Nella Qabbalah, la tradizione mistica dell'ebraismo, credo sia collegata all'immagine simbolica della frantumazione dei vasi, ma sono vari i retaggi atavici che raccontano la molteplicità come sviluppo di un'iniziale unità.
Io così in alto non so andare, tuttavia è una teoria che mi affascina e risponde a sensazioni precise, specialmente quando mi trovo in sintonia con qualcuno.
Quando ero bimbo e dovevo andare a letto presto capitava di frequente non avessi sonno, così mi concentravo su un pensiero, un problema immaginifico oppure un tema che soltanto da adulto ho scoperto esser filosofico. Uno dei più ricorrenti riguardava la reincarnazione, con l'insormontabile scoglio razionale del numero di abitanti del mondo. "Se è in continuo aumento - mi dicevo - non è possibile che si tratti di anime che rinascono, altrimenti la cifra sarebbe una costante". Poi quel nodo l'ho sciolto, considerando che al pari delle gemme di un albero, anche gli umani potrebbero essere polloni che incessantemente raddoppiano, triplicano, centuplicano. Ed è per questo che a volte guardo intenso negli occhi chi ho di fronte, cercando di scovare nella luce delle pupille una scintilla che riveli il me che ero e avvertire un'affinità per lui o lei, nel profondo.
P.S. Nell'infanzia avevo una fantasia fervida, a cui davo spago nelle molte ore di vuoto, specialmente tra veglia e sonno. Oltre l'origine dell'anima avevo altre bizzarre elucubrazioni. Una, ad esempio, era progettare una divisa militare perfettamente dotata di tutto. Un'altra ancora riguardava l'arredamento del bagno di casa per trasformarlo in una navicella spaziale o in un sottomarino o comunque in uno spazio vitale che garantisse sopravvivenza a lungo, nell'evenienza di una catastrofe nucleare ad esempio. Ipotesi che allora prendevo molto sul serio, mentre visti ora, da qua, ispirano tenerezza e insieme la sensazione inesorabile dello scorrere del tempo.

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