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venerdì 20 agosto 2021

Da grande (Avere fiducia)

Ti ho mandato un messaggio, il racconto di un recente campione olimpico sul rapporto tra padri e figli, sulla fiducia che si instaura, che sprona.
Lo riporto qui sotto, perché è una storia bella ("Che bella storia", come hai commentato tu).
Aggiungendo però una nota a margine, convinto che per rendere quella lezione piena occorra omettere il finale lieto, l'ultima riga della favola.
Credere nei propri figli, "sostenere le loro speranze, consolare e abbracciare le loro paure, alimentare i loro sogni", non garantisce infatti di salire sulla vetta.
Né salire in vetta è frutto esclusivo di concessione di fiducia.
Il successo, la vittoria, hanno sempre due fronde, su cui ci si arrampica: il merito, l'impegno, il sacrificio, ma anche il caso, il destino, la fortuna.
E se il "destino" si compie e la "fortuna" si costruisce o si coglie, come spiegava Machiavelli, sul "caso" non abbiamo potere: accade, appunto. Succede. A prescindere da ciò che si voglia.
Te lo dico, figlio mio, affinché tu sia esigente, ma mai troppo severo con te stesso e ancora più con chi non ce la fa, arranca, affonda.
Dare fiducia non è un regalo che facciamo agli altri, bensì a noi stessi: un modo per affrontare con ottimismo, con positività, la vita. Sapendo che non tutto ci appartiene, non a tutto si comanda.


P.S. Queste sono le parole toccanti di Luigi Busà, medaglia d'oro nel karate alle recenti Olimpiadi di Tokyo.

“Il mio oro olimpico è molto più di una medaglia.
Quando ho gridato papà, mamma, ce L’ho fatta, era l’urlo di questo bambino in foto.
Sovrappeso, fragile, che non si sentiva adatto.
Oggi finalmente posso raccontare la mia storia, la storia di un padre che ha creduto in un figlio quando nessuno ci credeva, un padre che mi ha insegnato a combattere e non mollare anche quando le cose non erano facili.
Questa foto ha dell’incredibile, attraverso la mia medaglia d’oro voglio che arrivi un messaggio importante: “Ognuno di noi è unico ed importante in questa vita, ognuno di noi ha qualcosa di speciale..
e ognuno di noi ha dei sogni che lo fanno sentire vivo.. e che vanno, per questo, coltivati sempre... nonostante le paure e nonostante le delusioni...".
Allora provate a non temere la paura, a non sentirvi sbagliati, inadatti... Ho avuto  paura, non solo da ragazzino ma anche nel periodo che ha preceduto le Olimpiadi e vi dirò.. anche su quel tatami...
poi però, ho provato a parlarci, con la paura, a farla mia alleata.. mia complice.. ed è così che è successo ciò che tutti sapete bene...
Il mio segreto è la mia famiglia.
Allora mi rivolgo a voi, padri e madri.. credete sempre nei vostri figli, sostenete le loro speranze, consolate e abbracciate le loro paure, alimentate i loro sogni..
Perché, vedete, prima o poi i sogni si avverano..  e quando accade non c’è niente di più bello!!
P.S.Ancora non ci credo CAMPIONE OLIMPICO, te l'avevo promesso nella foto nella prima foto papà, la foto accanto è STORIA”

sabato 15 febbraio 2014

Il filo (positivo) di Arianna

Foto by Leonora
A fronte di tanto, troppo pessimismo che si avverte in questi giorni di politica convulsa (con un tasso di ipocrisia e retorica imbarazzante da parte dei vecchi politici, delle gran parte dei commentatori e anche di molte persone comuni, scontente comunque di tutto e di tutti) mi ostino a pensare che ce la faremo, che questo non è il capolinea, che c'è un Italia migliore di come viene dipinta e di come sembra.
È l'Italia che sorprende, quella dello short track o dello slittino, gente che non si vede e non si sente per mesi e medi e poi si nota, si distingue, si impone come eccellenza mondiale e dimostra quanto valga il talento, il sacrificio, la fatica. È l'Italia di Arianna Fontana, bronzo pure oggi alle Olimpiadi di Sochi, che guadagna fama e copertina, con un sorriso furbo e l'espressione sfrontata. Mentre la guardavo scivolare in tondo come una trottola, rapidissima, sul ghiaccio, pensavo a tutte le mattine in cui si sarà alzata all'alba, a quante privazioni avrà affrontato, quanti dettagli curati, che meticolosità con i suoi allenatori per affinare la tecnica, quanta passione messa, il dolore per superare gli acciacchi, l'attenzione al cibo, al bere, le rinunce... Lei è la punta, ce l'ha fatta, ma identica è l'impresa per le decine di italiani che sono lì, che fanno sport in un Paese in cui lo sport spesso è chiacchiera, senza lamentarsi delle poche strutture, più forti di ogni ostacolo e avversità. Non meritano forse loro una medaglia? E se sì, se la meritano, se dimostrano che il risultato si può raggiungere e bando a qualsiasi scusa, che diritto ho io di lamentarmi, di alzare il sopracciglio ed eccepire, di brontolare soltanto e criticare chi si dà da fare, chi almeno ci prova?
Non voglio farlo, non mi voglio accodare ai profeti di continua sventura, voglio insegnare ai miei figli ciò che ho imparato da mio padre, che il lavoro, la fatica, il sudore alla fine paga, sempre. Anche qui, in Italia.
P.S. Per la cronaca, sia Arianna Fontanna sia mio padre sono nati in Valtellina, di più, sono di Berbenno di Valtellina, ma credo che valga per qualsiasi borgo della penisola.