punteggiato di luci e botti in lontananza. L'anno scorso avevamo scelto il Baradello, l'anno prima il Pin Umbréla, quest'anno la Croce dell'Uomo, sopra Cernobbio, ma salendo dalla Svizzera.
Sarà là, tra un brindisi con il prosecco e un sorso di vin brulé fatto in caso, che vi penserò tutti, augurandovi per il nuovo anno serenità e fortuna.

sabato 20 aprile 2013

Democrazia potenziata (come cambia la politica)

Foto by Leonora
Spremuto come un limone per il lavoro e in affanno mentale su tutto il resto torno a questa sorta di diario personale di bordo per lasciare una traccia nel futuro, cercando di interpreare quanto sta oggi avvenendo nella politica italiana, con lo stallo del parlamento, l'incapacità di formare un governo e le difficoltà a eleggere un presidente della Repubblica (quest'ultimo è un fatto non epocale: già in passato capitò che si dovettero attendere decine di giorni affinché le intenzioni di voto si coagulassero attorno a un nome solo, ma allora era un impasse di personalismi, all'interno dei partiti, oggi ha un seme diverso).
La mia premessa è che "destra" e "sinistra" siano categorie superate e il confronto / scontro sia trasversale ad esse, tra "vecchio" e "nuovo". La destra reagisce meglio perché ora non ha un partito bensì un leader senza rivali di pari carisma e a cui tutti obbediscono come a un capo, mentre la sinistra esplode perché i contrasti sono evidenti già al pian terreno.
Ma ciò non basterebbe per spiegare la paralisi, il blocco di questi giorni.
Occorre comprendere che siamo anche al primo vero momento in cui la tecnologia e i nuovi strumenti di partecipazione incidono nella politica, interrompendo e sovvertendo un sistema (quello dei maître a pensée e dei giornali) che prima costituiva l'opinione pubblica e che i politici usavano come confronto per maturare strategie e prendere decisioni.
L'accordo Bersani - Berlusconi su Marini e ancor più la scelta di puntare su Prodi fallisce non perché non condivisa dai grandi elettori o dai mega giornali, bensì perché il Paese (la parte più tecnologica almeno) comincia un tam tam che impatta su ogni singolo grande elettore e parlamentare, sgretolando certezze, insinuando dubbi. Potremmo chiamarla "democrazia diffusa" o, meglio, "democrazia potenziata", cioè quella in cui la delega non è più totale ma può essere direttamente influenzata da ogni singolo elettore, facendo arrivare la propria voce al proprio rappresentante e anche all'avversario.
Una visione che meriterebbe di essere approfondita, magari partendo dal tentativo di risposta ad alcune domande (Quanto è rappresentativa del Paese la parte di esso che arriva a farsi sentire ai piani alti tramite Twitter e Facebook? A mio parere "molto" ma magari mi sbaglio. Quale destino per i grandi giornali e delle televisioni se perdono il monopolio dell'opinione pubblica? Qui invece sospendo il giudizio ma lunedì dovrò parlare ad alcuni studenti di filosofia dell'università Vita e Pensiero del San Raffaele e magari mi faccio aiutare da loro).
Per ora mi fermo qui, non scordando un'imprescindibile aspetto: sono già passate le otto e non ho ancora fatto colazione. Il futuro può attendere un poco.

giovedì 7 febbraio 2013

2013 (Il cruccio)

Foto by Leonora
Compleanni, anniversari, San Silvestro, capodanno, feste comandate e ferie rinviate, mattine, pomeriggi, giorni di sole, neve, pioggia, nuvole assortite, cene con gli amici, pranzi, partite di calcio, tutto il mese di gennaio, la fine di dicembre, l’inizio di febbraio… Ho saltato a piè pari tutto questo, ritrovandomi qui, quaranta giorni dopo l’ultimo post, troppo pigro per lasciare traccia e abbastanza egocentrico da considerarlo un cruccio.
Tutto scorre, passo anch’io, acqua agitata in un bicchiere mezzo vuoto, corridore tra milioni, consapevole che non esiste altro traguardo del baratro che prima o poi incontreremo e non risparmia nessuno, né chi ci seguirà né quanti ci hanno preceduto. Non c’è sgomento in me per tutto questo, accettazione piuttosto, forse perché nulla lascia immaginare che il prossimo giro di giostra sarà il mio e tale pensiero non smuove ancora le viscere, semmai e a malapena il cervello.
Mi spiace aver abdicato all’appuntamento fisso della parola, qui, perché so che molti sono coloro che ogni tanto passavano e vuoi sorridendo, vuoi arricciando il naso, trovavano uno spunto per tirare qualche somma e magari farsi venire un dubbio. Di dubbi sono al colmo anch’io, che non ho altre certezze oltre quelle familiari e dei molti amici e amiche che mi considerano tale, nonostante sia spesso più impalpabile di uno spettro.
Non mi piace il 2013. Ne detesto il numero. Nella mente inquadrata e zelante da ragioniere piccolo borghese che mi ritrovo è una cifra troppo dispari per prenderla in simpatia da subito. Lo associo a un quadro sbilenco di Picasso, alla confusione in una piazza di Città del Capo, ai rottami di un aereo… Non so perché. Mi sta sull’anima e non è all’anima che pensavo. Forse è per questo che ho aspettato oltre un mese qui, prima di inaugurarlo. Rompo l’indugio essendo un convinto assertore delle profezie che si auto avverano, nel timore irrazionale ma veritiero che più lo prendo di buzzo cattivo, più quest’anno si rivelerà antipatico davvero. Così, per esorcizzarlo, lo blandisco, tributandogli un moderno sacrificio: confessare una delle (poche) cose di cui in vita mia sono pentito e di cui profondamente mi vergogno: un anno, alle elezioni, ho votato Rutelli Francesco. Possano i miei figli perdonarmi per questo, di avere un padre che a volte non sa distinguere la polpa dal sottovuoto.