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sabato 28 giugno 2014

Allenatori di uomini (Ciccio, Nello e Osvaldo)

Foto by Leonora
Insegnanti, maestri, amici, parenti, catechisti, istruttori... Non si educa mai da soli, pur se la responsabilità è la nostra, genitori di figli che accompagniamo ma non ci appartengono.
Quest'estate, ad esempio, Giacomo e Giovanni hanno preso concedo da allenatori di calcio che nei mesi precedenti li hanno formati, sul campo e nel carattere.
Antonello (Ghielmetti), Osvaldo (Braga), Ciccio (Signorello): li volevo ringraziare pubblicamente, perché hanno dato moltissimo ai miei ragazzi, arrivando là dove non potevo arrivare io e formando a tutto tondo, pur essendo diversi tra loro.
Ciccio ad esempio non lo scopro adesso. Negli ultimi due anni ha preso per mano Giovanni, ma in passato era stato mentore di Giacomo, con cui ha conservato uno splendido rapporto. Persona di cuore straordinario e dalla gestualità teatrale, mi è sempre piaciuto perché non è perfetto, incarnando in questo il ruolo paterno, che educa sia con l'esempio positivo, sia con quello negativo. Come quando si incavola, ad esempio, e smoccola. Oppure quando è duro. Non vizia i ragazzini, li abitua a stare al mondo.
Di identica tempra, anche se differente nell'atteggiamento, è Antonello, che con il Parè '97 ha condotto Giacomo. Il verbo non l'ho scelto a caso, trattandosi di un vero condottiero, un marine prestato all'atletismo, un sergente di ferro che però sa trovare energia con la meditazione, alla maniera di un monaco buddista. A metà dell'anno scorso si affiancò a una squadra allo sbando, mio figlio compreso, e seppe darle un'identità passando per il sudore, la fatica, il sacrificio. Prendete un adolescente e fatelo correre carponi nel fango: se non vi manda al diavolo lo avete conquistato. E Nello, per non farsi mandare al diavolo, nel fango o nella polvere, in discesa come in salita, al gelo o nel buio di un bosco, era sempre il primo, a dare l'esempio, con i suoi sessant'anni portati da dio.
Ugualmente tenace, anche se meno istrionico, Osvaldo, "master and commander" del Parè '96, come istruttore di calcio il mio preferito: con lui Giacomo non ha mai sbagliato una partita, sapendolo sia motivare che ritagliargli il ruolo perfetto. Uomo dalle parole misurate, Osvaldo è un leader naturale, oltre che un uomo serio, abituato a dirti le cose in faccia, guardandoti negli occhi. Dei tre è quello che mi spiace più dover salutare, perché come allenatore lo stimo davvero, anche se non do torto a Giacomo che avendo diciasette anni vuole mettersi alla prova, cambiando squadra e facendo un passetto in più, lui che di solito è abitudinario. Tutti e tre, ad ogni modo, avranno sempre la mia riconoscenza, oltre che stima ed affetto. Se Giacomo e Giovanni e tutti i loro compagni diventeranno uomini o comunque un po' migliori di ciò che erano lo dovranno anche a loro.
P.S. Non voglio dimenticare neppure Luca Sassaroli, che ha affiancato Ciccio, e Francesco Nigro, allenatore del Parè '97 con Nello. Senza fare grandi discorsi, sono stati preziosissimi e non saranno dimenticati.

giovedì 17 maggio 2012

E' da questi particolari che si giudica un giocatore

Foto by Leonora
Come il Manchester City. La partita di ieri del Parè (spareggio "giovanissimi '97" contro il Turate per decretare il vincitore del girone provinciale) è stata quanto di peggio le coronarie possano sopportare. Provo a fare il riassunto di quanto è avvenuto, con una premessa: durante il campionato ha meritato più il Parè ed è stato raggiunto dal Turate, ieri invece per gioco, occasioni, condotta in campo avrebbe meritato di vincere il Turate e la partita se l'è portata a casa il Parè. Che a un minuto dalla fine della partita era rimasto in nove contro undici e perdeva uno a zero, con gli avversari che in più avevano anche sbagliato un rigore e preso due traverse. Una sconfitta annunciata ribaltata prima con il gol dell'uno a uno su punizione e poi incredibilmente vinta per tre a uno, con altre due reti magistrali segnate dal centravanti e una difesa eroica dei superstiti rimasti nei due tempi supplementari. Un risultato incredibile, a dimostrazione che nel calcio, nello sport e pure nella vita direi, non esiste giustizia, ma soltanto bravura e fortuna. E che, come diceva Vujadin Boskov, i bravi ragazzi vanno bene per far sposare le figlie, non sul campo da pallone.
P.S. Sono contento per Giacomo, che nel primo tempo ha vagato per il prato a caccia di farfalle ma nel secondo e nei supplementari ha corso e sputato l'anima. Sono contento per i suoi compagni, nella speranza che abbiano imparato della vita una lezione: mai arrendersi, mai mollare. Sono contento per gli allenatori e per la Parediense, che è fatta di brave persone, generose nel dedicare ai ragazzi tempo e risorse. Mi spiace per i ragazzi del Turate, che ieri ce l'hanno messa tutta ed erano già in paradiso prima di vedere tutto crollare. Mi spiace soprattutto per i genitori dei due ragazzi che, senza giustificazione, con atteggiamenti maleducati, si sono fatti espellere: oltre a tradire i compagni, credo abbiano fatto dispiacere a chi vuole loro bene. O forse è colpa nostra, di noi adulti intendo, che diamo al gioco troppa importanza. In ogni caso, una barriera, una linea di demarcazione tra il giusto e lo sbagliato la dobbiamo segnare. Confido che si siano resi conto da sé e che la prossima volta ci penseranno due volte, evitando di dare in escandescenze e non ripetendo l'errore.