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venerdì 28 ottobre 2022

Il posto più sicuro (Ora e qui)

"La memoria è vita"
Saul Bellow

Seguo passo passo impronte delle persone a cui tengo e mi trovo a tastare con le dita il loro calco, nel punto esatto in cui s'intrecciano.
È capitato anche oggi, in occasione di un anniversario identico, pur se traslato nel tempo, tra due amiche che non si conoscono e che hanno perso il padre a quindici anni di distanza, lo stesso giorno.
Riporto qui le loro stesse parole, poiché non saprei descrivere meglio il sentimento che provano e ch'è comune a molti, a tutti coloro che hanno sperimentato la vicinanza della morte e l'eco di un dolore affine, gemello ad ogni essere umano.

Un anno senza più vedere il tuo viso, senza più sentire la tua voce, senza che il telefono suoni cento volte al giorno e dall'altra parte senta "Anto...".
Un anno lungo e faticoso, un anno vuoto, nonostante pieno di mille impegni e cose da sbrigare.
Un anno in cui non c'è stato un solo giorno in cui non ti abbia pensato, non Vi abbia pensato.
La sera soprattutto, nel mio letto, dove le lacrime possono scendere liberamente senza che nessuno mi veda.
Mi sento sola anche se sola non sono, piccola anche se piccola non lo sono più.
Vado avanti sì... Per forza... Perché devo farlo e perché il tempo scorre inesorabile e non posso fermarlo anche se lo vorrei tanto.
Ma è tutto diverso, tutto più difficile, tutto più vuoto... Anche i miei sorrisi non sono più gli stessi.
Ho perso il mio ruolo di figlia e non posso più chiamare né mamma né papà.
Invidio chi lo può ancora fare.
Vi porto sempre con me, nel mio cuore, che è il posto più sicuro in cui lasciarvi e da cui non Ve ne andrete mai.

Oggi sono sedici anni che mio papà è mancato.
La sera prima che morisse l’ho visto piangere... Per la prima volta nella mia vita. Ma le sue non erano lacrime di paura per quello che sapeva succedere di lì a poco.
In quelle lacrime c’era il suo tornare “umano”, perché un figlio vede sempre nel proprio padre un supereroe.
Ho trascorso l'ultima notte accanto a lui e le sue ultime ore a carezzargli il viso, cercando di liberarlo dal “peso” di dover essere il nostro supereroe fino alla fine.
Era giusto che potesse sentirsi umano... figlio... bambino... come forse per la vita che aveva vissuto non aveva potuto concedersi di fare fino a quella sera... Non potrò mai dimenticare la lezione che mi ha dato con quelle lacrime.
Non sono triste, perché lui è qui. E qui continua a vivere.

P.S. La morte dispiace sempre e ciascuno l'affronta a modo proprio, senza risposta al perché d'un tale dolore, che resta un mistero. Unica consolazione, pallida e vivida al tempo stesso, è la possibilità che concede la memoria, di tenere chi è caro con sé, nel modo più intimo: un dono inestimabile, che però paghiamo caro, finché la ferita diventa cicatrice e il dolce si mangia l'amaro.

martedì 11 ottobre 2011

Il primo passo (e poi un altro e un altro e un altro...)

Non credo ai disegni misteriosi del destino, ma il destino non ha bisogno che noi crediamo ai suoi disegni misteriosi per renderli presenti, vivi.
E ho imparato che il caso spesso ci fa incontrare persone che restano per sempre nella nostra vita o che ci accompagnano semplicemente per un tratto di strada, tenendoci per mano o anche solo camminando al nostro fianco.
Tra le molte benedizioni che la vita mi ha concesso, c'è quella di aver sempre incontrato persone che mi hanno voluto bene, nei fatti e non limitandosi alle parole.
Molte di loro le ritrovo spesso, altre solo di tanto in tanto, ma in entrambi i casi non occorre che un istante per ricreare quella sintonia che aveva reso e rende tuttora il legame speciale, a suo modo unico. So che ci sono ed è moltissimo. Spero che loro pensino così di me, consapevoli che possono contarci anche quando sembro lontano.
Quasi sempre mi sento in colpa proprio per questo, per non avere una vicinanza palese, costante, continua, che eviti loro di doversi fidare pur se ho ridotto le tracce a impronte di dinosauro. Eppure in mille circostanze, tutti i giorni direi, mi vengono in mente, penso loro e mi riprometto che proprio perché non le sento o non le vedo da parecchio tornerò a mandare un segnale, farò una sorpresa, facendomi vivo, spuntanto pur nudo di tutte le mie colpe, le mie mancanze, senza stare a spiegare troppo, preferendo esserci di nuovo e riallacciare il filo che sembra interrotto.
Discorsi in generale, che hanno però volti precisi a cui penso. Sono quelli di Marco e di Sonia, della mia ex collega Chiara, di Caterina, di Mauro. Di molti altri. E penso a chi invece, di recente, ho incontrato di nuovo, scoprendo che il senso di colpa era medesimo, reciproco, e che rivedersi pur se per pochi minuti, per un caffé al bar o per due chiacchiere in mezzo alla strada, portava in sé il seme dell'amico ritrovato. Mi è capitato con Marianna, ad esempio, ma anche con David, che merita una citazione particolare, perché resta per me stella polare, un esempio, un modello di riferimento, mostrandomi quasi sempre cosa significhi essere amico: fare il primo passo, avvicinarsi sempre, di nuovo, cercarsi senza spuntare il conto dei "spetta a lui", "ora basta, sono sempre io a cercarlo". In questo assomiglia molto a Isabella, un'altra persona da cui imparo molto.

Foto by Leonora