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sabato 23 agosto 2025

Lo sguardo positivo (Fratelli e sorelle)

"La fai facile tu". "Non essere ingenuo". "Per te va sempre tutto bene".
Me lo sento ripetere spesso e no, non va sempre tutto bene.
Però è vero che mi infastidisce sentire certe frasi, espresse con pregiudizio e pressapochismo: "I giovani d'oggi...", "Ai miei tempi", "È sempre peggio".
No. Anche in questo caso.
Mi ribello al giudizio del "sempre peggio", lo considero un errore di valutazione, un difetto di prospettiva, non comprendere che è una ruota che gira.
So che qualcuno scuoterà la testa e non nego lacune, difetti, storture, contraddizioni nella generazione che si affaccia sul mondo, ma nel complesso né più né meno dei ragazzi e delle ragazze d'ogni epoca.
Un'ostinazione, la mia, per la quale tengo la barra dritta, pure controcorrente, sapendo benissimo che in una società sempre più anziana, qual è la nostra, i giovani sono minoranza.
Se lo faccio è perché credo profondamente in loro, nelle qualità che possiedono: basta saperli osservare con benevolenza, che di occhi così c’è un gran bisogno.
"Io mi sono educato negli anni a guardare il mondo con sguardo positivo" ha dichiarato in un'intervista uno dei miei punti di riferimento ideali, Luigino Bruni. A quella positività cerco di educarmi ogni giorno anch'io.

P.S. Sui giovani sono di parte, lo ammetto, avendone quattro che mi fanno da pilastro e, circondandosi a loro volta di amici, moltiplicano le occasione che ho di confronto, apprendimento, crescita. Grazie ad essi imparo anche il valore della differenza, della peculiarità di ogni essere umano, che pur essendo partorito dagli stessi lombi e cresciuto grossomodo in un'identica maniera, sviluppa un'originalità ch'è come impronta digitale: unica. Chi ha la fortuna di avere fratelli o sorelle sperimenta sulla propria pelle questa distinzione, sottile e insieme profonda, di peso. 

domenica 15 maggio 2022

Più o meno (Ciò che vale, davvero)

Alla gratuità si risponde con il dono, non con il prezzo.
(Luigino Bruni)

Un seme. Una visione.
Un pensiero da custodire con cautela, come guscio d’uovo.
In poche righe la direzione, l’auspicio, un traguardo: costruiamo un mondo in cui il denaro non sia misura di tutte le cose.
Arduo, ma bello.
Complesso, però affascinante, profetico.
Più gratuità, meno compenso.
Più eccedenza, meno speculazione.
Più valore, meno conto.
Più dono, meno prezzo.

P.S. Ha ragione il professor Barbero quando dice: “Non è vero che non c’è stata lotta di classe. C’è stata e hanno vinto i ricchi”.
Occorrerebbe aggiungere una postilla: hanno vinto, poiché abbiamo permesso loro di scegliere il gioco, le regole, il campo.
Quello della ricchezza appunto, dei soldi, del continuo ammassare, del capitale finanziario.
Facciamo un passo indietro: rifiutiamo l’idea che i soldi siano un fine, smettiamo di considerarli l’unica risorsa, la forza che piega e a cui piegare tutto.
Sapendo che pure su questo tema, per praticità, esiste un più o meno.
Più lavoro, meno profitto.
Più investimento, meno rendita.
Più redistribuzione, meno accumulo.