Visualizzazione post con etichetta Terry De Nicolò. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Terry De Nicolò. Mostra tutti i post

mercoledì 21 settembre 2011

Il valore dell'aria

Paola ha scritto al post precedente un commento bellissimo, di cui qui riporto il finale: "La crisi? E' una piega sulla fronte, un pensiero che attraversa la mente mentre vedi che un paese così bello come il nostro si arena in un pantano di fatti pesanti, di stupide (offensive) parole intercettate e in un modo di pensare, di vedere la vita, le donne, la famiglia, il futuro che non mi rappresenta (non ci rappresenta). La crisi è questo pensiero che continua, ancora, ancora e ancora a non avere voce."
Scrivo "crisi" e penso immediatamente, riflesso condizionato, a una questione di soldi.
Vorrei per un istante che sparissero ma non dalla banca (dove purtroppo se ne vanno davvero, cicala ingorda che dilapida anni e anni di formichina) bensì dalla testa.
Vorrei che nell'agenda degli interessi tornassero in testa quei valori immateriali che sono come l'aria che respiriamo: necessaria, indispensabile alla vita eppure data per scontata, tanto da neanche accorgerci che esiste.
Ne parlavo poche ore fa con una persona che non voglio nominare e che nel corso degli anni ha avuto una bella vita: auto, moto, barche. La cassa però s'è prosciugata e oggi l'ho sentito dire: "Al mattino esco senza soldi, così non li spendo, eppure sono felice lo stesso, godo più le cose semplici".
Per farlo, ha dovuto toccare il fondo, finire in ginocchio e persino subire umiliazioni.
Faccio un passo indietro, all'intervista di Terry De Nicolò e alle pecore che vivono a duemila euro al mese. Io le pecore e i leoni non li giudico dai soldi, ma dalla capacità di essere sereni, dalla saggezza nell'affrontare le cose, dalla stima che raccolgono tra chi li conosce bene, dal ricordo buono che lasciano.
Finiamola di mettere al primo posto i soldi, torniamo ad imparare come riuscire ad essere soddisfatti, felici, scoprendo particolari ora spesso lasciati nello sgabuzzino (gli affetti, le relazioni, la curiosità di imparare, il far funzionare il cervello, il culto della memoria, il gusto del bello, il sapore delle pietanze genuine...) e assaporandoli esattamente come quando dopo esser rimasti a lungo senza fiato sentiamo l'aria scendere nei polmoni.

Foto by Leonora

domenica 18 settembre 2011

La perla sotto il tappeto (ci deve essere, basta trovarla

Lo ammetto, non ce l'ho fatta. Mi hanno massacrato i cabasisi, picchiato ai fianchi per due giorni, chiuso all'angolo e pestato come Alì contro Foreman a Kinshasa. Alla fine io, a differenza di Alì, sono andato al tappeto. Sotto il tappeto, in quel luogo dove generalmente si getta la polvere che Terry De Nicolò (ebbene sì, è della sua intervista che parlo) ha tirato fuori spacciandocela per oro che luccica.
Abituato ai miei cent'anni da pecora, non è che mi sia stupito sentendomi dire come si diventa leone. Lo so benissimo e se non lo dico chiaro e netto è perché mi pare perfettamente inutile, lo sanno tutti, esattamente come tutti sanno come si espletano i bisogni intestinali ma non è che poi ci rilascio un'intervista o ci scrivo un libro o scateno migliaia di commenti, tra cui il mio, non raro esempio di predicare bene e razzolare male.
Chiedo ammenda per la mia debolezza, dunque, tramite questa umilissima confessione. A differenza di molti peccati commessi in vita mia, di questo tuttavia mi pento, amaramente, tanto che al minuto tre e ventidue secondi ho interrotto il filmato e sono tornato qui, cosparso di cenere. Con un traguardo, un obiettivo da raggiungere e per cui mi occorre un aiuto dall'alto, essendo impresa improba per qualsiasi essere umano scovare e leggersi tutte le intercettazioni, al solo scopo d'ottenere risposta a una domanda semplice semplice: "Ma in questo spaccato di mondo scintillante e putrido insieme, c'è uno straccio di telefonata, un dialogo, anche solo un sms in cui qualcuno, qualcuna dica qualcosa di serio, di dignitoso, di non sconveniente?".
Che ne so, una vent'enne che quando le propongono la casa del grande fratello dopo le lenzuola del piccolo nonno dica: "Ma mi faccia il piacere!". Oppure un politico, un funzionario pubblico, un professinista, un imprenditore che invitato in modo allusivo ai party delle mille tette risponda: "Brutti zozzoni, vergognatevi!".
Non scherziamo, ce ne dev'essere almeno una, fra tutte le intercettazioni.
Per chi la trova, metto una taglia, con premio. Una pizza assieme. Pizza e birra e basta, perché mica sono un leone, bensì una bella (bella?) pecora anche un po' incazzata, con i miei bei duemila euro al mese e la barba quasi bianca.
Foto by Leonora