Delle vicende comasche parlo poco, de La Provincia ancora meno, avendo contezza dei miei limiti e rispetto per chi ci lavora, oltre che consapevolezza di come sia facile giudicare da fuori, senza camminare nei mocassini di chi vi è dentro. Faccio eccezione oggi perché giorni fa è arrivato un nuovo direttore, Lorenzo Mottola. Non avendo alcun interesse a blandirlo, posso dire che vedo nella fattura del giornale un piglio diverso, un maggiore entusiasmo, accompagnato da alcune scelte che, da lettore, mi convincono. La prima, più rilevante, è aver affidato la pagina delle lettere a Stefano Ferrari, un collega che stimo. Per almeno quattro motivi, anzi, tre più uno: è una persona buona, un narratore affascinante e un professionista capace, un vero artigiano della qualità, che invece di fare divani ha gusto per la scrittura e la confezione meticolosa dei giornali. Il più è dovuto invece all’ironia, essendo capace di farmi ridere come quasi nessun altro.
A lui, al nuovo direttore, ai molti colleghi di valore che vi lavorano, non posso che augurare il meglio. Chi vuole bene a una città, a un territorio, sa quanto le testate locali siano importanti e quale antidoto rappresentino. Dall’avamposto nel quale ho la fortuna di lavorare posso dire che per l’editoria il peggio è alle spalle, mentre il futuro è tutto da scrivere. Ma è un mestiere che conosciamo.
P.S. Essendo nel pieno delle mie funzioni e potendo dare tuttora cattivo esempio, eviterò di elargire buoni consigli su come rispondere alle lettere. A Brescia sono ormai tre anni che lo faccio ed è un esercizio quotidiano a cui rinuncerei per nulla al mondo. La ragione è semplice: crea relazione, uno scambio, ciò che rende l’esistere pienamente umano.
